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Cronache
avenati 500

di Fabio Frabetti

Un padre non vede da un anno e mezzo il suo bambino. Nonostante tutte le sentenze gli abbiano dato ragione e la madre sia ricercata in tutta Europa per sottrazione di minore, nessuno sembra muovere un dito per ritrovarlo. Alessandro Avenati è ormai disperato. Per cercare suo figlio Cesare, la cui foto campeggia tra quelle dei bambini scomparsi sul sito dell'Interpol, ha messo a repentaglio la sua vita.

UN PASSATO DA CANCELLARE - Il bambino oggi ha quattro anni. Nasce a Moncalieri (Torino) dalla relazione tra Alessandro e Nina, una bellissima donna croata. L'uomo non può sospettare che dietro quel fascino di cui rimane perdutamente innamorato si cela un passato turbolento e pericoloso. «Solo in seguito ho scoperto che durante la guerra dei Balcani aveva fatto parte delle milizie. Era scappata in Italia dove aveva tentato di rifarsi una vita, visto che nel suo paese rischiava di essere uccisa per alcune azioni compiute insieme all'ex fidanzato ed al cugino. Ho vissuto con lei per nove anni. L'avevo assecondata in tutto e per tutto, allontanandomi anche dalla famiglia. Dopo la maternità aveva cambiato completamente atteggiamento sostenendo di non stare più bene nell'abitazione che lei stessa aveva scelto e realizzato come voleva. Il clima in casa peggiorava sempre di più: ero sottoposto ad una specie di mobbing che aveva il solo pretesto di farmi andare fuori dai gangheri al fine di presentare denunce contro di me. Voleva tornare nel suo paese. Con il bambino era molto possessiva: non mi permetteva di prenderlo in braccio o di portarlo a fare una passeggiata. La separazione divenne l'unica soluzione. Ero disposto a passarle 1500 euro al mese, a pagare l'alloggio e cederle l'auto a patto che potessi vedere Cesare ogni giorno per almeno due ore. Nina però non voleva compromessi e quando dovevamo firmare l' accordo, con la complicità del mio ex socio, fuggì in Croazia insieme al bambino».

BLITZ FALLITO - Alessandro non sta con le mani in mano e denuncia la donna. Il tribunale italiano gli concede l'affidamento esclusivo di Cesare: decisione a cui qualche mese dopo arriverà anche la giustizia croata che sottopone il padre ad un minuzioso screening psichiatrico per valutarne l'idoneità. Nel luglio del 2012, alla vigilia di questa sentenza, la donna scompare insieme al bambino. Viene spiccato nei suoi confronti un mandato di cattura internazionale ma nessuno sembra farlo applicare. Avenati, di fronte alla passività di chi dovrebbe indagare e intervenire, prova a mettere in campo canali meno ufficiali. «Sono entrato in contatto con le milizie croate, sono convinto che la stiano proteggendo. Alcuni emissari, ben armati, me lo confermano sostenendo di non essere d'accordo con quanto stava facendo Nina. Se avessi pagato 20.000 euro mi avrebbero riportato il bambino. Risposi che avrei versato quella somma solo con Cesare a casa. Una volta in Italia sono stato avvicinato da queste persone che hanno tentato di estorcermi altro denaro e di fronte alle mie resistenze sono stato minacciato. Ad agosto dello scorso anno ho mandato delle persone in Croazia a cercare mio figlio. Erano presenti il mio avvocato, il console, uno 007 italiano e un poliziotto bosniaco. Vedono giocare mio figlio con un altro bambino. Decidono di chiamare la polizia. Gli agenti, al loro arrivo, non fanno salire nell'abitazione nemmeno il mio avvocato e il console. Dopo cinquanta minuti, al termine della partita Croazia-Serbia, sono tornati giù dicendo che non c'era alcun bambino. In realtà mentre i poliziotti erano saliti, forse per guardare la partita, era arrivato un uomo di grande stazza che l'ha portato via. Nello stesso momento alcuni uomini incappucciati e armati circondano l'avvocato, il console e gli altri intimando loro di sparire dalla Croazia entro tre ore».

PRESENZE INQUIETANTI - L'ultima traccia di Nina risale al mese scorso. In una email chiede ad Alessandro di ritirare le denunce: in cambio l'uomo sarebbe potuto tornare in Croazia e rivedere il bambino. Offerta chiaramente rifiutata. «È venuta a sapere che ho passato alla polizia l'indirizzo ip del computer dal quale erano partite le email. Nel suo paese molti ex miliziani sono entrati nelle forze dell'ordine e dunque potrebbe avere protezioni anche in quell'ambiente. Oltre a non vederlo, non posso accettare che mio figlio viva con persone dedite alle armi e alla droga. In Italia non si sta facendo niente, solo parole. Nessuno cerca mio figlio, tutti se ne fregano nonostante le sentenze parlino chiaro. E non mi sento sicuro. Ho subito recentemente due furti. Venerdì scorso qualcuno è entrato in casa mia per cercare qualcosa di Nina. Ed era sicuramente gente croata. In questa storia ci stiamo rimettendo tutti. A cominciare dal bambino, per non parlare di me stesso: pesavo 80 kg e ora ne peso 66. E poi la mia concessionaria di fuoristrada: in questi anni, oltre alle spese vive, ho perso 200.000 euro di mancato guadagno per cercare Cesare. Bisogna che si chiuda il cerchio riportandolo da me. Non potrà essere ritrovato tra 4 o 5 anni quando vivrebbe come un trauma insopportabile il ritorno in Italia».

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