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Guerra fredda Papa-Cei. Il retroscena su cosa accade in Vaticano

SETTIMANA DI FUOCO PER LA CHIESA CATTOLICA: BAGNASCO CONCLUDE IN BELLEZZA DIECI ANNI ALLA CEI, FRANCESCO RICEVE TRUMP E VA DA MATTARELLA

Di Nicola Damira
Guerra fredda Papa-Cei. Il retroscena su cosa accade in Vaticano

Dieci anni del cardinale Angelo Bagnasco alla guida della Cei, la Conferenza dei vescovi italiani, all’ombra di tre Papi (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco), sotto l’egida del raffinato cardinale Camillo Ruini, a lungo vicario del Papa a Roma, e Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano. Un decennio quello di Bagnasco di dialoghi-incontri- scontri con leader politici, ministri, movimenti, opinione pubblica. Un accavallarsi di eventi che hanno avuto per protagonista il cardinale-arcivescovo di Genova dal 2007 ad oggi. Li ha dovuti accettare questi eventi - o subire suo malgrado - in nome della laicità dello Stato e della separazione tra Stato e Chiesa sancita dalla Costituzione Repubblicana e che ancora una volta emergeranno nella visita che il Pontefice Jorge Mario Bergoglio compie al Quirinale il 10 giugno incontrando un cattolico dichiarato come il presidente Sergio Mattarella, il cui fratello, Piersanti,rivestì la carica di presidente della Gioventù di Azione Cattolica. Quella di Bagnasco, comunque la si valuti, è un’epoca storica che dagli storici sarà valutata in ordine allo schieramento dei cattolici in politica, alla difesa dei valori non negoziabili come l’eutanasia, la natura della famiglia costituita dall’unione uomo-donna, il matrimonio tra omosessuali e la facoltà loro concessa di adottare bambini nati da madre surrogata o utero in affitto. Socialmente sono cresciute le paure per l’alto tasso di povertà, l’escalation degli attentati, l’allarmante fenomeno dei migranti e del femminicidio, il flagello della disoccupazione specialmente giovanile. Insomma una crisi ampia e globale cui si è creduto e si cerca tuttora di far fronte con la distribuzione di diecine di migliaia di piatti di minestra e con le opere di misericordia elencate nel Catechismo e purtroppo non sempre e non comunque efficaci.

L’inattesa elezione a Papa di Jorge Mario Bergoglio, argentino, discendente di emigrati italiani, ha sconvolto i piani della Cei che puntavano su un Papa italiano dopo il polacco Wojtyla e il tedesco Ratzinger. Come i giornali hanno ampiamente riferito, il disegno è venuto maldestramente alla luce con l’annuncio diramato dagli Uffici della Cei che davano per eletto il cardinale di Milano, Angelo Scola. Ingenuità mista a imprudenza da parte di chi doveva sapere che al Conclave chi entra papa esce cardinale. Il nuovo Papa, Francesco, non se l’è certo presa ma una sorta di freddezza si è stabilita con i vescovi italiani, e non tanto col cardinale Scola, candidato incolpevole, quanto con i vertici della Cei, e cioè Bagnasco e il suo staff. Il volto della Chiesa come ospedale da campo, che cerca di guarire i feriti diventava quasi una sferzata alla Chiesa italiana, un po’ ferma e ancora alla tradizione. La distanza si allargava con le nuove, dinamiche iniziative di Bergoglio pr attuare opere di misericordia materiale e spirituale, fino a sfociare in un Giubileo straordinario, definito proprio della Misericordia e in atti concreti come l’abbreviazione dei processi per l'annullamento del matrimonio e –tanto per citare un fatto emblematico - l’ammissione al Sacramento dell’Eucaristia ai divorziati risposati. Emergeva contestualmente la situazione critica delle diocesi italiane, forse numerose, non poche in situazioni finanziarie difficili. Insomma necessità di riforme. In questo contesto il papa chiedeva alla Cei di eleggere direttamente il nuovo presidente. Ciò avrebbe comportato le dimissioni di Bagnasco. La conferenza episcopale plenaria scelse invece, non senza contrasti, la strada del compromesso: indicare una terna di eleggibili da consegnare al santo padre lasciando a lui la scelta.

Questo sta avvenendo nella settimana di fuoco per gli avvenimenti incrociati della settimana da lunedì 22 a sabato 27 in un crescendo di attese per gli sviluppi che i comunicati della vigilia autorizzano a ipotizzare. La Cei annuncia: “l’incontro del Santo Padre con i Vescovi delle Chiese che sono in Italia apre lunedì 22 maggio, alle 16.30 la 70a Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana. Dopo il saluto del Cardinal Presidente, il Santo Padre offrirà una breve introduzione, aprendo così il dialogo (riservato) con i Vescovi. Papa Francesco consegnerà un testo scritto”. Gli interrogativi sono molti. Anzitutto il cardinale non rinuncia ad aprire col saluto che forse sarebbe superfluo. Basterebbe lasciare subito la parola a Francesco dopo la recita del Padre Nostro. C’è poi la novità del testo scritto. Il Papa mette nero su bianco, perché “verba volant” – anche se sono quelle di un Pontefice - ma “scripta manent”. E poi c’è il dialogo. La novità più significativa è che “alla prima parte dell’incontro sono ammessi anche i giornalisti”, ai quali sarà consegnato anche il testo scritto del Papa e che potranno poi sedersi, la mattina del giorno successivo, nell’Aula del Sinodo per ascoltare la relazione di Bagnasco che, come sempre, sarà articolata e analitica, spaziando su tutti i temi su cui si interroga la gente, non esclusivi i provvedimenti legislativi e l’azione di carità del clero e del laicato cattolico. Quindi i vescovi voteranno per la scelta della terna da presentare al Santo Padre con voto segreto e con eventuale ballottaggio.

Mercoledì celebreranno la Santa Messa in San Pietro, mentre contestualmente, nel Palazzo che non ha voluto abitare, il Papa riceve di prima mattina il presidente degli Stati Uniti Donald Trump per sondare i suoi progetti sui muri anti-migranti e subito dopo tiene la catechesi ai fedeli nell’affollata udienza generale. Sabato poi si recherà a Genova, a casa – cioè governo - di Bagnasco. Un intreccio di eventi che sembrano programmati da un’accurata regia. Da tempo si attendeva questa visita, non fissata prima dal Papa a causa di impegni maggiori. Se da quel giorno Bagnasco non è più il presidente della Cei, rimane arcivescovo di Genova, non avendo compiuto i 75 anni. Ma d’altra parte non è pensabile che Francesco scelga subito uno dei tre nomi della terna, tra i quali dovrebbe – o potrebbe – esserci il leader a lui gradito tra i tanti pronosticati e che nell’attesa hanno visto avanzare l’età. Questo Papa ci ha abituato alle sorprese. Ma è difficile immaginare che voglia farsi ricevere da un leader giubilato, anche se le dimissioni di Bagnasco alla fine sono maturate a scadenza naturale e dopo varie proroghe. E’ lecito pensare che il Papa prenderà ancora qualche giorno di riflessione prima di nominare un successore alla guida della Cei. Il programma di Genova si apre alle 8,30 con l’incontro con “il Mondo del Lavoro” all’Ilva, lo stabilimento siderurgico, dove gli operai hanno preparato per Papa Bergoglio un pastorale in acciaio, smontabile, costruito con pezzi di ricambio non più utilizzabili. Segue l’incontro con i vescovi, il clero, i movimenti cattolici e un dialogo con i giovani su quattro domande-risposta, con un collegamento con i carcerati, una visita all’ospedale Gaslini, specializzato nel ricovero e cura dei bambini, pranzo con i poveri e i senzatetto per concludersi con la Messa nel Piazzale Kennedy. Un trionfo per il cardinale Angelo Bagnasco.

Bagnasco intanto resta presidente del Consiglio delle Conferenze degli episcopati d'Europea. Dalla CEI alla Ccee. In questa veste ha convocato e tenuto una conferenza stampa a Roma giovedì 18. Non era mai accaduto finora. Contestualmente è stato ricevuto insieme ai vice presidenti da Bergoglio che li ha preceduti comunicando loro una propria iniziativa: la convocazione in Vaticano il 22 settembre dei responsabili della pastorale dei migranti di tutti gli episcopati d’Europa. Secolarizzazione, disoccupazione giovanile, traffico delle persone, immigrazione: questi i temi trattati nel mini-vertice.  

di AN.SAS


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