Mafia/ L'intervista di Affari ad Ayala usata per riaprire le indagini

Mercoledì, 29 luglio 2009 - 18:00:00

LE INTERVISTE DI AFFARI

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Ore 11 di martedì mattina: squilla il telefono nella redazione di Affaritaliani.it. E' un funzionario della direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta. Cerca l'autrice dell'intervista a Giuseppe Ayala. Vuole sentirla con urgenza sui fatti riportati nell'intervista. A Caltanissetta. Come testimone. Il motivo? Il magistrato Ayala ha smentito ciò che ha detto al nostro telefono? Possibile. In ogni caso ci sono delle incongruenze tra quanto registrato da Affari e quanto detto dal magistrato durante il colloqui con i pm. Contraddizioni che devono essere verificate.

Proprio su quell'intervista uscita venerdì che titolava: "Mancino ha incontrato Borsellino". Un titolo forte, importante. Uno scoop di Affaritaliani che era riuscito a sentire il magistrato Giuseppe Ayala sulla riapertura delle indagini delle stragi di Capaci e via D'Amelio. Un botta e risposta durato undici minuti, a tutto campo. Dal legame Stato mafia all'incontro con il giudice Borsellino e l'allora ministro dell'Interno. Un colloquio capace di scatenare l'inferno e alzare un polverone sulla stampa nazionale. Bufera che, incessante, continua da sabato. La Stampa, Corriere, Repubblica: tutti hanno citato l'intervista.

E proprio quell'intervista che, arrivata al procuratore di Caltanissetta ora verrà utilizzata come prova. Proprio dopo aver sentito Ayala come persona informata sui fatti. Insomma un'intervista che potrebbe contribuire a capire il legame tra Stato e mafia nelle indagini riaperte proprio dalla procura di Caltanissetta per le stragi del 92.  Ma perché tanta importanza all'intervista ad Ayala? Il magistrato racconta dei legami cercati dalla mafia con lo Stato e soprattutto rivela che l'incontro con Mancino ci fu e fu anche documentato. Quello stesso incontro che farebbe svoltare le indagini in un modo inaspettato.

 

 


L'audio e l'intervista a Giuseppe Ayala

 

L'INTERVISTA -  Eccone alcuni estratti. "Sembra accertato che Cosa nostra abbia tentato di avviare una trattativa e non lo Stato. Trattativa che non è andata a buon fine per Cosa nostra. E' compito dei magistrati capire cosa sia accaduto nel dettaglio, grazie anche agli accertamenti che verranno fatti. Ma insomma, francamente mi sento di escludere l'ipotesi che questa trattativa abbia avuto uno sbocco positivo. E' stata tentata da Cosa nostra in un particolare momento storico, mentre stava cercando di aumentare il suo potere. Strumentali a questo fine sono state le stragi del 93 a Roma, Firenze e Milano. E ritengo possibile che vi si stata una correlazione con quella di via D'Amelio. Ma la trattativa non è andata comunque in porto".

ayala

Poi, Ayala risponde a una domanda sul presunto incontro tra Paolo Borsellino e l'allora ministro dell'Interno Nicola Mancino, circostanza da quest'ultimo ha sempre negato: "Io ho parlato con Nicola Mancino, per diversi anni mio collega al Senato. Lui ha avuto un incontro con Borsellino, del tutto casuale, il giorno in cui ando' in Viminale a prendere possesso della sua carica al ministero. C'era Borsellino al Viminale che parlava con il capo della polizia di allora che era Parisi. Parisi gli disse che c'era Borsellino e se voleva salutarlo. Mancino rispose 'Si figuri'. Cosi' lo accompagno' nella sua stanza, in mezzo ad altre persone. Li' ci fu una stretta di mano".

I DUBBI - E sorgono i dubbi legittimi. Mancino davvero non si ricorda dell'incontro con Borsellino raccontato da Ayala? Eppure il giudice era una persona molto conosciuta a 18 giorni dalla sua morte. Dopo la strage di Capaci tutti lo conoscevano. Tv, giornali e  radio parlavano di lui. Senza contare che la sua foto era su tutti i giornali. O davvero Mancino non ha mai incontrato Borsellino? Qual è allora la verità? Molti restano i dubbi attorno alle stragi. E ancora il patto tra Stato e Mafia, l'agenda rossa di Borsellino, la stretta di mano tra Mancino e Borsellino. Proprio questo il nodo cruciale della vicenda.

Proprio quando ci sono dei nuovi indagati della procura di Caltanissetta sulle stragi. Nuovi nomi che avrebbero avuto ruoli diversi negli omicidi. Mandanti, favoreggiatori, organizzatori ed esecutori. Nessuno parla, ma non è escluso che nell’elenco vi siano anche alcuni agenti dei servizi segreti. Di questi avrebbe detto più cose Angelo Fondana «U miricano», il pentito che ha fatto trovare un «bunker della morte» della mafia e disvelato nuovi scenari della strage, come l’altro collaboratore, Gaspare Spatuzza che ha sconvolto verità processuali e alimentato nuove piste. Fontana avrebbe confermato la presenza di 007 al Castello Utveggio, così come in via D’Amelio immediatamente dopo l’eccidio.

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