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Cronache
M5S, ex candidato grillino arrestato per associazione mafiosa

Un altro grillino è caduto nella rete. Questa volta della polizia. Qualche giorno fa, nel corso dell'operazione "Eracle" che ha portato alla luce le manovre dei clan sulla "movida" estiva di Reggio Calabria, le forze dell'ordine hanno arrestato, fra gli altri, Michele Panetta, un bel ragazzo biondo dalla faccia d'angelo, ex candidato al Consiglio Comunale di Reggio Calabria per il Movimento Cinque Stelle nel 2014. Fra i reati ascritti al Panetta, associazione mafiosa, lesioni personali, porto illegale di pistola
Come scrive Alessia Candito sul Corriere della Calabria, Panetta sarebbe "uno dei più fidati luogotenenti di Domenico Nucera, il 'capo' della squadra di buttafuori che per conto del clan Condello vigilavano sulla movida estiva". Come continua la giornalista, in toni inquietanti: "Forse anche per questo autorizzato a far girare droga nelle notti reggine e ligio al dovere quando c’è stato da “vendicare” l’affronto a uno dei gestori del Niù con un’aggressione terminata con una gambizzazione". Accuse che, per l'ex candidato comunale del m5s, hanno portato prima al fermo e poi all'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip. 
Panetta risultava essere "personaggio conosciuto a Reggio Calabria", legatissimo a Domenico Nuocera, quest'ultimo destinato dal clan Condello alla "gestione dei locali pubblici" ma non esattamente come amministratore. Secondo gli inquirenti, Panetta era il luogotenente fidatissimo di Nuocera, “capo” della squadra di buttafuori che, come ci rivela sempre il Corriere della Calabria, "per conto del clan Condello vigilavano sulla movida estiva, forse anche per questo autorizzato a far girare droga nelle notti reggine" e ligio al dovere quando si trattò di “vendicare” l’affronto a uno dei gestori del Niù, a Gallico". Una spedizione punitiva costata a un gruppo di ragazzi un violento pestaggio e ad uno di loro una gambizzazione. In quell’occasione – raccontano le telecamere – fu Panetta a occuparsi di intimidire una testimone, intimandole il silenzio.
Un ritratto, questo di Panetta, che stride con la sua immagine di candidato grillino, tutto "onestà" e "aria pulita", come recitano i poster esposti davanti al gazebo dove lo si vede solerte attivista pentastellato, o nel volantino elettorale che lo ritrae con gli altri candidati al Consiglio Comunale, sorridenti sotto la scritta "sicurezza e legalità".
La sua bacheca facebook che condivide con la moglie Rosy è quella classica grillina: video del Movimento Cinque Stelle, post di Luigi di Maio, di Beppe Grillo, condivisioni del senatore calabrese Nicola Morra, e le solite infografiche che mostrano Renzi e Verdini, e la solita sequela di  insulti e di "ladri" a corredarla. Ogni tanto Panetta si lasciava andare a esternazioni shock, quali l'invito a scendere in piazza, "bruciare i palazzi del potere", "creare il panico" e "mettere a soqquadro le città", o la minaccia di andare alle urne elettorali con il kalashnikov anziché con la matita. 
Ma a parte queste dichiarazioni eclatanti "da tastiera", non dissimili dalle tante che si trovano su gran parte delle bacheche dei simpatizzanti m5s, alla luce delle accuse e degli atti degli inquirenti, ci si chiede come sia stato possibile che il m5s abbia potuto candidare Panetta, che è molto conosciuto a Reggio Calabria per l'amicizia con Nuocera, e che lavorava regolarmente come buttafuori nella squadra del clan Condello, "un ruolo – ha spiegato oggi l’indagine Eracle -  di raccordo e di coordinamento", come riporta il Corriere della Calabria, "un “secondo lavoro” – rivela una cristallina conversazione con la moglie finita agli atti del procedimento-  che secondo i magistrati gli avrebbe permesso anche di far circolare droga senza troppa difficoltà, ma con generosi guadagni".  
Da quanto emerge dagli atti, inoltre il Panetta "svolgeva compiti operativi ed esecutivi, coordinando e partecipando alle attività dei “buttafuori”, attuando ritorsioni violente contro coloro che mettevano in dubbio la forza e l’attuale operatività del sodalizio, costringendo al silenzio le persone informate sui fatti, cedendo sostanza stupefacente per conto della cosca e ponendosi stabilmente a disposizione di Nucera Domenico".   Il tutto con condotta permanente fino al 2016, ovvero presumibilmente anche nel periodo in cui si candidava per il Movimento Cinque Stelle.
Malgrado la sconfitta elettorale, Panetta - come dimostra la sua bacheca facebook - era rimasto un grillino sfegatato, follower di Alessandro Di Battista e di Luigi Di Maio, e grande sostenitore di "Beppe".
A Reggio Calabria, fra gli attivisti c'è sgomento e si cerca di minimizzare e sminuire, mentre senatori e deputati calabresi pentastellati si trincerano dietro il silenzio. Lo stesso Di Battista scese a Reggio Calabria per presentare la lista dei candidati in Consiglio, nel 2014.
La vicenda di Michele Panetta ci riporta alla memoria quella di Quarto, che i grillini hanno cercato di seppellire, e dell'ex consigliere pentastellato De Robbio indagato per aver ricattato il sindaco Rosa Capuozzo, poi espulsa dal m5s (peraltro, stupisce che il Fatto Quotidiano, citando l'operazione "Eracle" e, fra gli arrestati, il nome di Panetta, non citi la candidatura di quest'ultimo nel m5s). 
Un altro caso, l'ennesimo, in cui la scelta dei candidati e dei collaboratori da parte del m5s si rivela fallimentare. Ma ovviamente, nel meraviglioso mondo pentastellato, i "ladri" e i "criminali" sono sempre gli altri, e basta un'infografica che insulti Renzi e Verdini per attribuirsi automaticamente la patente di "onesto" e poter aspirare a, come nel caso di Panetta, o raggiungere, come nel caso di De Robbio, una poltrona in Consiglio Comunale, o nelle istituzioni, e portarvi "aria nuova". Quale, però, non si sa. 
 

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m5sreggio calabriamichele panettaassociazione mafiosabeppe grillo

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