Flavia Bideri: "Vi racconto il mio tumore alle ovaie". Questo sconosciuto... La storia

Sabato, 4 dicembre 2010 - 08:40:00

Di Benedetta Sangirardi

Flavia Villevieille Bideri, 48 anni, produttrice di film come "Amori in corso" di Giuseppe Bertolucci, ha deciso di sfidare il cancro a viso aperto. La malattia l'ha colpita quattro anni fa (i primi sintomi cinque anni fa). E il 3 dicembre scorso ha "convocato" in un convegno ricercatori e medici del Mario Negri e dell' Istituto Europeo di Oncologia, per far capire che gli studi sul tumore ovarico sono ancora indietro. Tutti presenti i grandi nomi dell'oncologia italiana, da Silvio Garattini a Nicoletta Colombo, da Giovanna Damia a Paola Mosconi. L'associazione, fondata insieme ad altre donne nel febbraio scorso (alleanza contro il tumore ovarico - Acta), è alla prima uscita pubblica. Perché quando si tratta di tumore, unire le forze è importante.

E non fa niente se non si tratta del cancro al seno, molto più conosciuto e diffuso. Loro vogliono lottare lo stesso, e anche di più. Una battaglia che Flavia ha voluto iniziare quando ha capito che il tumore ovarico, di cui i media non parlano, è molto difficile da individuare e ha un tasso di mortalità "che fa venire i brividi", racconta ad Affaritaliani.it. Delle pazienti colpite, solo il 30 per cento guarisce, mentre il 60% può solo sperare di trasformare il tumore in una malattia cronica con cui convivere, con un'aspettativa di vita che, per lo più, si aggira intorno ai tre anni. Dunque il problema principale è uno: il carcinoma ovarico è pressoché sconosciuto, le donne non sanno assolutamente che cosa sia.

"Svegliamo" le donne, la stampa e i medici. Che cosa è il tumore ovarico?
"Non si sa bene come nasce, ma è abbastanza silenzioso. Il grande problema è che si iniziano a sentire i sintomi quando il tumore è già in stato avanzato".

Quali sono i sintomi?
"Fitte al basso ventre, gonfiore addominale, dolori alla schiena, stanchezza. Ma anche mangiare poco e sentirsi subito sazi. Sintomi che sono comuni a tante altre cose. Ma se persistono, peggiorano e non passano, allora tra i vari controlli è consigliabile anche farne uno alle ovaie".

E' il tumore ginecologico con il più basso tasso di sopravvivenza. Giusto?
"Ogni anno vengono colpite circa 4.500 - 5.000 donne. Non è un numero enorme se si considerano quelle colpite dal cancro al seno. Ma la differenza è che il seno è guaribile nel 92% dei casi, mentre nel tumore dell'ovaio il 60% delle donne non supera i cinque anni di vita".

La malattia molto spesso viene diagnosticata tardi, colpa anche della disinformazione?
"Già, nel 75% dei casi viene diagnosticata in ritardo. Ma anche perché la ricerca da 30 anni non fa rilevanti passi in avanti. I numeri sono fermi ad allora".

Lei ha un'esperienza diretta.
"Sono stata colpita quattro anni fa e l'idea di fondare l'associazione mi è venuta a seguito della mia malattia. Io ho avuto sintomi con un anno di anticipo, sapevo che qualcosa non andava, ho fatto controlli a tutto spiano. Ma nessuno riusciva a capire che cosa avessi. Mi davano cure per altri mali, anche molto banali. Tutti i medici hanno sottovalutato i miei dolori".

Ma lei sapeva che esistesse il tumore ovarico?
"No, e infatti pensavo che facendo il pap-test si individuasse qualsiasi problema ginecologico".

E come è andata a finire?
"I medici continuavano a dire 'non è niente', la mia pancia era sempre più gonfia. Fisicamente ho avuto il ventre piatto, ma dopo un anno avevo una pancia enorme, un pallone. A quel punto ho fatto l'ennesima ecografia, e la situazione era già molto degenerata".

Oggi come sta?
"Mi devo curare continuamente, gestisco la malattia".

Continua a produrre film?
"Sì, continuo a lavorare, anche se non produco più film per la televisione. Mi sono allontanata da Roma e ora vivo a Milano per motivi personali. Faccio altre cose a livello di produzione".

Che consiglio vuole dare alle donne?
"Informarsi, senza allarmarsi. Nel 2010 non è possibile che una donna non conosca un tipo di tumore. E che non sappia che oltre a controllare il seno e l'utero, deve controllare anche le ovaie perché c'è un rischio, seppur remoto. Dico a loro che se sentono per diverso tempo i sintomi che ho detto, devono fare un'ecografia trasvaginale, un marcatore tumorale, e poi farsi vedere dal ginecologico. Non dal medico di base, non conoscono per niente questo tipo di tumore. Se, malauguratamente, dovessero essere colpire da questo male, consiglio di farsi operare da un chirurgo ginecologo o oncologo. Non un chirurgo generale".

Lei ha subito un intervento?
"Sì, quattro anni fa. Dopo aver scoperto la malattia ho iniziato una via crucis per capire chi mi dovesse operare. Purtroppo nel 2006 nessuno sapeva niente".

A che punto è la ricerca?
"Noi abbiamo voluto questo incontro al Mario Negri proprio perché le pazienti hanno scarsissime informazioni, quasi zero. Ci sono farmaci usciti da poco che prolungano il periodo di assenza di recidiva di circa quatto mesi. Ma ovviamente vogliamo qualcosa di più efficace e non ci accontentiamo."

LE CURE POSSIBILI

Dottoressa Colombo, lei è primario di Ginecologia oncologica all'Istituto europeo di oncologia (Ieo) e luminaria in campo internazionale del tumore ovarico. Qual è la cura per questo tipo di tumore?
"La cura è una combinazione tra chirurgia e chemioterapia, nei casi avanzati, che sono purtroppo la maggior parte. La componente chirurgica consiste nell'asportare la maggior quantità di tumore possibile, anche quando è molto diffuso. Poi la chemioterapia, con i medicinali classici".

Il tumore ovarico impedisce alle donne di avere figli?
"Purtroppo sì. Anche se bisogna distinguere il tumore in fase iniziale, quindi confinato a un ovaio, e quello in stadio avanzato, che coinvolge entrambe le ovaie. In questo secondo caso non si può preservare la fertilità, perché bisogna asportare tutto. Viceversa nelle donne giovani che presentano un tumore confinato a un solo ovaio, noi proponiamo una chirurgia conservativa. Ossia asportare solo l'organo malato e lasciare l'altro ovaio e l'utero. La chemioterapia sarà indispensabile, ma non incide negativamente sulla possibilità di avere figli. Purtroppo però questo tipo di tumore si presenta in fase avanzate nella stragrande maggioranza dei casi".

Da esperto, che cosa consiglia alle donne?
"Appena si presentano i sintomi, subito una visita ginecologica, la tac, l'ecografia e i marcatori tumorali. Solo così la diagnosi può essere tempestiva".

LA SCHEDA

I sintomi: Rigonfiamento e dolori addomino-pelvici
Diagnosi: visita ginecologica
Evoluzione della malattia: negli stadi iniziali una terapia adeguata è soddisfacente: la guarigione è al 90%. In quelli avanzati, la maggior parte, scende fino al 30%
La cura: si ricorre all' intervento chirurgico che non garantisce la scomparsa di episodi recidivi. Dopo la terapia si suggerisce la chemioterapia.

 

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