Perugia, meno soldi e studenti. "Le università a rischio chiusura"

Mercoledì, 11 gennaio 2012 - 08:00:58
latino

di Lorenzo Lamperti

"Qui si rischia di chiudere". Perugia è sempre stato uno dei centri universitari più importanti d'Italia. L'Università degli Studi, fondata nel 1308, è una delle più antiche del nostro Paese. E' qui che è stato aperto il primo polo universitario per stranieri. Da qui il notevole afflusso di giovani da tutto il mondo, che hanno portato una notevole vivacità culturale e sociale al capoluogo umbro.

Ora però tutto questo potrebbe finire. I fondi statali sono sempre meno e le iscrizioni sono in netto calo, così come gli abbandoni agli studi. Con quali conseguenze? Lo spiega in un'intervista ad Affaritaliani.it il consigliere comunale del Pd con delega alle Politiche per lo Studio Tommaso Bori: "Temiamo gravi danni non solo per l'istruzione, ma anche per il tessuto sociale ed economico della regione. Se cade l'università, cade anche il sistema produttivo locale". 

Il direttore del Conservatorio Morlacchi replica ad Affari: "Boom di richieste di ammissione, continuiamo a investire nella cultura"

Come salvare le università di Perugia? Comune, Provincia e Regione fanno tutto il possibile. Deve arrivare un aiuto da Roma per tutto il settore dell'istruzione, così non si può andare avanti. Almeno adesso, dopo la Gelmini, se ne occupa qualcuno che in università ci ha lavorato sul serio". Sul delitto Meredith: "E' stato un duro colpo all'immagine della città. Colpa anche di chi ha dipinto Perugia come Sodoma e Gomorra".

 

L'INTERVISTA

Qual è la situazione delle università di Perugia?

"Siamo in condizioni molti difficili. Nella nostra città abbiamo vari atenei: l'Università degli Studi, quella per stranieri, l'Accademia delle Belle Arti, il Conservatorio... Tutti questi istituti hanno contribuito a rendere più vivave la vita sociale e culturale di Perugia. Non solo, hanno anche internazionalizzato la città. La maggior parte degli studenti è tradizionalmente composta da fuori sede, con un'alta percentuale di stranieri. La stessa economia perugina è stata avvantaggiata dalla presenza delle università e degli studenti fuori sede. Da qualche anno, purtroppo, con la riforma Gelmini prima, i tagli di Tremonti poi e adesso un trend che non sembra cambiare si registra un forte calo. Delle borse di studio e di conseguenza degli studenti. Le borse di studio sono state praticamente azzerate, solo il 20% degli studenti idonei ne riceve una. Tutto questo incide anche sull'apertura delle mense, gli orario delle biblioteche e su tutta una serie di servizi offerti agli studenti. Siamo in sofferenza, l'ossigeno continua pian piano a diminuire".

In che modo incide la difficoltà del mondo universitario sulla vita di Perugia?

"Incide tanto. In Umbria arrivavano tanti studenti fuori sede perché questa era una delle poche regioni che garantiva la copertura del 100% delle borse di studio. Qui ci sono sempre state università e facoltà di alto livello. Penso a Medicina e chirurgia che è stata a lungo la prima in Italia, ma anche a Ingegneria e in generale all'area scientifica. Questi studenti fuori sede stanno diminuendo drasticamente. C'è un calo forte sia dei nuovi iscritti con picchi del 24% sia degli abbandoni. Sono in tanti quelli che arrivati magari al secondo o terzo anno decidono di lasciare gli studi perché non gli vengono più rinnovate le borse. E in un momento di così grave crisi economica non tutti possono permettersi le rette".

Chiusura o privatizzazione. Qual è il destino degli atenei di Perugia?

"Il problema è davvero serio. In particolare l'Accademia e il Conservatorio hanno gravi problemi economici. Ormai non riescono più a pagare l'apertura dell'università in sé né gli stipendi a chi ci lavora. La privatizzazione mi sembra una soluzione difficilmente attuabile. Per cui esiste un concreto rischio di chiusura".

Comune e Regione stanno facendo abbastanza per salvare la situazione?

"Comune, Provincia e Regione già sostengono tutto il sistema universitario umbro, partecipando a varie spese. Per esempio, la Regione ha pagato una decina di milioni per la ristrutturazione della facoltà di medicina. Il Comune finanzia direttamente con un fondo l'Accademia. La verità è che si cerca di agevolare per quanto e per come è possibile e si riesce. Il problema è strutturale e non è a Perugia ma a Roma".

Il cambio di governo è un segnale positivo?

"Sicuramente è un segno di discontinuità. Adesso dell'università se ne occupa una persona che nell'università ci ha lavorato per davvero. Detto ciò, al momento si è vista solo la manovra ma ancora nessuna fase 2. Speriamo che invece con le misure per lo sviluppo ci sia attenzione anche per il rilancio del sistema universitario. Anche perché così non si può andare avanti. Ormai chi se lo può permettere va a studiare all'estero, poi ci sono tanti che non se lo possono permettere e restano a guardare. Un sistema in questo stato è destinato inevitabilmente all'autodistruzione".

Nel caso di collasso della struttura universitaria quali conseguenze ci sarebbero sotto il profilo economico del territorio umbro?

"A Perugia ci sono delle facoltà dove c'è una stretta collaborazione tra università e aziende. Dalla sanità all'agraria fino alla chimica. Da poco una ricercatrice, conosciuta a livello internazionale, ha scoperto che gli anticoagulanti per via orale possono essere sostituiti da una semplice aspirina. Una scoperta che potrebbe far risparmiare milioni di euro alla sanità. E questo studio lo ha condotto a Perugia. Ci sono realtà che riescono a essere efficienti nella ricerca e a produrre risultati veri che servono alle aziende sia locali sia nazionali. Queste cose sono possibili solamente finché esiste l'università. Se questo viene meno ci saranno conseguenze non solo per l'istruzione ma anche per il tessuto produttivo locale".

Parlavamo prima del livello internazionale di Perugia. Un chiacchieratissimo fatto di cronaca come l'omicidio di Meredith Kercher può aver influito sulla percezione che si ha della città in Italia e all'estero?

"Certamente ha inciso. E negativamente. Poi però tutti gli studenti, italiani e stranieri, che arrivano a Perugia trovano una città fortunatamente del tutto diversa da quella che è emersa nella ricostruzione di quella vicenda fatta da alcuni media. Mi riferisco in particolare a Porta a porta e ad altre trasmissioni televisive. La città è stata dipinta come un luogo di perversione. Perugia non è Sodoma e Gomorra, è un capoluogo di regione che in quanto tale affronta delle problematiche. Il clamore che il delitto Kercher ha suscitato in Italia e all'estero non ha giovato all'immagine della nostra città. Ma Perugia è ben altra cosa. Chi viene qui se ne accorge subito".

 




0 mi piace, 0 non mi piace
Seguici su facebook Seguici su Twitter Seguici su Google + Seguici su Linkedin Aggiungici ai preferiti Fai di Affaritaliani la tua HomePage Rss
In Vetrina
MediaCenter


Nigeria/ Boko Haram rivendica attentato Abuja che causo' 75 morti
Lavoro/ Cgil, boom di richieste cig, 520 mila in cassa
Formula Uno/ G.P.Cina, pole a Hamilton e Alonso quinto
Usa/ "Uomo armato in sede Los Angeles Times", ma era falso allarme
Corea del Sud/ Comandante ammette che ritardo' sgombero traghetto
Mafia/ Decapitata cosca di Palermo, 8 arresti. Fermata faida
Ucraina/ Usa, costi ulteriori per Mosca se non rispetta accordo
Irpef/ Brunetta (FI): da Renzi molta confusione! Non e' cosa seria
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

LA CASA PER TE

Trova la casa giusta per te su Casa.it
Trovala subito

Agos Ducato

Richiedi il prestito personale online
CALCOLA RATA

BIGLIETTI

Non puoi andare al concerto? Vendi su Bakeca.it il tuo biglietto
PUBBLICA ORA