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Cronache

di Fabio Frabetti

 

6 milioni di euro. Sarebbe questo l'enorme danno subito da un'azienda orafa di Arezzo fallita nel 2003 dopo essere finita nel tritacarne dell'usura bancaria. Una signora di 80 anni, dopo avere perso casa e affetti, sta dimostrando un coraggio ed un piglio non comuni nel pretendere giustizia: non solo ha trascinato in tribunale gli istituti bancari con i loro direttori ma nei mesi scorsi era arrivata a denunciare i vertici della Banca D'Italia per favoreggiamento, omessa vigilanza, usura, ricettazione e istigazione al suicidio.

forzoni apeMaurizio Forzoni, presidente dell'associazione Sos Abusi

PERDERE TUTTO - Una storia tormentata e difficile che in questi giorni ha visto quantificare l'enorme danno subito dall'azienda di famiglia. Ce lo racconta Maurizio Forzoni, presidente dell'associazione Sos Abusi che da alcuni anni assiste ad Arezzo le vittime di usura bancaria. «L'odissea di questa signora inizia nel 2003 quando l'azienda che le fu lasciata dal marito, deceduto improvvisamente in un incidente stradale, fu costretta a dichiarare il fallimento dopo anni di stenti. Molti dissero che fosse dipeso dall'incapacità dell'imprenditore: aveva lasciato un'azienda fortemente indebitata tanto che a sei anni dalla morte non era stato possibile risollevarla. Dietro tutto questo si nascondeva però una brutta storia di usura organizzata non dai cosiddetti cravattari o strozzini che se non paghi ti prendono a calci e pugni. Qui siamo di fronte ad un altro tipo di usura, maggiormente subdola e strisciante, coperta dall'omertà e dal silenzio di troppa gente, anche di chi si trova nei palazzi del potere. È l'usura aggravata di quelle stesse banche con cui hai operato e che credevi esserti amiche nel percorso imprenditoriale. Questo tipo di usurai hanno privato la signora prima del marito (morto affaticato e malato in un incidente dalla dinamica strana, quasi si trattasse di un suicidio inconscio), poi dell'azienda, del lavoro e del sostentamento di una vita. Poi nonostante fosse riuscita a dimostrare di aver subito da tre istituti bancari tassi da usura, ha perso la casa di famiglia che aveva costruito con il marito negli anni '70. Tutti sapevano che pendevano dei rinvii a giudizio per usura aggravata, tutti erano a conoscenza che la vedova e la sua famiglia avevano contestato la nullità del titolo esecutivo con cui le avevano messo la casa all'asta, derivante da un mutuo palesemente simulato che era servito soltanto a coprire interessi e vantaggi usurari».

A TUTTI I COSTI - Nessuno è però intervenuto per fermare l'esecuzione immobiliare, cominciata nel 2004 e conclusasi nei mesi scorsi. Dopo l'aggiudicazione dell'immobile ad una famiglia piuttosto in vista, si è tentato in ogni modo di opporsi al decreto di trasferimento. Non c'è stato niente da fare: lo sgombero viene effettuato con il conseguente sfratto per la vedova che ha dovuto dire addio alla casa dove aveva vissuto negli ultimi 40 anni. In un solo giorno ha dovuto sgomberare la casa, svendere tutti i suoi mobili al mercatino dell'usato, perdendo così anche tutti i suoi ricordi e gli affetti legati a quelle pareti ed a quegli oggetti. Il tutto senza aspettare l'esito del procedimento penale: se in futuro l'usura bancaria venisse ulteriormente conclamata, chi restituirà a questa donna la sua abitazione? «Neanche il parere favorevole del procuratore alla sospensione dei termini causata dal rinvio a giudizio dei direttori delle tre banche ha indotto il giudice per le esecuzioni immobiliari a rivedere la sua posizione. Oggi sono ancora pendenti per questo caso un ricorso in Cassazione penale, ulteriori procedimenti presso la procura di Genova e di Arezzo e una causa di opposizione al decreto di trasferimento dell'immobile».

DAL DEBITO AL CREDITO - Si chiede in sostanza che la casa torni in possesso della vedova. Nonostante questo le persone che hanno acquistato l'abitazione, hanno già cominciato da diverso tempo ad eseguire dei lavori all'interno, come se la questione non li riguardasse. Un azzardo, forse, considerato che il bene acquistato potrebbe essere stato il frutto di un reato. «Ora – prosegue Forzoni - siamo partiti con una richiesta di risarcimento del danno. La recente sentenza del giudice per le udienze preliminari sebbene non abbia riconosciuto la responsabilità soggettiva dei direttori delle tre banche chiamate a giudizio ha comunque certificato che sono stati praticati tassi superiori alle soglie di usura. I nostri tecnici hanno conteggiato un danno all'attività aziendale di 5.876.762,78 euro: è solo la prima tranche, a questo andranno sommati i danni morali, esistenziali, patrimoniali e biologici delle vittime per il fatto di avere ordinato un'esecuzione immobiliare illegittima fondata su titoli usurari. Ora dovrà anche muoversi il curatore fallimentare: è infatti interesse dell'azienda fallita richiedere il pagamento dell'ingente risarcimento danni. La signora ha infatti perso la sua casa in assenza di debito, anzi, conteggi alla mano, in presenza addirittura di un credito a favore dell'azienda orafa».

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