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Cronache

Nel gennaio scorso un giudice, Marco Billi, relativamente al terremoto aquilano, motivò la sentenza di condanna degli esperti della commissione Grandi Rischi, facendo sue le indicazioni di tecnici convinti, unici al mondo assieme a Gianpaolo Giuliani, della prevedibilità di eventi sismici. Il 16 maggio scorso Giuseppe Grieco, giudice del Tribunale de L’Aquila, sulla stessa linea di Billi, ha motivato la sua condanna, sostenendo che il terremoto poteva essere previsto «essendosi verificato in quello che viene definito periodo di ritorno, vale a dire nel lasso temporale di ripetizione di eventi previsto per l'area aquilana». Periodo che, ha scritto citando il consulente Luis Decanini, «è stato indicato in circa 325 anni dall'anno 1000».

Non ci soffermiamo sulla precisione della previsione, mandata letteralmente all’aria da quel “circa 325 anni” che vorrebbe dire 325 anni più o meno, che so, almeno un anno. Il che, nel caso specifico, avrebbe comportato far dormire fuori casa almeno per due anni la popolazione aquilana e dei dintorni di almeno una cinquantina di km. Giuseppe Grieco ha così reso ridicola, ai fini pratici, la base su cui poggia la sua condanna. Né ci soffermiamo sulla motivazione numerologico-geofisica per cui i “circa 325 anni” dovrebbero costituire una costante di ripetizione eterna … . Mettiamo in evidenza la vittoria, speriamo momentanea, dell’ignoranza anche di fronte a indiscusse verità scientifiche note in tutto il mondo e non solo agli esperti. Riportiamo le parole di Enzo Boschi, sismologo tra i maggiori italiani, certamente il più famoso, imputato e condannato: «I terremoti finora non li ha mai previsti nessuno. Allo stato attuale delle conoscenze non si riesce a prevederli. Quello che è possibile fare, e che i Paesi avanzati fanno, è rendere più sicuri gli edifici in modo da ridurre al massimo in danni". Le affermazioni del Prof. Boschi sono ineccepibili. Quindi, sia chiaro: ha senso una condanna per progettisti e realizzatori in zone altamente sismiche, di edifici non sufficientemente antisismici. E’ assurdo e ridicolo condannare esperti con l’accusa di non aver previsto l’imprevedibile. Alcuni fisici, un ingegnere e un magistrato (!) si sono posti il problema di cosa fare per sottolineare l’assurdità di sostenere che i terremoti siano prevedibili. Scrivere lavori, sollecitare articoli in cui si ribadisca quello che tutti sanno, che cioè i sismi non sono mai stati previsti, per il semplice motivo che non sono prevedibili? Fiato e parole sprecate. Hanno proposto, nella rassegnazione generale, l’assegnazione ai due giudici di un Asino d’oro. Certo, un premio simile, e/o la candidatura all’Ig-Nobel, sarebbero più che giustificati.

La loro sordità, soprattutto quella dei loro “esperti”, di fronte all’incontestabile constatazione universale, ricordata da Boschi (“ma nessuno ha mai previsto un terremoto!”) grida vendetta. Ho chiesto ai proponenti “siete disposti a firmare la vostra proposta, rischiando forse grosso con dei magistrati, voi che non volete neanche apparire in una discussione pubblica, magari sotto pseudonimo, nel blog del fisico-giornalista Andrea Macco, che ha ospitato e ospita discussioni simili?” Imbarazzati, hanno fatto spallucce, ammettendo di non essere disposti a mettere la propria faccia sull’iniziativa. La loro no. Ma felicissimi se il premio fosse presentato, e attribuito, da altri, ribadendo e concludendo, tutti meno uno, che la cosa più consona, sintetica, eloquente e significativa, sarebbe proprio dare ai due giudici un meritatissimo Asino d’oro. L’unico che, ripensandoci vorrebbe trovare altre soluzioni, ha così motivato la sua posizione: con quel premio, si farebbe un regalo a Berlusconi. E quindi ha votato contro. Vi terrò informati sull’evoluzione della “proposta”.

Paolo Diodati, Ordinario di Fisica Applicata
Dipartimento di Fisica - Università di Perugia

 

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