Roma/ Caso Cucchi: è polemica. La Russa: "Militari corretti"

Sabato, 31 ottobre 2009 - 10:45:00

Per la morte di Stefano Cucchi la procura di Roma ha deciso di procedere per il reato di "omicidio preterintenzionale", al momento a carico di ignoti. Il pm Vincenzo Barba, che aveva aperto un fascicolo in 'atti relativi' dopo un primo referto medico che parlava di decesso per cause naturali cui è seguito un referto un po' più dettagliato del Sandro Pertini, intende vederci chiaro e sta indagando per capire se il ragazzo 31enne sia stato effettivamente vittima di un pestaggio, da parte di chi e se le lesioni riscontrate sul corpo siano state o meno causa della morte.

LE ANOMALIE- A chi indaga non è sfuggita affatto una serie di "anomalie presenti sulla salma", al punto che è stata subito disposta una consulenza medico legale con tanto di scatti fotografici effettuati in sede autoptica. Il magistrato, che procede d'ufficio in mancanza, a oggi, di una denuncia da parte dei familiari della vittima, ha già raccolto la deposizione di chi, a partire dalla sera del 15 ottobre scorso, ha avuto a che fare con Cucchi.


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In procura, quindi, sono stati già sentiti alcuni carabinieri che hanno arrestato il giovane, diversi agenti di polizia penitenziaria che lo hanno poi preso in custodia e il medico del tribunale che visitò Cucchi il giorno dell'udienza di convalida dell'arresto e verificò diverse lesioni. In aula, ha accertato il pm Barba che ha acquisito il cd della registrazione, Cucchi, apparso in condizioni di salute piuttosto serie, non avrebbe raccontato niente a nessuno e nessuno dei presenti (come il pm d'udienza Emanuele Di Salvo, il giudice Maria Inzitari, lo stesso difensore d'ufficio Giorgio Rocca) avrebbe notato nulla di sospetto. Resta il fatto che, convalidato l'arresto e trasferito in carcere, Cucchi, nel giro di pochissimo tempo, è finito in ospedale dove morirà sei giorni dopo. Il pm Barba dovrà mettere a verbale nei prossimi giorni la deposizione di altri carabinieri, di altri agenti della penitenziaria e del ragazzo cui Cucchi cedette la droga. Agli atti dell'inchiesta risulta, poi, che il 31enne pesava 42 chili al momento dell'ingresso a Regina Coeli e 37 quando e' morto.

LA RUSSA- "Carabinieri corretti". Scuote lo scenario politico il caso Cucchi, il 31enne morto in circostanze ancora da chiarire dopo l'arresto. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa interviene nel dibattito, spiegando di non avere "strumenti" per dire come sono andate le cose, ma dicendosi "certo" di una cosa: "il comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione. Non c'è dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo - spiega La Russa - ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di dirlo perché si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri come forze di polizia, quindi al ministero dell'Interno, dall'altro al ministero della Giustizia. Quindi non ho strumenti per accertare, ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione".

 E alle parole di La Russa fanno eco quelle di Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp, il secondo sindacato della polizia penitenziaria: "secondo fonti attendibili, Stefano sarebbe arrivato a Regina Coeli direttamente dal tribunale già in quelle condizioni, e accompagnato da un certificato medico che ne autorizzava la detenzione, come di solito si fa in questi casi". L'Osapp protesta con Michele Santoro, per come è stato trattato il caso ad Annozero. "Quale rappresentanti di un'istituzione autorevole che qualcuno tenta di annientare strumentalizzando il "caso" - prosegue Beneduci - siamo disgustati da una vicenda grave che sta via via assumendo le fattezze di un fatto politico e che rischia di disonorarci: come per il caso Bianzino, il caso Aldovrandi. Le ombre ci uccidono, uccidono l'intera categoria alla quale ci esaltiamo di appartenere, ed è triste che fino adesso siamo stati l'unica organizzazione sindacale ad avere il coraggio di dire la propria con grande chiarezza ed onesta".

VOGLIAMO LA VERITA'-"Verità" è la parola d'ordine usano da molti in queste ore. "Verità. Naturalmente verità. Verità e legalità per tutti, ma proprio tutti: in fondo è semplice" si legge in un corsivo di Ffwebmagazine, il periodico online della Fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini, all'indomani della pubblicazione voluta dalla famiglia del giovane deceduto delle foto del cadavere. "Uno Stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici - continua il corsivo -. Perché verità e legalità devono essere "uguali per tutti", come la legge. Non è possibile che, in uno Stato di diritto, ci sia qualcuno per cui questa regola non valga: fosse anche un poliziotto, un carabiniere, un militare, un agente carcerario o chiunque voi vogliate. Non può esistere una "terra di mezzo" in cui si consente quello che non è consentito, in cui si difende l'indifendibile, in cui la responsabilità individuale va a farsi friggere in nome di un "codice" non scritto che sa tanto, troppo, di omertà tribale. 

GIORGIA MELONI- "Nell'esprimere tutto il mio cordoglio alla famiglia del giovane Stefano Cucchi in questo momento di profondo lutto e di terribile dolore, auspico vivamente che da parte di tutti i soggetti coinvolti si impieghi il massimo sforzo nel fare chiarezza al più presto sull'intera vicenda" è l'auspiscio del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. "Presidente Napolitano, le foto diffuse ieri coraggiosamente dalla famiglia di Stefano Cucchi meritano verità e giustizia" è quanto chiedono in un appello inviato al capo dello Stato i giovani della Fgci, l'organizzazione giovanile del PdCI, e dei Giovani Comunisti del PRC. "Gli italiani, tutti, hanno bisogno di avere fiducia nelle forze dell'ordine e nel rispetto della legalità da parte di chi è chiamato a far sì che non venga mai violata" dice Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd.

ALFANO- "Pieno sostegno alle indagini e celerità nell'accertamento della verità e dei colpevoli". E' quanto ha affermato il ministro della Giustizia Angelino Alfano nel corso di una telefonata con il procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara. "Esprimo vicinanza alla famiglia Cucchi - ha detto Alfano - e, al contempo, ribadisco fiducia nell'operato della Polizia Penitenziaria che, ogni giorno, svolge i suoi delicati compiti con abnegazione e in contesti difficili. Auspico che l'autorita' giudiziaria accerti, in tempi brevi, la verità dei fatti"

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