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Salute/ La ricercatrice Rita Clementi ad Affari: "Vado via dall'Italia perchè manca la voglia di cambiare"

Rita Clementi, 47 anni, la ricercatrice che ha scoperto l'origine genetica di alcune forme di linfoma maligno, spiega ad Affaritaliani.it i motivi che l'hanno spinta a scrivere la lettera indirizzata al presidente della Repubblica Napolitano in cui racconta la sofferta decisione di lasciare l'Italia. Dal 1°luglio lavorerà come ricercatrice in un importante centro medico di Boston.

Giovedí 02.07.2009 10:00

Una laurea in Medicina, due specializzazioni, anni di contratti a termine: borse di studio, co.co.co, consulenze, contratti a progetto, l'ultimo presso l'Istituto di genetica dell'Università di Pavia. Rita Clementi, 47 anni, la ricercatrice che ha scoperto l'origine genetica di alcune forme di linfoma maligno,spiega ad Affaritaliani.it  i motivi che l'hanno spinta a scrivere la lettera indirizzata al presidente della Repubblica Napolitano in cui racconta la sofferta decisione di lasciare l'Italia. Dal 1°luglio lavorerà come ricercatrice in un importante centro medico di Boston.

rita clementi
Rita Clementi
Dottoressa Clementi, che cosa l'ha spinta a fuggire dall'Italia per svolgere la sua attività?
Io ho 47 anni, non sono una persona nuova all'esperienza della  ricerca in Italia. E in vent'anni di ricerca da precario ho potuto verificare sulla mia pelle che il livello di risultato che si ottiene nella ricerca, l'impegno che si profonde, non è una cosa che viene considerato

Ma lei ha scoperto l'origine genetica di alcune forme di linfoma maligno…
E' una scoperta molto importante ma molto embrionale. Deve essere confermata e la possibilità di applicazione terapeutica deve essere valutata. Ma sicuramente è un piccolo pezzettino di un puzzle che tutti nel mondo stiamo cercando di costruire..

LA LETTERA SCRITTA AL PRESIDENTE NAPOLITANO

Senza contributo italiano però…
No. Io non sono mai andata all'estero, un po' per scelta e un po' per necessità avendo tre figli non potevo sballottarli per il mondo anche perché questo richiede una tranquillità economica che io non ho mai avuto. Quindi per scelta mia, perché pensavo si potesse far ricerca anche in Italia., ho deciso di rimanere. Anche perché la mia scoperta è tutta italiana ma dispiace che come tale non viene riconosciuta.

Che cosa manca in Italia che invece c'è all'estero?
In Italia manca la voglia di cambiare il sistema. Tutti i governi di tutti i colori che si sono insidiati negli anni tra i loro proclami hanno sempre detto di voler migliorare la qualità della ricerca, di dare più fondi. Cose bellissime. Ma nessuno ci è mai riuscito

Perché?
Perché c'è un sistema che è molto più solido di qualsiasi governo

Così  dal 1 luglio lavorerà a Boston...
Si andrò negli stati Uniti, anche se per via dei miei figli non ci sarà un taglio netto con l'Italia

E se le proponessero altro in Italia?
Ci dovrei pensare bene perché è di questi giorni la notizia di una ricercatrice che tornata in Italia sta di nuovo ripartendo per l'estero. Fondamentalmente perché è difficile entrare in questo sistema. E' chiaro che se mi offrissero una possibilità valida tornerei. Del resto mi sono laureata, specializzata e ho prodotto in Italia. Quindi vuol dire che si può fare. Ma in Italia manca una cosa importante: il riconoscimento per il lavoro svolto.

Ma…
Bisogna capire che ruolo vuole ricoprire l'Italia nella ricerca. In questo periodo ho ricevuto tantissime mail. In una c'era anche una storiella che diceva: il capo di una grande ditta ha regalato ai suoi successori delle matriosche. Dentro l'ultima c'era un biglietto che diceva: se tu assumi dei nani la tua industria sarà di nani, se assumi dei giganti la tua industria sarà di giganti. L'Italia deve decidere chi vuole arruolare

E in questo momento da che parte sta?
E' dicotomica. Si va da un estremo all'altro. Ci sono quelli che lavorano benissimo e quelli che lavorano malissimo. Purtroppo quelli che lavorano bene sono oscurati dai secondi. Di me parlate perché vado via e non per la mia scoperta, per esempio..

A Boston continuerà a studiare e ad approfondire la sua scoperta?
Certo. Io vado perché voglio continuare a studiare questa cosa, perché quando tu fai una scoperta poi  abbandonarla è doloroso. Io sono medico e il mio atteggiamento è sempre in funzione del paziente. Non è solo appagamento personale, noi lavoriamo per il paziente che usufruirà delle nostre scoperte. E' quindi è giusto che io capisca se sono sulla strada giusta o no.

Floriana Rullo



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