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Cronache
‘Ndrangheta, blitz contro traffico cocaina: arresti tra Milano e Catanzaro


Milano, blitz contro traffico cocaina: 21 ordinanze. 19 arrestati e 2 ancora latitanti


Milano - I Carabinieri del Comando Provinciale di Milano e del ROS di Brescia hanno dato esecuzione, nelle province di Milano, Monza e Brianza, Alessandria, Catanzaro, Roma, Varese, Vercelli e contestualmente in Germania, a una ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Milano, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 21 persone (di cui 20 italiani e 1 colombiano), ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso, e di numerosi episodi di traffico di sostanza stupefacente del tipo cocaina. Le persone arrestate sono 19 ma secondo gli investigatori, per i mancanti due indagati,  è solo una questione di giorni.

Si tratta di: Marcello Adreacchio, Nicandro Augello, Antonio Berardi, Alfio Di Mare, Damiano Emanuele, Antonio Ferrandi, Francesco e Saverio Giualtieri, Nicola Guido, Francesco Maiulo, Davide Mazzerbo, Claudio Muccari, Briuno e Giuseppe Palamara, Raffaele Procopio, Nicola e Agazio Samà, Antonio Traettino e Agazio Vetrano,  Juan Carlos Hohmann e Francesco Riitano. Tutti di età compresa tra i 30 e i 55 anni e provenienti o nativi dalla Calabria ad eccezione del columbiano Carlos.

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'Ndrangheta, traffico di cocaina dal Sudamerica: 21 arresti tra Milano e Catanzaro

 

Il via all'imponente operazione ha preso spunto da un sequestro di 400 kg. di cocaina trovati in un container al porto di Genova ed all'arresto in flagranza, il 26  settembre del 2015 in via Monte Nevoso a Bareggio (MI), di Raffaele Procopio, trovato in possesso di 30 kg. di cocaina nascosti in un doppiofondo di una Mercedes classe B intestata a Agazio Vetrano, che ha consentito di far emergere l'esistenza di un sodalizio radicato in Arluno (MI) e collegato all'articolazione territoriale della 'ndrangheta denominata "GALLACE", ramificatasi in Lombardia e nei comuni di Anzio e Nettuno con al vertice Vincenzo  Gallace, recentemente condannato con sentenza definitiva alla pena dell'ergastolo con isolamento diurno in qualità di mandante dell'omicidio premeditato ed aggravato ai sensi dell'art. 7 L. n° 152/90 ai danni di NOVELLA Carmelo (importante esponente della ndrangheta ritenuto capo de "La Lombardia") avvenuto a San Vittore Olona il 14 luglio 2008.

 

Blitz contro la 'ndrangheta e il traffico di cocaina dal Sudamerica: ad Arluno la base logistica

 

Nel piccolo comune di Arluno alle porte di Milano era stata allestita la base logistica dell'organizzazione strutturata in un complesso abitativo costituito da diversi appartamenti riuniti attorno ad una corte utilizzata sia per lo stoccaggio della droga che per tutte le riunioni. Si tratta di un luogo strategico che ben si presta a tale utilizzo in quanto particolarmente appartato e dotato di un unico accesso da una stradina stretta a fondo chiuso facilmente controllabile.

Da quanto è emerso dalle indagini, l'associazione è operante almeno dal 2013 nella  compravendita della cocaina proveniente dal sud America e nel tempo ha allargato la rete di fornitori esteri, per lo più colombiani. Il gruppo si avvaleva per il trasporto della droga e del denaro in contante, di numerose autovetture munite di doppiofondo e spesso intestate a persone incensurate ma comunque riconducibili al sodalizio, così come accertato dai sequestri avvenuti il 26 settembre ed il 20 novembre 2015, nonché di una rete di officine e carrozzerie compiacenti in grado di effettuare le modifiche strutturali ai mezzi e le bonifiche volte a rintracciare la presenza di microspie.

Ma questo non ha impedito ai Carabinieri di svolgere una attenta e minuziosa indagine di pedinamenti e di intercettazioni. Da una di queste emerge la sicurezza di uno dei componenti della banda: "ho messo un antifurto che mi è costato tanto,  ma ogni volta che qualcuno tocca la mia macchina, anche solo se tenta di aprirla, mi arriva un messaggio così io so che qualcuno è entrato in macchina. Non mi importa quanto costa ma così sono sicuro perché quelli sicuramente ci stanno dietro e non voglio correre rischi".

Anche per quanto riguarda i telefoni, le comunicazioni via chat e le mail, l'organizzazione si era premunita con l'uso di telefoni blackberry a cui vengono associate delle schede sim statunitensi. Si tratta di un sofisticato sistema di comunicazione che garantisce da possibili intercettazioni in quanto munito di un software che permette, da un lato, di criptare e rendere dunque non intercettabile il contenuto delle comunicazioni telematiche e, dall'altro lato, di cancellare da remoto le conversazioni in caso di intervento delle Forze dell'ordine.
Anche in questo caso però, tutte queste precauzioni non hanno impedito ai Carabinieri di entrare nel sofisticato e più che blindato apparato di sicurezza dell'organizzazione. In una intercettazione telefonica uno degli affiliati dice: "stai tranquillo questo software costa 3000 euro, ma vale la pena spendere questi soldi. E' sicuro: mandi una mail e se ti intercettano il server di ricevimento sembra essere magari a Cuba e poi in altre località e nessuno potrà mai risalire a noi"

L'organizzazione si avvaleva di collaboratori, quasi tutti pregiudicati e oltre agli arresti effettuati, altre persone sono state segnalate e controllate. In tutto l'organizzazione poteva contare su una cinquantina di persone che a vario titolo aiutavano il sodalizio affinchè la struttura funzionasse a dovere. Ognuno degli arrestati poteva contare su somme ingenti di denaro e disponeva di una struttura di comando a sè, ben definita e abbastanza flessibile.

Tra le varie documentazioni fornite dagli investigatori all'Autorità Giudiziari è stata, documentata l'esistenza di una trattativa diretta all'importazione dall'estero, verosimilmente dalla Colombia, di un ingente quantitativo di cocaina ed è stata monitorata la consegna in Spagna di 1.250.000 euro in contanti ad emissari di cartelli colombiani, destinata all'acquisto di una grossa partita di cocaina. Tale operazione vede coinvolta l'associazione costituita dagli odierni indagati nel ruolo di "capocordata", ovvero di collettore del denaro, di interlocutore con i fornitori stranieri e di organizzatrice del trasporto che, da quanto emerso, sarebbe dovuto avvenire tramite aeroplano.

Tra i numerosi collaboratori di questa radicata ed estesa organizzazione vi è anche un dipendente di una compagnia aerea in grado di accedere all'interno dell'Aeroporto Internazionale di Milano "Malpensa", al fine di facilitare il trasporto e l'arrivo della droga.

L'organizzazione escogitava continui e nuovi accorgimenti per eludere i controlli di polizia e per riuscire a riciclare il denaro che scorreva a fiumi dati gli ingenti quantitativi di droga che circolavano.

Così viene descritta al P.M. la tipologia degli incontri e dell'attenzione posta dagli affiliati dell'organizzazione: "nel complesso sono stati documentati attraverso servizi di pedinamento e di intercettazioni ambientali una serie di incontri prottrattisi  con modalità ripetitive e tipiche dei sodalizi criminali operanti nel campo del narcotraffico. Si tratta di appuntamenti del tutto estemporanei caratterizzati dall'assenza di precedenti conversazioni telefoniche sulle utenze ufficiali degli indagati che pure erano sottoposte ad intercettazioni da mesi. La scelta dei luoghi strategici spesso era ricorrente: centri commerciali, strade a fondo chiuso, spiazzi adiacenti ad esercizi commerciali nel corso dei quali sono state intercettate comunicazioni che hanno come argomento  comune lo studio di nuove strategie per eludere i controlli di polizia e il conteggio dei soldi, la consegna di somme di denaro o di cellulari Balckbarry, o la comunicazione di un imminente arrivo di materiale, mai meglio specificato durante questi incontri".

Gli  affiliati hanno sempre fatto incontri brevi realizzati anche in scali aeroportuali e comunque in luoghi di difficile intercettazione. Generalmente questi incontri avvenivano da parte di due coppie di affiliati e  avveniva quasi sempre una consegna di borse. Sono infatti numerosi gli incontri documentati in cui viene evidenziato  il passaggio di denaro e nelle intercettazioni si sente addirittura il fruscio del conteggio dei soldi. "

Tutte le autovetture dei componenti della organizzazione erano finemente attrezzate con vani invisibili per il trasporto di droga e denaro, e la fattura di questi lavori era perfetta, realizzata da meccanici e carrozzieri compiacenti individuati e nel lungo elenco che i Carabinieri hanno allegato nella loro informativa ai Giudici.

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