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Da Rosarno a Bari, parlano gli immigrati del Cie: “Per noi violenze, razzismo e menzogne”"

Una delegazione di Migreurop raccoglie le testimonianze dei migranti evacuati da Rosarno: “Sono vittime, per loro ci vuole una protezione specifica”. Ma uno di loro, ferito gravemente, rischia ancora l’espulsione

Giovedí 21.01.2010 14:56

Rosarno 2

Razzismo, violenze e menzogne
. C’è questo nel passato e nel presente dei lavoratori migranti evacuati da Rosarno nei giorni della rivolta e attualmente ospitati nei centri di identificazione e espulsione e di accoglienza per richiedenti asilo di Bari. A sostenerlo è la delegazione di Migreurop, composta da tre europarlamentari (la belga Durant, la francese Flautre e il portoghese Tavares), un deputato italiano (il radicale Maurizio Turco) e alcune associazioni (Arci e Statewatch per l’Italia, oltre alla belga Ciré) che hanno visitato il Cie e il Cara di Bari il 15 gennaio scorso e che oggi hanno presentato il loro racconto in una conferenza stampa al Parlamento europeo di Strasburgo.
 
Le testimonianze raccolte hanno messo in evidenza le condizioni di grave sfruttamento nelle attività agricole alle quali i migranti erano sottoposti e illustrano come il clima di violenza e intimidazione sia andato peggiorando nel corso degli ultimi mesi e poi delle ultime settimane: il tutto riassunto in giornate di lavoro da 13 ore per 25 euro al giorno o 1 euro a cesto di frutti raccolti, con una “paura” costante e “l'ostilità dei gruppi mafiosi”. Racconti che spingono la delegazione ad affermare che i migranti sono stati “le vittime” e non i responsabili degli eventi di Rosarno, e che dunque dovrebbe essere loro concesso – ai sensi dell’art. 18 del Testo unico sull’immigrazione - un permesso di soggiorno come vittime di sfruttamento e violenza, anche in considerazione dell’opportunità che essi siano ascoltati dalla magistratura nelle inchieste contro le aziende agricole e le organizzazioni criminali della zona. E ciò quanto meno a titolo di testimoni di attività delittuose, ad iniziare dallo sfruttamento lavorativo in condizioni di schiavismo. Il che escluderebbe, in ogni caso, qualsiasi procedimento di espulsione nei loro confronti.
 
Al Cie di Bari i migranti provenienti da Rosarno sono 46, la gran parte di nazionalità ghanese (32) e a seguire malesi (4) e ivoriani (3), oltre a due togolesi, due nigeriani, un nigerino, un senegalese e un burkinabé. Al momento della visita di Migreurop – afferma la delegazione – “nessun migrante era ancora stto condotto dinnanzi alle autorità consolari dei loro rispettivi paesi”. Al Cie i migranti “hanno potuto contattare un avvocato indicato dalle associazioni di tutela del territorio, che insieme all’Oim stanno cercando di raccogliere le loro storie per procedere legalmente”. I ghanesi in particolare hanno affermato, in un colloquio con i visitatori, che si trovano “in un centro chiuso nonostante il fatto che la polizia avesse loro proposto a Rosarno un trasferimento come misura di protezione, e non come spostamento finalizzato alla loro detenzione ed espulsione”: un’operazione di “salvataggio”, sintetizza la delegazione, si è trasformata in “una retata finalizzata all’espulsione”.
 
Dichiarazioni concordanti circa la presenza nel Cie di un africano gravemente ferito in occasione degli scontri di Rosarno sono stati raccolti sia fra i trattenuti al Cie sia fra gli ospiti del Cara: la delegazione non ha potuto incontrarlo, ma tale circostanza gli aprirebbe la strada alla concessione di un permesso di soggiorno per protezione umanitaria. Sebbene tale eventualità sia stata pubblicamente affermata dal ministro dell’Interno, lo straniero in questione si trova ancora nel Cie in attesa di espulsione. Al Centro di accoglienza per richiedenti asilo, invece, sono già andati via la gran parte dei 324 migranti trasferiti da Rosarno: una volta identificati, infatti, gli stranieri possono lasciare il Cara.



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