Fashion & giornali/ Se la moda imperversa più della tragedia di Haiti. E con marchette...

Mercoledì, 20 gennaio 2010 - 13:10:00
Angioletto

Paginate e paginate, su Corriere, Repubblica e su tutti i grandi giornali cartacei, sulle sfilate di moda.
Ora imperversa, quasi più della tragedia di Haiti, Moda Uomo di Milano, ieri Pitti di Firenze. Domani Parigi e New York. E così via, ciclicamente, più volte all'anno. In queste paginate di giornalistico (ossia di contenuto informativo) non c'è nulla. Sono resoconti sdraiati delle sfilate, taglia e incolla dei comunicati stampa delle società produttrici. Quindi cataloghi, brochure, piene di box e boxettini, con foto e fotine, sotto le quali campeggia la firma della fortunata (o del fortunato) autrice: l'ultima scarpa di Tod's, il cavaliere della Pampa di Ferragamo, il nuovo zainetto in pelle morbidissima di Bottega Veneta e Prada che reinventa l'abito quotidiano. Con dichiarazioni così imbarazzanti per la loro pochezza che assurgono a titoli e sommari sparati a nove colonne.

Oggi, sul Corriere, nel pezzone di apertura, una specie di pastone come nella politica con tot righe a stilista per prendere tutti, il titolo e il catenaccione (in gergo il sottotitolo) è riservato, noblesse e fatturato oblige, a Miuccia Prada. Ed è quasi una confessione involontaria, che rasenta tratti altamente comici (cacchio ne sa il povero caposervizio che fa i titoli e non ha mai visto una sfilata e deve prendere il treno per Magenta). La stilista: "Voglio una moda vera, da indossare...". E perché, quella fatta finora a cosa serviva? Non era da indossare, come sospettano da sempre le persone normali vedendo certi modelli e certe mannequin? Questi articoli, che, come dicevamo, godono nei giornali di una presenza di default, a prescindere da quel che realmente accade lì dentro e nel mondo ("c'è Pitti uomo, famo 'na pagina") pur prendendo più spazio nei giornali cartacei di argomenti ben più seri non avendo alcun contenuto informativo, riflettono solo il sollazzo e l'ingordigia di chi li ha scritti, la loro gratificazione per essere ammessi alle sfilate, un'ubriacatura narcisistica momentanea che deriva dall'essere pensosamente seduti per un minuto a fianco di Tom Ford o di Diego Della Valle e poter dire: "Ciao Diego". Peccato che quelli "sono" davvero "qualcuno" e fanno i soldi, i giornalisti no, sono semplici comparse, utili idioti a rischio perfino di sostituzione e rotazione (se nei giornali ci fossero ancora i direttori alla Di Bella, che guardano tutto e non vanno anche loro alle sfilate).

Non avendo alcuna competenza e professionalità specifiche (peraltro non richieste: per fare dei taglia e incolla e spedire veloci testi e foto bisogna solo avere nozioni di informatica) partecipando a questi eventi supertrendy si sentono parte della community esclusiva dei diavoli che vestono Prada. Peccato che sia tutto illusorio, anche perché quegli abiti i giornalisti possono solo vederli col binocolo, dati i loro costi. E allora meglio darci dentro, pensano gli inviati di punta "specializzati" nel costume (da bagno?), seconde firme e freelance da terzo pezzo e colore. Con servizi che nel nostro gergo si chiamano marchette (cui si accompagna, in questo caso più che mai, l'aggettivo "invereconde"). Volti a catturare la busta con l'abito all'uscita, con la scusa della cartella stampa. O a ricevere a casa l'attesa giacca di Armani. Che vergogna, che mercimonio. Ma quando cessa questa barbarie? Cosa gliene frega al lettore medio del Corriere di tal Gazzarrini (è uno sconosciuto ai più, ma in questi casi viene chiamato emergente) che "s'inventa la coda staccabile, così l'abito maschile diventa 'frac du jour'" (sic, dal Corriere di oggi). O di Daniele Alessandrini (un altro carneade) che "pensa alla borghesia contadina anni '30 per abiti in lana e acciaio dall'effetto invecchiato e dalle forme lise: le sformature sul ginocchio e sui gomiti, il pantalone che si appoggia a fisarmonica sulla scarpa" (Idem).

Fregnacce colossali allo stato puro, direbbero a Roma. Poi le direzioni marketing dei giornali si lamentano della crisi della pubblicità... Per forza: gli stilisti hanno i giornali a disposizione. Al modico costo di qualche giacchetta per la redattrice...

0 mi piace, 0 non mi piace

Seguici su facebook Seguici su Twitter Seguici su Google + Seguici su Linkedin Aggiungici ai preferiti Fai di Affaritaliani la tua HomePage Rss

Ucraina/ Liberato dai filorussi giornalista Usa Ostrovsky
Riforme/ Berlusconi, accordo era prima Italicum poi Senato
Lucchini/ De Vincenti, firmato accordo per dare speranza Piombino
Berlusconi/ Finora Renzi non ha portato a casa nulla
Fi/ Berlusconi, non potro' piu' finanziare partito
Berlusconi/ Renzi si sta trasformando in tassatore
Mediaset/ Berlusconi, sentenza costruita con precise regie
Irpef/ Napolitano firma decreto
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

LA CASA PER TE

Trova la casa giusta per te su Casa.it
Trovala subito

Prestito

Finanziamento Agos Ducato: fai un preventivo on line
SCOPRI RATA

BIGLIETTI

Non puoi andare al concerto? Vendi su Bakeca.it il tuo biglietto
PUBBLICA ORA