Mafia/ Giuseppe Ayala ad Affari: "Mancino incontrò Borsellino. La mafia? E' un malato, ma non in rianimazione"

Mafia e Stato, un legame iniziato, come appare sempre più evidente dalle ultime scoperte e dalla testimonianza di Ciancimino junior, nel periodo fra la strage di Capaci e quella di via d’Amelio. Un legame che sembra aver portato alla morte almeno il giudice Paolo Borsellino, personaggio scomodo a Cosa Nostra. A raccontare ad Affaritaliani questo rapporto il magistrato Giuseppe Ayala, componente del pool antimafia di Palermo che negli anni '80 rappresentò l'accusa nel maxiprocesso a Cosa Nostra e soprattutto grande amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Sabato, 25 luglio 2009 - 14:00:00

ayala

Mafia e Stato, una trattativa che da sempre interroga i magistrati. Un legame iniziato, come appare sempre più evidente dalle ultime scoperte e dalla testimonianza di Ciancimino junior, nel periodo fra la strage di Capaci e quella di via d’Amelio. Un rapporto che sembra aver portato alla morte almeno il giudice Paolo Borsellino, personaggio scomodo per i vertici di Cosa Nostra. Una trattativa cercata da Cosa Nostra per avere dei vantaggi di cui non godeva: tra cui l'abolizione dell'art. 41 bis (che prevede il carcere duro per i boss). E poi tanti misteri. Mai risolti. Celati dietro la morte dei due magistrati, nascosti dietro incontri da sempre negati (come quello di Mancino e Borsellino) e dietro documenti cancellati e mai trovati. A raccontare ad Affaritaliani il rapporto tra Stato e mafia e soprattutto dei mandanti occulti che lavorarono dietro le stragi di Capaci e Via D'Amelio il magistrato Giuseppe Ayala, componente del pool antimafia di Palermo che negli anni '80 rappresentò l'accusa nel maxiprocesso a Cosa Nostra e soprattutto grande amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, assassinati rispettivamente il 23 maggio del '92 a Capaci e il 19 luglio dello stesso anno a Palermo.

 

LE INTERVISTE DI AFFARI

Mafia/ Il racconto di Agnese, la vedova di Borsellino: "Il perdono? Solo se dicono la verità"

Luciano Violante ad Affaritaliani: "Totò Riina ha mandato un messaggio a qualcuno..."

Mafia/ Il giudice Caselli ad Affaritaliani: "L'Italia è il paese dell'incertezza. La procura deve indagare"

Magistrato Ayala, si indaga sulla ipotesi che le istituzioni abbiano avviato una trattativa con la mafia nei 57 giorni che separano la strage di Capaci da quella di via D'Amelio. Che cosa ne pensa?
La metterei diversamente. Sembra accertato che Cosa Nostra abbia tentato di avviare una trattativa e non lo Stato. Trattativa che non è andata a buon fine per Cosa Nostra. E' compito dei magistrati capire cosa sia accaduto nel dettaglio, grazie anche agli accertamenti che verranno fatti. Ma insomma, francamente mi sento di escludere l'ipotesi che questa trattativa abbia avuto uno sbocco positivo. E' stata tentata da Cosa Nostra in un particolare momento storico, mentre stava cercando di aumentare il suo potere. Strumentali a questo fine sono state le stragi del 93 a Roma, Firenze e Milano. Ma la trattativa non è andata comunque in porto.

Pensa che la morte di Borsellino sia in qualche modo legata alle richieste della mafia allo Stato e che l'uccisione del giudice sia stata accelerata proprio perché Cosa Nostra voleva restringere i tempi della trattativa?
Non ho elementi per sapere se è così, perché non conosco le carte dei processi già celebrati e molti dei quali definiti in sentenza. Francamente a legare la trattativa con la morte di Falcone avrei qualche dubbio. Su quella di Borsellino mi pare ci sia invece una correlazione. E chi sta indagando si muove in questo senso. Con l'eccidio di Borsellino un nesso si può ritrovare ed è oggetto di un' indagine che mi pare sia in fase di non avanzato sviluppo. Faccio fatica a pensare a quello di Falcone, ma per quella di Borsellino l'ipotesi è seria. Naturalmente da approfondire e da verificare.

 


Che cosa pensa delle parole pronunciate dal capo dei capi Totò Riina dal carcere?
Non enfatizziamo queste parole. Proprio perchè le pronuncia Riina, vanno prese con le pinze. Anzi neanche le pinze bastano. Riina ha cercato di scagionare se stesso. E scagionando se stesso dalla strage di Borsellino tenta di scagionare Cosa Nostra. Una cosa normale visto che ne è il capo

Ma secondo lei qual era il fine delle sue parole? Voleva mandare un messaggio a qualcuno?
Secondo il procuratore di Caltanissetta i veri destinatari del messaggio siamo noi che indaghiamo. Per me è un'ipotesi possibile. Nel senso che Riina sta cercando di indurre i magistrati ad approfondire questa parte mai chiarita delle responsabilità estranee a Cosa Nostra. Io le devo dire che la questione per me è molto più banale. Il problema vero è che Riina non ne può più del 41 bis. Perché è da 16 anni in carcere, si avvicina alla soglia degli 80 anni e puntualmente gli rinnovano il regime duro.
Questo è probabilmente un tentativo per cercare di inserire una qualche novità nelle indagini che possa in qualche modo far ritenere ammorbidita la sua posizione e quindi agevolare una revisione del 41 bis.

Ma cosa bisogna aspettarci da Totò Riina?
 In ogni caso non ci aspettiamo nulla anche se lui potrebbe, ma non lo farà mai, raccontare cose attinenti alle attività di Cosa Nostra in generale e nello specifico sull'attività omicidiaria. Se lui però sostiene "Non c'entro niente, sono stato oggetto della trattativa e non partecipe", e soprattutto "Borsellino lo hanno ammazzato loro (cioè appartenenti allo Stato) cosa vuole che ne sappia". E' certo che la sterilità di questa fonte ipotetica è una sterilità denunciata. Se lui dice noi non c'entriamo niente…Cosa vuole che dica su ciò che è accaduto. Lui sostiene solo che non è stata Cosa Nostra. Ma allora come fa a sapere chi è stato, chi ha deciso, chi ha organizzato? Se tutto è accaduto fuori da Cosa Nostra lui non ne sa nulla. Penso però che sia corretto interrogarlo. Ma nessuno coltiva l'illusione che dall'interrogatorio possa venire fuori qualche elemento processuale valido. Se non il tentativo di scagionarsi…

I procuratori hanno riaperto le inchieste sulle stragi di Capaci e via D'Amelio ripescando vecchi fascicoli. Crede che esistano soggetti esterni a Cosa Nostra che volevano la morte di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone?
Io mi avvalgo del sostegno di una persona a cui ero molto legato, Giovanni Falcone. Lui in un'intervista fatta dopo il tentativo di uccisione dell'Addaura nel giugno '89, disse: "Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia. Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi. Ho l'impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi. Sto assistendo all'identico meccanismo che portò all'eliminazione del generale Dalla Chiesa. Il copione è quello. Basta avere occhi per vedere". L'ipotesi dei poteri occulti fu la prima cosa a cui pensò Giovanni Falcone. Li chiamò centri di potere occulti. L'ipotesi che nella tragedia di Borsellino e della scorta ci possa essere la mano di pezzi deviati dei servizi, non dei servizi segreti, ma schegge deviate, suscita in me qualunque sentimento, tranne che quello della sorpresa.

Ma secondo lei esiste davvero il famoso "Papello" di cui Ciancimino Junior continua a parlare durante le interviste?
Sembra di sì. Ciancimino sostiene che è pronto a farlo visionare ai magistrati. Ma che si trova all'estero e ci sono difficoltà burocratiche per riuscire ad averlo. Mi sembra strano che insista su questo argomento e soprattutto mi sembra strano che questo non esista. Credo quindi che esista. Poi chi l'abbia scritto rimane un mistero...

L'agenda Rossa e i suoi tanti misteri . La stessa che non si trova, l'appuntamento di Borsellino segnato su una delle pagine, e soprattutto Mancino che dice di non aver mai, e sottolinea mai, incontrato Borsellino...
Io ho parlato con Nicola Mancino, per diversi anni mio collega al Senato. Lui ha avuto un incontro con Borsellino, del tutto casuale, il giorno in cui andò in Viminale a prendere possesso della sua carica al Ministero.

Ma lui continua a negare l'incontro...
Ma lui mi ha detto che lo ha avuto. Mi ha fatto vedere anche l'agenda con l'annotazione. Anche  se francamente non ho elementi per leggere la dietrologia di questo incontro. C'era Borsellino al Viminale che parlava con il capo della polizia di allora che era Parisi. Parisi gli disse che c'era Borsellino e se voleva salutarlo. Mancino rispose "Si figuri". Così lo accompagnò nella sua stanza, in mezzo ad altre persone. Lì ci fu una stretta di mano. Ma non ho alcun elemento per pensare che il ruolo di Mancino fu un altro. E in ogni caso con la scomparsa dell'agenda rossa faccio fatica a trovare il collegamento tra i due. E sono certo che l'agenda sia scomparsa. Anche Agnese Borsellino, la vedova di Paolo, ha detto che suo marito l'aveva e che la teneva sempre con se. E visto che non si trova a casa, non si trova in ufficio…

Scomparsa?
Non c'è dubbio. La borsa nera di Borsellino l'ho trovata io, dopo l'esplosione, sulla macchina. Che ci fosse nessuno lo può sapere meglio di me, perché l'ho presa io. Non l'ho aperta io perchè ero già deputato e non avevo nessun titolo per farlo. A differenza di quanto si ricordi, io sono andato in Parlamento prima della morte di Borsellino e quindi non avevo nessun titolo per aprirla. Ma io sono arrivato per primo sul posto perché abito a 150 metri. Anche prima dei pompieri. Quando l'ho trovata l'ho consegnata ad un ufficiale dei carabinieri. E' verosimile che l'agenda fosse dentro la borsa e che sia stata fatta sparire.

Quella dell'agenda è stata una sparizione isolata?
No. Non era la prima volta che succedeva. Anche documenti del computer di Falcone sono stati cancellati. Non sono state trovate delle annotazioni molto delicate della Procura Pubblica di Palermo, che lui mi lesse personalmente. Documenti che lesse anche a Borsellino e a Leonardo Guarnotta. Mi sono chiesto come sia stato possibile. I documenti erano numerosi e dettagliati. La conferma della loro esistenza me le diede il pool antimafia. Ma non è stato trovato nulla. Un'operazione simile a quella dell'agenda rossa. Nel libro ne parlo. Fatta sparire con un intervento sospetto e tempestivo. Come capitò con la cassaforte del generale Dalla Chiesa, trovata vuota dopo la sua uccisione. O, in uno scenario completamente diverso, con la borsa di Aldo Moro. I misteri sono tanti…

Ma cosa è davvero cambiato nella mafia dalle stragi di Falcone e Borsellino?
Una cosa è cambiata in modo radicale. E' cambiata la strategia di Cosa Nostra. Dopo quell'ultimo conato dell'estate '93 con le stragi inusuali fuori dalla Sicilia, non ammazzano più. Soprattutto se noi ricordiamo cos'era accaduto nei 15 anni precedenti, e facciamo l'elenco di servitori dello Stato ammazzati partendo dal presidente della Regione Sicilia, Ninnì Cassara, Dalla Chiesa, Giuliano. Quando la mafia non ammazza e non accende i riflettori "Non gliene fotte niente a nessuno"

Ma sono sempre pericolosi...
E si stramuovono sul territorio. Non credo che Cosa Nostra attraversi un periodo di salute felice ma l'ammalato è lungi dall'essere in rianimazione. I colpi importanti che ha subìto ci sono stati e l'hanno colpita, quindi non è in salute. Ma è solo ricoverata…

L'ultima domanda, forse la più difficile. Chi erano e cosa rappresentavano per lei Falcone e Borsellino?
Difficile. Innanzitutto il nostro era un gruppo che credeva nell'idea innovativa di Falcone. Ci abbiamo creduto e ci siamo lanciati, mai avremmo creduto di ottenere successi così brillanti nel nostro lavoro. Non eravamo eroi né Superman. E come tutti, anche Giovanni e Paolo erano persone normali, semplici, che amavano la vita, capaci di una grande ironia. E alla fine si sono ritrovati a fare i martiri. Nessuno deve pensare che erano diversi, che lavoravano sempre. Falcone amava nuotare, amava la musica. Per 10 anni abbiamo praticamente convissuto.

Borsellino era un esempio, di serietà, di dedizione. Quello che tutti vorremmo essere insomma. Era simpatico e divertente. Falcone era Falcone. Se posso fare un esempio, un po' forzato: prima c'era la scienza, poi con Galileo è diventata storia. Con Falcone era lo stesso: prima c'era l'attività giudiziaria nei confronti della mafia, poi è arrivato Falcone e tutto è cambiato. Era un innovatore. Era un uomo che aveva una missione sia nelle sue cose che nel mestiere che svolgeva. Non ho nessuna remora ad inserirlo nell'elenco dei più grandi uomini di questo Paese. Non che non lo fosse Paolo, ma Falcone aveva qualcosa in più.

Di Floriana Rullo

0 mi piace, 0 non mi piace

Commenti


    
    Titoli Stato/ Collocati 6,5 mld Btp, tassi a minimi record
    Riforme/ Guerini (Pd): verso elezione indiretta Senato
    Alitalia/ Uilt, non arrivata lettera da Etihad
    Riforme/ Renzi: se non si trova sintesi pronto a passo indietro
    Milan/ Berlusconi: vendita club fantasia altrui
    Mps/ Grillo: questa e' la mafia del capitalismo
    Mps/ Grillo, facciamo casino per fare un po' di trasparenza
    Berlusconi/ Vede foto Merkel e dice "Aridatece Kohl"
    LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

    LA CASA PER TE

    Trova la casa giusta per te su Casa.it
    Trovala subito

    Prestito

    Finanziamento Agos Ducato: fai un preventivo on line
    SCOPRI RATA

    BIGLIETTI

    Non puoi andare al concerto? Vendi su Bakeca.it il tuo biglietto
    PUBBLICA ORA