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Cronache
Magaldi: diffida a Giovanni Tria, consigli a Conte, appello a Salvini

Gioele Magaldi, massone progressista e presidente del Movimento Roosevelt interviene sulla questione mini-bot e sui rapporti tra governo italiano e Unione europea. Come sempre Affaritaliani.it fornirà in qualsiasi momento la possibilità di replica alle tesi indubbiamente roboanti di Magaldi.

«E bravo Matteo Renzi, finalmente promosso “cameriere” dell’associazione paramassonica Bilderberg Group». Dall’alto del suo nuovo osservatorio, l’ex leader Pd dice che il governo gialloverde non ha finora toccato palla su nessuno dei temi dell’agenda-Italia? «Se è per questo neppure il suo governo toccò palla, esattamente come i governi Letta e Gentiloni». Solo ciance, dietro alla rigida obbedienza all’ordoliberismo Ue. Però Renzi ha ragione, ammette Gioele Magaldi: «Dopo un anno, Lega e 5 Stelle hanno totalizzato lo stesso punteggio del fanfarone fiorentino, cioè zero. La differenza? Al Giglio Magico è subentrato il Cerchio Tragico, targato Di Maio». E se Salvini non ha ancora trovato il coraggio di mandare a stendere Bruxelles, il pericolo maggiore viene dall’interno. Il primo “imputato” è il ministro Giovanni Tria, che sembra passato armi e bagagli al “partito di Mattarella”, intenzionato a bloccare qualsiasi cambiamento. E il peggio è che ad alzare la diga ora ci si mette pure Giuseppe Conte, con la sua prudenza esasperante. Attenti: è come se Conte e Tria fossero già “in vendita”, disposti a far naufragare l’esecutivo in cambio della promessa di future poltrone. Magaldi si rivolge a Salvini: «Se ora gli impediscono di fare la Flat Tax e di varare i minibot, stacchi la spina al governo: a quel punto saranno gli italiani, alle elezioni, a dire come la pensano».

Massone progressista, Magaldi mette alla berlina l’ala reazionaria della supermassoneria di potere. Ha cominciato nel 2014 con l’esplosivo saggio “Massoni”, edito da Chiarelettere. Da allora, il presidente del Movimento Roosevelt non ha mai smesso di rivelare retroscena anche imbarazzanti. Mattarella? «Un paramassone, collegato a massoni come Ignazio Visco, a sua volta controllato dal “venerabile” Mario Draghi», l’uomo che Francesco Cossiga definì «un vile affarista». Accadde a fine 2011, quando a Palazzo Chigi stava per arrivare un altro massone occulto, il neoaristocratico Mario Monti. «Non si può nominare presidente del Consiglio un uomo che è stato socio della Goldman Sachs, grande banca d’affari americana», disse Cossiga a un attonito Luca Giurato, negli studi di “Uno Mattina”. «E male, molto male io feci ad appoggiarne, quasi a imporne la candidatura a Silvio Berlusconi», all’epoca della promozione di Draghi alla Bce. Aggiunse Cossiga: quello che i giornali chiamano Super-Mario, in realtà «è il liquidatore, dopo la famosa crociera sul Britannia, dell’industria pubblica: la svendita dell’industria pubblica italiana quand’era direttore generale del Tesoro. E immaginatevi cosa farebbe, da presidente del Consiglio dei ministri: svenderebbe quel che rimane». Finmeccanica, Enel, Eni potrebbero finire sotto le grinfie dei suoi «ex comparuzzi di Goldman Sachs».

Bel ritrattino, niente da dire. Valido ancora oggi? Più che mai, conferma Magaldi, visto che si riparla proprio di Draghi: il gotha massonico europeo (fronte neo-feudale) sta infatti premendo proprio sull’uomo della Bce perché in autunno, scaduto l’incarico a Francoforte, possa approdare a Roma al posto di Conte. Ed è qui che la barricata gialloverde si mostra sempre meno solida, mentre il “forcing” di Bruxelles – spread, procedura d’infrazione – è già cominciato. Obiettivo: spingere il governo alla resa, sotto il peso dei conti pubblici che la manipolazione finanziaria internazionale si prepara a far scoppiare, secondo copione. A remare contro, premette Magaldi, sono innanzitutto i tecnici del Mef, il ministero di Tria: anziché al ministro, troppi dirigenti – il cosiddetto Deep State – preferiscono rispondere ai “suggerimenti” dei colleghi di Bankitalia, della Bce, della Commissione Europea. L’ordine: insabbiare pratiche, addormentare le procedure, frenare il governo con ogni mezzo. Ma poi – aggiunge Magaldi – ci s’è messo anche lo stesso Tria, e negli ultimi giorni persino Conte. E’ l’effetto dell’operazione-Draghi, che sta viaggiando neppure troppo sottotraccia? E’ più che un sospetto: al ministro e al premier sarebbe stato lasciato intendere che, se collaboreranno al piano – stoppare Salvini e quindi far naufragare il governo – gli “amici” sapranno ricompensare il gesto, con nuovi e prestigiosi incarichi anche nell’eventuale, futuro esecutivo “tecnico”.

«E’ vero che ti promettono poltrone», dice Magaldi, pensando a Conte: «Ma crollare miseramente di fronte agli italiani, come governo, perché fai anche tu da tappo rispetto a possibili innovazioni, non sarebbe un buon viatico». E poi: «L’establishment promette a tanti, finché gli servono, ma poi non sempre mantiene la parola data». Parole che Magaldi affida il 10 giugno alla diretta web-streaming su YouTube con Fabio Frabetti di “Border Nights”, in cui rivolge una sorta di monito all’attuale presidente del Consiglio, nonché una vera e propria “diffida” – in termini di lealtà massonica – allo stesso Giovanni Tria. Perché oggi si presentano come due politici praticamente “in vendita”? Sembrano pronti a smentirsi su tutto pur di conservare il miraggio di poltrone importanti se tradiranno le promesse del “governo del cambiamento”, magari sabotando la Lega su Flat Tax e minibot. «Torno a diffidare il fratello massone Giovanni Tria, sedicente progressista, “reo” di grave ostruzionismo rispetto ai tentativi di ridurre la pressione fiscale a beneficio delle famiglie meno abbienti», afferma Magaldi, riferendosi alle resistenze di Tria di fronte al «progetto benemerito della Lega a vantaggio dei redditi inferiori ai 50.000 euro, un vero e proprio ristoro fiscale».

Insiste Magaldi: «Diffido pubblicamente Tria dal perseverare nell’ostacolare misure concepite per risolvere la crisi italiana». E aggiunge: «Per un massone come Tria è gravissimo essersi presentato come un progressista, salvo poi essersi del tutto allineato ai circuiti massonici più neoaristocratici, conservatori e post-democratici, che – puntando alla caduta del governo – gli stanno promettendo poltrone altrettanto importanti». Oggi, continua il presidente del Movimento Roosevelt, «Tria scommette sulla scarsa durata di questo governo e ha quindi il problema di trovarsi un’altra poltrona, così si attiene alle disposizioni che riceve dagli “amici degli amici”». Stesso discorso vale per Conte: cosa farebbe, se cadesse il governo? Davvero avrebbe un futuro post-gialloverde? Intanto, capiamoci: «E’ solo narrativo il suo profilo di “civil servant”, pronto a moderare gli eccessi di Salvini, peraltro finora solo verbali». Sul tappeto, ci sono due misure salva-Italia. Oltre alla Flat Tax per le famiglie meno abbienti spuntano i minibot, cioè pagamenti alternativi per evitare che falliscano le aziende che ancora attendono di essere remunerate dagli enti pubblici. «I minibot – chiarisce Magaldi, citando l’economista “rooseveltiano” Nino Galloni – servono solo a liquidare i creditori della pubblica amministrazione, senza nessun aggravio di bilancio. E’ solo un problema di liquidità, perché quei soldi sono già contabilizzati: sono vecchi debiti, non ancora saldati».

Dov’è il problema? «C’è chi vuole strozzare il sistema-Italia e non consentirgli di avere liquidità». Sui minibot, dopo l’alzata di scudi da parte di Draghi (che dice di considerarli “debito”, oppure illegali in quanto potenziale “valuta”) «c’è ostruzionismo da parte dei tecnici del Mef, il ministero economia e finanze, e anche da parte dello stesso Tria». Rispetto a ieri, però, secondo Magaldi il quadro si è aggravato, «perché anche Conte, nelle sue ultime dichiarazioni, si è mostrato fedele al verbo mattarelliano, che significa il verbo di Ignazio Visco, cioè di Mario Draghi e dell’establishment massonico e paramassonico». In questo momento, «Conte e Tria rappresentano il freno a qualunque politica di alleggerimento della pesante cappa che grava sull’Italia: sono i garanti del fatto che nulla cambi». Uomini-tappo, che frenano il futuro. Ma di nuovo: sul serio Conte spera di sopravvivere all’eventuale auto-affondamento del suo governo? «Invece di assumere questo atteggiamento da Grillo Parlante non richiesto, Conte decida cosa vuol fare da grande. E lo stesso faccia l’ondivago Tria, già in partenza messosi in una condizione di ostruzionismo, come “uomo di Mattarella”, deciso a fare in modo che nulla cambi».

Anche per questo, secondo Magaldi, oggi Matteo Salvini è politicamente solo. Velo pietoso sul Pd, che si limita a balbettare stupidaggini «anziché rispolverare i temi fondanti dei progressisti, declinati negli Usa da Roosevelt e in Europa da Olof Palme, sulla scorta della dottrina economica di Keynes: benessere diffuso e progressivo, grazie all’indispensabile investimento pubblico – quello che il neoliberismo Ue si ostina a voler negare, e contro cui sembra levarsi la sola voce di Salvini». Se il partito di Zingaretti latita in modo increscioso, infatti, altrettanto imbarazzo suscitano i 5 Stelle, «con la loro ormai proverbiale ottusità incarnata nella cattiva leadership di Luigi Di Maio e dei suoi accoliti». Il Giglio Tragico, lo chiama Magaldi: «Una dirigenza disastrosamente inadeguata alle aspettative della base e degli elettori pentastellati, che si aspettavano un vero reddito di cittadinanza e non quella specie di “tessera annonaria della povertà”, che i beneficiari (pochissimi, peraltro) si vergognano a esibire». Di male in peggio: «Il Movimento 5 Stelle si mantiene indifferente, se non ostile», alle ottime proposte avanzate dalla Lega. E così, secondo Magaldi, i grillini «rischiano di perdere l’ultima occasione di essere percepiti come un soggetto politico desideroso di fare qualcosa di buono per gli italiani: è come se – una volta seduti su quelle poltrone – fossero diventati “casta” pure loro».

A Salvini, Magaldi consiglia di rompere di indugi. Servirebbe un ultimatum: «Se Conte, Tria, Mattarella e Visco non vi lasciano fare minibot e alleggerimento fiscale – dice ai leghisti – non vi resta che staccare la spina da questo governo, che doveva cambiare tutto e non ha finora cambiato niente». Certo, l’esecutivo ha perso la battaglia sul deficit: voleva il 2,4%, e invece si è rassegnato al 2,04. Doveva invece pretendere che si sforasse il mitico tetto del 3%. Maastricht: una restrizione arbitraria, insensata e suicida. Ma per ora su questo si può anche sorvolare, concede Magaldi, come pure sulle imbarazzanti concessioni di cui gode la Germania: «Verrebbero i capelli dritti, agli italiani, se sapessero di quali privilegi gode il sistema tedesco». Ma passi. «L’importante è che, almeno, si vada a Bruxelles e si dica: chiediamo che le spese per gli investimenti non vengano computate nel rapporto deficit-Pil, così come l’alleggerimento della pressione fiscale». Per Magaldi, «sarebbe un primo modo di fare finalmente sul serio». Viceversa, senza investimenti, quest’Italia – a pezzi – non può ripartire. Su questo, insiste Magaldi, deve impegnarsi la Lega: «E se Conte, Tria, Mattarella e Visco non glielo faranno fare, stacchino la spina. Salvini potrà sempre dire: ci ho provato, ma ora alzo le mani. Andiamo alle elezioni, e vediamo che succede».

Per l’ascolto integrale delle recenti dichiarazioni di Gioele Magaldi (Presidente del Movimento Roosevelt e Gran Maestro del Grande Oriente Democratico) su Tria, Conte, Renzi e Salvini: https://www.youtube.com/watch?v=R1Q5nJplAOc

Per la posizione del Vicepresidente del Movimento Roosevelt Nino Galloni sul tema mini-bot, vedi: Nino Galloni smonta Draghi: i mini-BOT sono legali.

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