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Cronache
Padre di Daisy, da collaboratore di giustizia redento a mediatore culturale

Il passato di Iredia Osakue, padre di Daisy, l'atleta di colore colpita a un occhio dal lancio di un uovo qualche giorno fa e divenuta emblema di quella che viene definita "emergenza razzismo" in Italia, è stato sviscerato in questi giorni anche da affaritaliani.it riprendendo dettagli emersi su varie fonti quali Il Giornale con un articolo della giornalista e opinionista televisiva Laura Tecce, e il Primato Nazionale.

Il Fatto Quotidiano riporta il seguito della storia di Iredia Osakue, e cioè il dipanarsi degli eventi che seguono l'arresto dell'uomo nella retata contro la prostituzione nel Torinese, nel 2002.

Scrive il FQ: "Venne arrestato, condannato, ha collaborato con i magistrati e scontato la sua pena. Poi si è rifatto una vita, lavorando onestamente. A volerla leggere attraverso la funzione primaria della sanzione penale, cioè punire per gli sbagli commessi e riabilitare a una vita corretta nella società, quella di Iredia Osakue, papà di Daisy, la campionessa di atletica leggera oggetto del lancio di uova da parte di tre ragazzi a Moncalieri, è una di quelle storie da manuale".

E ancora: "In Italia da 24 anni, Iredia Osakue non è sempre stato un mediatore culturale come oggi. Il papà dell’atleta azzurra ha anche avuto un passato turbolento. Delinqueva all’interno di un clan nigeriano, dedito allo spaccio di droga e alle rapine [...[] Era il 2005 e per lui si sono aperte le porte del carcere. Resta dentro per 8 mesi, in attesa del processo. Sceglie il rito abbreviato e nel 2007 i giudici lo ritengono colpevole: associazione a delinquere, cessione di stupefacenti e tentata rapina. Si becca 5 anni e 4 mesi".

Poi la condanna viene ridotta a 3 anni, 9 mesi e 10 giorni perché l’uomo collabora con la magistratura. "Per i pm di Torino, spiegano fonti della procura, aveva reso dichiarazioni importanti per capire la struttura dell’organizzazione, i reati commessi e il modus operandi. La condanna diventa definitiva, l’uomo paga i suoi sbagli".

Dopodiché, sempre secondo il Fatto Quotidiano, l'apertura del centro pratiche per immigrati diventando mediatore culturale in una cooperativa che gestisce l’accoglienza migranti in varie strutture del Piemonte. Secondo il Fatto Quoridiano, "i suoi legali escludono condanne per tentato omicidio" e dicono che "a loro non risulta che a Iredia Osakue sia mai stato contestato" lo sfruttamento della prostituzione.

Sicuramente, scrive il Fatto Quotidiano, "non ha mai più avuto a che fare con la giustizia".

 

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daisy osakueiredia osakuerazzismopdsfruttamento della prostituzionemediatore culturale

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