Dialoghi (ir)reali tra Hopper e Carver. Aldo Nove e gli artisti del quotidiano

Un incontro immaginario tra Edward Hopper e Raymond Carver in cui il pittore e lo scrittore americani si confrontano sul senso stesso della loro arte. Lo propone "Si parla troppo di silenzio", l'ultimo libro di Aldo Nove

Sabato, 14 novembre 2009 - 17:00:00

di Nicole Cavazzuti

LEGGI IN ANTEPRIMA SU AFFARI IL PRIMO CAPITOLO DEL LIBRO

A febbraio uscirà per Einaudi un’antologia di sue poesie, intanto Aldo Nove è in libreria con il nuovo “Si parla troppo di silenzio”, un incontro immaginario tra Edward Hopper e Raymond Carver (edito da Skira Editore, 78 pagine, 14 euro) in cui il pittore e lo scrittore americani si confrontano sul senso stesso della loro arte, rispondendo a domande quali: come vediamo le cose? Come siamo arrivati fino a qui, ai nostri paesaggi interiori e al nostro modo di esprimerli? Che cos’è la realtà e cos’è il realismo? “Avevo fatto molte volte dei collegamenti tra Carver e Hopper per quel loro modo simile di raccontare la realtà. Quando ho saputo della mostra a Palazzo Reale su Hopper mi sono documentato”, ricorda Nove ad Affari. “Ho scoperto che l’artista e la moglie sono stati a lungo in giro per l’America per trovare ispirazione, ho verificato le date e ho capito che era plausibile che i due si incontrassero tra gli anni ’60 e ’70, quando Carver era ancora giovanissimo e Hopper era all’apice del successo. Così è nato il libro”.

aldo nove
Aldo Nove
In che cosa si assomigliano Carver e Hopper?
“Carver ha un modo di raccontare la realtà molto antinarrativo, i suoi racconti sono quasi delle inquadrature, degli spaccati esistenziali dove non accade nulla di notevole. Insomma, sia Carver che Hopper sono in grado di emozionarci facendoci vedere aspetti della vita quotidiana apparentemente irrilevanti o desolanti”.

Sei tra gli scrittori più amati dai ragazzi. Come te lo spieghi?
“Credo che il mio successo risieda nel fatto che ho raccontato cose che interessano tutti. Sia quando mi sono occupato della società sommersa dai media, sia quando ho parlato di amore collocandolo nel nostro tempo. E poi penso che quando chi scrive si emoziona e si diverte, chi legge si emozioni a sua volta”.

Nel 1996 è uscita per Einaudi la raccolta “Gioventù cannibale. La prima antologia italiana dell'orrore estremo”, che riuniva i racconti tuoi e di Niccolò Ammaniti e Luisa Brancaccio, Alda Teodorani, Daniele Luttazzi, Andrea G. Pinketts, Massimiliano Governi, Matteo Curtoni, Matteo Galiazzo, Stefano Massaron e Paolo Caredda. Chi è che secondo ha fatto il percorso più interessante?
“È difficile dirlo: c’è chi è sparito e chi di lavoro faceva altro, come Daniele Luttazzi, che ho visto di recente a teatro e ho trovato eccezionale. Tra tutti, forse ritengo abbia fatto il percorso più ricco Tiziano Scarpa, che faceva parte del gruppo anche se non era presente nell’antologia”.

E Andrea G. Pinketts dove è finito?
“Non lo so, ma non sono la persona adatta per risponderti. Ho un pregiudizio verso i gialli e i noir, che non sono mai riuscito ad apprezzare. Pinketts non è mai stata una mia lettura, non saprei cosa dirti…”

Niccolò  Ammaniti con l’ultimo libro “Che la festa cominci” è tornato alle origini. Che cosa ne pensi?

libri si parla troppo di silenzio aldo nove
La copertina del libro

“Non ho ancora letto il libro, per ora l’ho solo sfogliato. L’impressione è che abbia ritrovato il ritmo e l’intensità dei primi testi. Dopo il successo di “Io non ho paura” nel libro successivo aveva approfondito tematiche analoghe al romanzo che l’ha reso famoso, ora mi sembra sia tornato a essere creativo”. 

Che opinione ti sei fatto del fenomeno Federico Moccia?
“Non riesco a sintonizzarmi su Moccia, come non riesco a sentire, pur quando le passano in radio, le canzoni di Laura Pausini. Ho tentato di leggere “Tre metri sopra il cielo” almeno quattro volte. Risultato? Dopo quattro pagine mi distraggo e non riesco a proseguire. Ma bisogna ammettere che Moccia è come i fratelli Vanzina: riesce a toccare le corde di un pubblico ampio. È capace di catturare un pubblico che non consuma cultura”.

Per concludere, quali sono i tuoi prossimi progetti?
“A febbraio uscirà per Einaudi una raccolta di mie poesie dedicate al mondo dell’arte, composte negli ultimi cinque anni. E a ottobre 2010 uscirà il mio nuovo romanzo, sempre per Einaudi”.

“Si parla troppo di silenzio” sarà presentato a Roma il 19 novembre alle 18 alla Libreria Bibli con Luca Massimo Barbero (direttore MACRO), Riccardo Duranti (storico traduttore di Carver) e Maurizio Zuccari (INSIDE ART).

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