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Cronache

di Antonino D'Anna

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Oscar Romero sarà martire e beato, Karol Wojtyla diverrà santo. La notizia rallegra i devoti del Papa polacco, che lo vedranno arrivare alla gloria degli altari ad otto anni dalla sua morte (si parla del 20 ottobre prossimo come data della canonizzazione), e quelli del continente latinoamericano che hanno aspettato 33 anni prima di poter vedere il riconoscimento del martirio subito dall'arcivescovo del Salvador, ucciso mentre celebrava Messa (e precisamente proprio mentre consacrava l'Ostia durante la Liturgia eucaristica) da un sicario il 24 marzo 1980. Con l'eventuale soddisfazione di Sant'Egidio, che si aggiudicherebbe – secondo i rumors che arrivano da Oltretevere – un round della “guerra dei Papi” di cui Affaritaliani.it ha già parlato. Come i lettori sanno, sarebbe da tempo in corso il tentativo di scuole storiografiche, movimenti e gruppi interni alla Curia di legare la beatificazione (o canonizzazione) di questo o quel Servo di Dio agganciandone la figura alla loro storia. Niente di scandaloso o imbarazzante, sia chiaro: si tratta in fondo di cercare un patrono, uno ‘sponsor’ vicino ai valori testimonianti da questo o quel gruppo religioso o movimento.

L'1-2 DI SANT'EGIDIO- Stavolta ci sarebbero un Papa e un martire che da decenni attendeva di vedersi riconosciuta la gloria degli altari, e Sant'Egidio ha sempre avuto rispetto per Romero. Nel suo caso, peraltro, la causa di beatificazione è stata in sospeso per molto tempo anche in considerazione – si dice Oltretevere – di una presunta valenza “politica” della beatificazione. Sì, perché l'arcivescovo del Salvador, considerato un conservatore quando nel 1977 venne chiamato a reggere l'arcidiocesi di San Salvador, ebbe modo di schierarsi immediatamente a favore dei poveri e dei perseguitati dalla dittatura di destra del suo paese. Accusato di vicinanza o contiguità alla teologia della liberazione (che poi negli anni '80 sarà stroncata da Giovanni Paolo II), miscela di marxismo e Vangelo, non ebbe un rapporto facile con Karol Wojtyla (che non presenziò alle sue esequie, ma che gli rese omaggio andando a pregare sulla tomba di Romero nel 1983). In proposito, in questi anni è stata spesso ripetuta nei confronti del Papa polacco l'accusa di aver lasciato solo Romero, divenuto poi facile bersaglio per chi voleva sbarazzarsene. Un'accusa (con contorno di polemiche) che non ha mancato di essere ripetuta nel mondo latinoamericano. Che adesso può gioire: la decisione presa da Francesco è infatti – spiegano ad Affari da Oltretevere – la risposta ad un sentimento diffuso in tutta l'America latina, dove Romero è già considerato santo sin dal suo assassinio. Una decisione attesa da tanto che, peraltro, placa le polemiche e per alcuni può accreditare questo Papa come “progressista” (anche se in realtà nel mondo latinoamericano è considerato come un moderato).

papa wojtyla beatificazione

WOJTYLA E SANT'EGIDIO- La notizia, poi, della possibile canonizzazione di Giovanni Paolo II entro quest'anno, può essere letta (e così fanno alcuni in Vaticano) come una vittoria della Comunità sempre nell'ambito della "guerra dei Papi". Lo abbiamo già scritto: Wojtyla è al centro della biografia scritta da Andrea Riccardi “Giovanni Paolo II – La biografia”, uscita a marzo 2011 per i tipi delle Edizioni San Paolo. Secondo i rumors raccolti da Affari l’opera di Riccardi sarebbe stata accompagnata dalla “simpatia” di Stanislaw Dziwisz, oggi cardinale Arcivescovo di Cracovia e per 40 anni onnipresente segretario particolare di Karol il Grande. L’allora don Stanislao, negli anni ’80, è diventato un grande sostenitore e amico di Sant’Egidio, tanto che nel 2011 alcune volte è stato presente insieme all’attuale ministro per la Cooperazione Internazionale in eventi commemorativi della figura del grande pontefice. A proposito di Wojtyla, Riccardi ha dichiarato in un’intervista a Famiglia Cristiana nell’aprile 2012: “ (La biografia) Nasce come un debito perché io l’ho conosciuto che avevo 28, 29 anni, ed è stato sempre aperto e gentile con me, mi ha ricevuto e abbiamo parlato tante volte. Si faceva fare tutte le domande e non aveva paura di rispondere come voleva. Credo di avere messo al servizio di questa conoscenza il mio modesto laboratorio di storico, perché non basta conoscere, aver vissuto i fatti, ma bisogna avere la ragione storica per saperli leggere”.

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