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Cronache
Terremotati arrabbiati per “strano” decreto del commissario alla ricostruzione

Che strano posto la pubblica amministrazione italiana. Ti danno l’incarico per fare una cosa ma nel contratto ce n’è un’altra. Il contratto non viene perfezionato, non c’è stato il lavoro e non viene pagato, a detta degli interessati, ma non si trova la revoca. Una serie di discrasie.

 

Da qualche giorno un decreto sta agitando chi si occupa della ricostruzione post terremoto in centro Italia.

Un comitato locale o presunto tale (visto che il caso è apparso sulla stampa marchigiana ma a detta degli interessati sarebbero dei singoli) polemizza con il Commissario straordinario alla ricostruzione Piero Farabollini, per la lentezza nella gestione dei progetti e tira fuori un suo strano decreto del gennaio 2019 per un incarico a una figura di segreteria organizzativa. Guadiamo gli atti. Il Commissario ha conferito “l’incarico di ‘esperto’ nell’ambito della struttura del Commissario straordinario” all’avvocato Massimo Cesca. Forse per la sua esperienza nel settore immobiliare visto che l’avvocato, tra le tante attività che svolge, è come riportato nel suo sito anche “iscritto negli elenchi dei delegati alle vendite di beni immobili e mobili registrati presso il Tribunale di Macerata”.

 

"L'incarico consiste”, riporta il decreto che è l’atto primario, “nel supporto al commissario nell'espletamento di compiti legati all'organizzazione degli impegni, alla cura della corrispondenza e dei rapporti con altri soggetti pubblici e privati in ragione del suo incarico istituzionale; nonché nello svolgimento di tutte le altre attività demandate all'ordinanza n.15 del 2017 all'Ufficio Segreteria del commissario straordinario”.

Tradotto: il Commissario ha conferito ad un soggetto esperto, un incarico di organizzazione della sua segreteria (altrimenti perché insistere scrivendo “all'organizzazione degli impegni, alla cura della corrispondenza e dei rapporti con altri soggetti”). Infatti chi si occupa della “cura della corrispondenza” di un dirigente? Una segretaria o un segretario. Sembra evidente. Così come “l’organizzazione degli impegni”.

 

L'incarico inizia l’1 febbraio 2019 e termina il 31 dicembre ed è espletato per un compenso lordo complessivo di 48.000 euro.

Per il comitato ci troviamo di fronte ad un’incongruenza: perché impegnare quasi 50.000 euro per un incarico esterno alla pubblica amministrazione “per un’attività che i dipendenti della pubblica amministrazione avrebbero potuto svolgere con nessun ulteriore costo”?

 

Ma sia il Commissario che il consulente reagiscono con un comunicato. Farabollini: “I contatti con l’avvocato Cesca ci sono stati ad inizio anno per avviare e coordinare una piattaforma sulla legalità nelle attività della ricostruzione intrapresa successivamente nel quadro di iniziative istituzionali. Di conseguenza la collaborazione con il professionista non ha più avuto seguito e nessun compenso è stato corrisposto”. Dello stesso avviso Cesca: “Alcuni mesi fa sono stato contattato dalla struttura Commissariale al fine di avviare una collaborazione per la disamina delle molteplici problematiche derivate dal sisma del 2016. Pur avendo dato la mia disponibilità, in concreto non vi è stato alcun seguito e, di conseguenza, non ho percepito alcun compenso. Tanto dovevo precisare per neutralizzare ulteriori polemiche assolutamente infondate e pretestuose”.

 

Rispetto al decreto però una discrasia appare nel contratto successivo che lega Cesca alla Struttura del Commissario. “L'oggetto dell'incarico”, recita il contratto, “riguarda lo svolgimento di una consulenza professionale in materia di organizzazione dei testi coordinati delle ordinanze emesse e da emettere a modifica delle precedenti, della cura dei rapporti della Struttura commissariale con soggetti privati e pubblici che agiscono fattivamente alla ricostruzione dei territori colpiti dal sisma dell'agosto 2016 e seguenti”.

L’“organizzazione dei testi coordinati delle ordinanze emesse e da emettere a modifica delle precedenti” non sembra il lavoro che fa una segretaria che “cura la corrispondenza”, come invece c’è scritto nel decreto.

 

Se poi il contratto, come dicono Commissario e consulente, non è mai stato perfezionato e non vi è stato un lavoro dovrebbe esservi una revoca o un qualche atto formale di chiusura del rapporto, firmato tra le parti, visto che si tratta di un impegno di spesa preventivato con soldi pubblici. Ma non si trova sul portale del Commissario, dove invece sono facilmente reperibili decreto e contratto.

 

Per questo motivo abbiamo provato a contattare il Commissario, via mail e telefono (ma il suo cellulare risulta staccato e alla mail non risponde nessuno) e l’avvocato Cesca. Quest’ultimo ci ha risposto ma solo via sms, confermando che non “deve essere pagato” perché “non ha svolto nessun lavoro” e che la risoluzione della consulenza è stata “pacificamente concordata, poi non saprei se deliberata”.

Non mettendo in discussione la buona fede di entrambi ma al fine di evitare qualsiasi contenzioso possibile è prassi in questi casi avere una risoluzione formale del contratto, che andava fatta a febbraio, non oggi, visto che ci stiamo occupando di denaro pubblico. E il dubbio resta: perché con il decreto si dà l’incarico per fare una cosa ma nel contratto ce n’è un’altra?

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