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Cronache

NOMINE E CONCORSI PUBBLICI: Ufficio Parlamentare di Bilancio e Mibac Le nomine e i concorsi pubblici sono un bell’esempio di come lo Stato dovrebbe selezionare la propria classe dirigente e i suoi dipendenti, e sono un buon indicatore della moralità e giustizia che la Pubblica Amministrazione, le Istituzioni e la Politica dimostrano ai propri cittadini. E’ bene sottolineare come nonostante i vincoli di bilancio pubblico e il grande debito che ci affligge, anche mentre scrivo ci sono in tutto il Paese percorsi di selezione in corso e opportunità di lavoro. Se, infatti il turn over è spesso bloccato o ridotto ai minimi termini, non mancano casi di eccezione per la costituzione di nuovi organismi o per la sostituzione di dipendenti e dirigenti che lasciano il lavoro per limiti di età. Un’ esempio e il costituendo Ufficio Parlamentare di Bilancio.

Un organo che ha avuto una genesi complessa e che ha una sua rilevanza strategica, occupandosi di valutare l’impatto delle “manovre finanziarie” del Governo sull’economia. Per fare un esempio, l’organo omologo in Usa, ha avuto un ruolo rilevante nel mettere “sotto scacco” l’amministrazione Obama. Per questo motivo sulla scelta del Presidente, dei 2 Vice Presidenti e Direttore Generale, previsti dalla Legge, si è accesa un forte interesse da parte di un nutrito gruppo di associazioni di carattere civico. La domanda è quella di avere adeguata pubblicità del bando di nomina e dei criteri completi e trasparenti per identificare candidati di spessore culturale, professionale e dalla incontestabile indipendenza. Sul metodo e sui criteri della nomina è fondamentale chiedere la massima attenzione e qualità ai Presidenti di Camera e Senato e ai Presidenti delle Commissioni competenti. In un momento di crisi economica e sociale le Istituzioni e la Politica dovrebbero seguire attentamente i suggerimenti e le indicazioni della parte più attiva, propositiva e seria della società civile. Questa attenzione alle nomine, testimoniata anche dall’editoriale di Alesina e Giavazzi sul Corriere della Sera di Domenica, va sostenuta e diffusa sul territorio, dove per incarichi di minore, ma non trascurabile importanza, spesso si fatica ad accendere la “luce” del controllo sociale e civile e si assiste di frequente a nomine con metodi discutibili e che riguardano soggetti di mediocre qualità. Su questo manca spesso una disciplina condivisa che unisca la formalità e il rispetto della legge con l’efficacia e il buon senso richiesto dalla prassi ordinaria di gestione di organizzazioni complesse. Se le strutture non nascono nel modo più corretto, difficilmente posso svolgere al meglio il compito che il legislatore gli ha assegnato. Non voglio discutere in questa sede in modo dettagliato dei criteri di nomina, cosa che meriterebbe ben più ampia trattazione e precisione che un breve articolo, ma posso solo suggerire due temi che andrebbero approfonditi: la valutazione di opportunità nel sostituire o affiancare al criterio dell’anzianità di servizio in strutture pubbliche, criteri più fattivi riguardanti i risultati conseguiti nei precedenti incarichi e se e come diminuire il grado di formalità burocratiche delle nomine, con una reale diffusione dell’informazione e con una più efficace selezione. Infine, considerata la difficoltà di mantenere una forte attenzione alle nomine in corso e future, vorrei capire come sarà possibile gestire e approfondire le nomine fatte negli ultimi vent’anni con criteri spesso discutibili. La prassi consolidata, molto spesso per ragioni legali, mi sembra quella di ritenerle ormai scelte consolidate e non più discutibili, ma mi chiedo se, con l’accertata abitudine di nomine clientelari ed eccessive per quanto a numero ed emolumenti, non sia saggio rivedere a ritroso alcuni diritti acquisiti o meglio rendite garantite. La medesima attenzione e valutazione di merito e sostanzialità che Istituzioni, Politica e Società civile applicano a nomine di strutture di vertice, dovrebbe essere rivolta anche a concorsi e procedure di selezione pubbliche per dipendenti amministrativi, neolaureati e personale operativo. Oltre che alla selezione, maggiore attenzione andrebbe rivolta allo sviluppo di carriera e alla possibilità di dare un futuro sostenibile a queste persone.

Mi ha colpito recentemente come il Mibac ( Ministero dei Beni Culturali) abbia pubblicato un bando per selezionare 500 giovani per un percorso formativo di 12 mesi con un piccolo rimborso spese per attività di inventario. Innanzitutto fa sorridere che venga richiesto come criterio di selezione il 110 e lode e che l’elenco delle lauree richieste comprenda non solo i laureati in beni culturali, ma tutta una serie di lauree più o meno attinenti all’ambito in questione. In un momento in cui il Ministero sa bene che difficilmente potrà offrire occasioni di impiego a questi ragazzi riesce in un colpo solo a essere straordinariamente esigente nella selezione, poco preciso nell’ambito di formazione richiesto e ad offrire un impiego precario e senza prospettive. Purtroppo è prassi consolidata che i giovani vengano messi di fronte a queste situazioni, mentre per nomine passate e presenti di ruoli dirigenziali, soprattutto se si ha qualche “spintarella”, si è molto meno rigorosi. Ancora più grave è il ragionamento se pensiamo che qui non è “in gioco solo” il lavoro e la carriera di questi giovani, ma il futuro della conservazione dei beni culturali. Fare attenzione quindi agli aspetti di trasparenza, efficienza e legalità delle nomine dirigenziali presenti e future non è sufficiente, ma oltre a valutare gli aspetti organizzativi di queste, sarebbe opportuno valutare una volta per tutte l’equità, l’equilibrio e il buon senso di un “mercato del lavoro pubblico” che andrebbe rivisto in grande parte, e non solo sugli aspetti economici, quanto su quelli manageriali, organizzativi, di genere e generazionali, se vogliamo vivere in un paese più giusto e serio.

Nicolò Boggian

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