Alessandro Gottardo si racconta con Affaritaliani.it: "All'estero premiano il talento. In Italia è più difficile emergere, ma Eni ha scommesso su di me ..."

E' bastata una mail perché le principali riviste del mondo scoprissero il suo talento. Da illustratore sconosciuto, oggi Alessandro Gottardo, classe '77, è una firma del "New York Times", tanto per citare un quotidiano con cui collabora. L'artista racconta ad Affaritaliani.it l'ultima collaborazione prestigiosa, con la Eni, è rivela: "All'estero è molto più facile. Se sei bravo lavori, altrimenti no, In Italia invece...". E aggiunge: "Il mio linguaggio può e deve migliorare ancora. Quando vedo i limiti del mio lavoro provo una certa euforia all'idea di volerli superare, sono certo di non aver raggiunto la piena maturità professionale, ma sono anche cosciente di essere sulla strada giusta"

Lunedì, 8 marzo 2010 - 09:55:00

di Antonio Prudenzano

alessandro gottardo
Alessandro Gottardo
Alessandro Gottardo, classe '77, da giovane illustratore sconosciuto è diventato improvvisamente uno dei più richiesti al mondo. Il suo segreto? Talento innato, certamente. Ma, soprattutto la capacità di sfruttare al massimo le potenzialità della rete. Oggi basta una mail, infatti, per arrivare dall'altra parte dell'Oceano, ed è così che Gottardo è stato scoperto dalle più prestigiose rivieste internazionali. Tanto per capirci, il nostro collabora con magazine, giornali, studi di design e pubblicitari, tra cui New York Times, Le Monde, Guardian, TIME, Penguin, Internazionale, minimum fax, fallon, DDB ecc... Il suo lavoro ha ricevuto diversi riconoscimenti tra cui la Gold Medal dalla Society of Illustrators di New York. Ma non finisce qui: Gottardo è l'artefice di alcune tra le più interessanti copertine della casa editrice Minimum Fax...


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Partiamo dall'ultima novità che la riguarda: com'è nata la collaborazione con Eni?
"Credo abbiano letto l’articolo di Repubblica sul riconoscimento che ho ricevuto lo scorso anno a New York, hanno cercato un mio contatto su internet e mi hanno chiamato, dopo quasi un anno abbiamo fatto un lavoro insieme...".

Un passo indietro: come si fa a passare da illustratore semi-sconosciuto a 'firma' del New York Times?
"Beh sconosciuto lo sono ancora, come è normale che sia, il nostro non è un mestiere che sta sotto i riflettori. Col NYT è stato semplice, era il 2005, l’anno in cui decisi di provare a cambiare stile visivo, dopo aver realizzato un portfolio di 20 nuove immagini, cercai e trovai l’email degli art directors su google, volevo testare il mio nuovo lavoro partendo dall’alto (così se non mi rispondono non ci rimarrò troppo male, pensai), mandai tre email a tre differenti art directors del New York Times Op Ed, del New York Times Magazine e del Progressive Magazine. Nel giro di poche ore, in quello stesso giorno, ottenni tre commissioni dai rispettivi giornali. Capii che il mio linguaggio 'parlava'"

Gottardo
Il lavoro di Gottardo per Eni

Quando ha capito di essere diventato "un nome" dell'illustrazione mondiale?
"Forse quando cominciai a ricevere email di ammirazione per il mio lavoro da autentiche leggende viventi dell’illustrazione, come Mark Ulriksen, Guy Billout o Jody Hewgill. Studiavo il loro lavoro allo IED di Milano solo dieci anni fa, mai avrei pensato di ricevere da loro una email un giorno".

All'estero è più facile per un talento emergere? Perché in Italia si fa più fatica?
"All'estero è molto più facile. Non c’è paragone. È una metafora che ho già usato una volta ma che voglio ripetere. In italia l’illustrazione è come il baseball, qui a nessuno frega niente a meno che non leggano il tuo nome sul giornale. Negli Stati Uniti invece se sei bravo a giocare a baseball puoi fare carriere sul serio. L'illustrazione contemporanea o arte commerciale fa parte del loro patrimonio visivo, gli art director fanno parte della comunità degli illustratori sin dal college, per cui sanno distinguere un'immagine buona da una cattiva. La selezione viene fatta in base alle qualità effettive del professionista. In poche parole, se sei bravo lavori, altrimenti no".

Ha già ottenuto tutto quello che sognava dal suo lavoro? O ci sono ancora desideri che intende realizzare?
"No, certo che no. Non ho ottenuto tutto e di sicuro il mio linguaggio può e deve migliorare ancora. Quando vedo i limiti del mio lavoro provo una certa euforia all'idea di volerli superare, sono certo di non aver raggiunto la piena maturità professionale, ma sono anche cosciente di essere sulla strada giusta".

Attualmente la sua vita è un continuo avanti e indietro tra Milano e San Francisco. In futuro si vede all'estero o in Italia?
"Mi vedo in entrambi i posti a dire il vero, un po’ qua un po’ la. Vorrei godere il meglio dai due paesi che preferisco al mondo".


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