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Risarcita con 470mila € per un tumore che non c'era, ma vita ormai distrutta: "La chemio mi ha sfinita"
La rabbia della donna 65enne: "Ho sospeso quelle cure inutili nel 2011, ma era tardi"

Diagnosticato un tumore inesistente a una donna, arriva il risarcimento. "Ma la chemio mi ha sfinita"
Daniela Montesi, 65 anni di Pontedera, sposata e madre di due figli, chiude la sua battaglia sanitaria e legale contro l’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa con un risarcimento di 470mila euro per un tumore diagnosticato che però era inesistente. Una brutta storia che però non può chiudersi con una sentenza del tribunale perché, come dice la vittima di questa assurda vicenda, "la chemio mi ha sfinita". La diagnosi era arrivata durante una visita nel 2006. Il presunto linfoma è stato diagnosticato durante le visite previste per un intervento chirurgico di ortopedia. Poi le cure sono proseguite fino al maggio 2011, in seguito c'è stata una nuova biopsia, eseguita a Genova, e questa ha escluso il tumore.
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"Avrei voluto esserci anch’io davanti ai giudici della Corte d’appello di Firenze - si sfoga la donna a La Stampa - per far vedere loro come sto, per far capire tutto quello che ho sofferto. Ero in ospedale, invece, a curarmi dalle malattie che stanno aggredendo il mio sistema immunitario, distrutto da quelle cure sbagliate. Mi sento una donna finita, purtroppo non c’è modo per essere sereni, neanche dopo la sentenza sul risarcimento. Il mio sistema immunitario è stato distrutto dalle cure antitumorali che non avrei dovuto fare, dal cortisone alla chemioterapia. E anche da tutti quei farmaci monoclonali che avrebbero dovuto somministrarmi per un periodo limitato e poi ridurre le quantità o cambiare. E invece li ho presi per tanti anni, più di quattro sicuramente. Terapie e farmaci che hanno rovinato il mio organismo".
