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Cronache
Prevenzione alla violenza, si parte dalla magistratura. Parla l'avv. Passerini

E’ passato un anno dalla storica sentenza del Tribunale di Messina che valutò i “PM negligenti” in quanto non seppero valutare i rischi che portarono al femminicidio di Marianna, avvenuto il 3 ottobre 2007 a Palagonia. I Giudici un anno fa stabilirono che i Magistrati in questione sottovalutarono, nonostante nei confronti del marito fosse già stata emessa la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare poi revocata, “l’intento, se non omicida, quantomeno di violenza ai danni della donna” non procedendo, per esempio, a sequestrare quel coltello a scatto che fu poi utilizzato dall’uomo per uccidere la propria moglie. Questo nonostante le querele presentate dalla donna dal mese di giugno 2007 indicassero già la presenza di quel pericolo. La decisione dei Giudici di Messina ha costituito un precedente fondamentale nella lotta contro la violenza di genere perché ha stabilito un principio di responsabilità personale che riguarda tutti gli attori che intervengono nella gestione dei casi di donne vittime di maltrattamenti. In questo caso i Magistrati.

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Ma a distanza di un anno qual è la situazione per la formazione dei Magistrati in tal senso? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Francesca Passerini, fondatrice di DDiritto – programma formativo per la prevenzione della violenza di genere.

“I vari Ordini degli Avvocati italiani e il Consiglio Superiore della Magistratura in questo ultimo anno si sono mossi e hanno organizzato e pianificato numerosi corsi, seminari e incontri formativi dedicati ai Magistrati e non solo, al fine di fornire una corretta formazione in materia di violenza di genere e di prevenzione della stessa. Ma da parte del Governo non abbiamo ancora visto nessun passo sensibile al fine di legiferare in tal senso.”

Ritiene che sarebbe necessario un intervento del Governo in materia?

“Assolutamente sì. Non dimentichiamoci che oltre alla triste sentenza del Tribunale di Messina, l’Italia ha subito anche la condanna della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, la quale, sempre nel 2017 ha condannato il Belpaese per non avere condotto diligentemente il procedimento penale nei confronti di un autore di violenza domestica, esponendo in questo modo la vittima ad un tentativo di omicidio nonché all’omicidio del figlio della stessa. Si tratta della famosa sentenza Talpis c. Italia. Un duro colpo per l’Italia, che avrebbe dovuto, a mio dire, far muovere qualcosa a livello politico.”

Negli altri Paesi europei qual è la situazione in merito alla formazione sulla violenza di genere?

“Il nord Europa è decisamente più sensibile al tema della formazione e prevenzione alla violenza di genere. Ma anche i Paesi del sud Europa si stanno muovendo. L’ultimo esempio è quello della Spagna. Con l’arrivo del Governo Sanchez, sarà infatti portata la proposta di legge per fornire ai Giudici spagnoli una formazione specifica in materia di violenza di genere. Questo è avvenuto anche a causa della tristemente nota sentenza di abuso sessuale, anziché stupro di gruppo, contro una ragazza durante la festa di San Fermín a Pamplona di qualche mese fa. Questa proposta di legge spagnola è un ottimo esempio, ma ricordiamoci che l’Italia potrebbe fare meglio, specialmente perché la nostra legislazione è già più avanzata in materia. Per esempio, la legislazione spagnola ancora non riconosce il termine femminicidio per identificare un crimine contro una donna, agito proprio perché è una donna l’oggetto della violenza.”

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