"Anche Rcs Libri guarda al self-publishing, ma...". Parla Vena, responsabile del digitale del gruppo

Continua l'inchiesta di Affaritaliani.it sul self-publishing. Dopo Nicola Lagioia, Giorgio Vasta, Paolo Sortino ed Edoardo Brugnatelli (che nella sua intervista ha rivelato i primi dettagli sulla piattaforma legata al self-publishing che sta studiando per Mondadori), dice la sua anche Marcello Vena, responsabile del settore digitale per la Rcs Libri. Nell'intervista parla di e-book, App (che, nel caso di Benedetta Parodi, stanno funzionando “a dispetto di tutti i pregiudizi sulla profittabilità delle App per gli editori...”) e di self-publishing (a rischio “bolla”, non a caso Vena fa il paragone con quanto non è avvenuto con la musica): “Noi di Rcs Libri non sottovalutiamo la rilevanza strategica del self-publishing, ma non seguiamo i buzz del momento. Il self-publishing visto come opportunità di mettere in commercio, senza coinvolgimento attivo dell’editore, un libro in formato digitale non è che una rivisitazione in chiave moderna del vecchio vanity press cartaceo. Sarebbe meglio chiamarlo vanity press digitale... Detto questo stiamo pensando a forme diverse e complementari dell’editoria tradizionale che fanno leva sulle possibilità offerte dal digitale. Ma il ruolo dell’editore è chiave per dare valore...”. E ancora: “Una vanity press digitale non garantisce affatto una maggiore qualità, anzi rischia di abbassare la qualità media dei prodotti... Nel mondo digitale il ruolo dell’editore di qualità dovrà essere ancora più forte per contrastare il rischio 'spamming di contenuti' che è molto più alto rispetto al mondo cartaceo... Crediamo che si possa e debba affiancare all’editoria tradizionale un nuovo paradigma. E’ in questa direzione che stiamo guardando...”. Quindi argomenta: “Brugnatelli parla a nome di tutti i grandi editori quando dice che i marchi editoriali non sono in vendita per essere concessi a libri sconosciuti”. E prosegue: “Non è affatto da escludere un modello positivo di social publishing di qualità con un ruolo chiave dell’editore, ma di sicuro non si tratta del vanity press digitale. Guardiamo in quella direzione...” L'INTERVISTA COMPLETA E LE PRECEDENTI PUNTATE DELL'INCHIESTA

Martedì, 6 marzo 2012 - 09:52:00

 

LA PLALA adGLILA TOsssssddddddddgL'Lfggggggggg L'EVENTO A EMPOLI

Una giornata di studi dedicata al self-publishing, ospitata dalla Biblioteca comunale di Empoli (sabato 24 marzo): si tratta del primo evento italiano "che mette al centro dei suoi interessi l’auto-pubblicazione come pratica di liberazione, come costruzione di una nuova socialità tra autori, lettori, editori e istituzioni pubbliche...". Per gli organizzatori "il self-publishing è stato citato e analizzato, tuttavia è sempre stato considerato come un fenomeno laterale: una spina nel fianco dell’editoria tradizionale, per gli apocalittici; un esercizio di vanità, per l’establishment intellettuale; una miniera di polli da spennare per alcune tipografie che si nascondono dietro un linguaggio ambiguo e truffaldino...". SCOPRI IL PROGRAMMA DI "Bye Bye Book?"

 

L'INCHIESTA DI AFFARITALIANI.IT

Dagli Usa all'Italia i grandi editori puntano sul self-publishing. Lagioia: "Operazioni suicide". Vasta: "Addio al filtro...". Le interviste


L'INCHIESTA 1/ Nell'editoria libraria il self-publishing è "il tema" dell'anno. Il fenomeno avanza e fa perdere fatturato agli editori tradizionali (già in difficoltà, con un mercato che rallenta) che, dagli Usa (vedi Penguin) all'Italia (Mondadori, a quanto risulta ad Affaritaliani.it avrebbe affidato a Edoardo Brugnatelli il progetto già annunciato dal dg Cavallero) si adeguano e studiano progetti legati all'auto-pubblicazione. E mentre da noi hanno successo Ilmiolibro.it e Lulu.com, con Amazon che cavalca l'auto-pubblicazione e "detta le regole", due scrittori italiani (entrambi anche editor e membri di Generazione TQ) come Nicola Lagioia e Giorgio Vasta criticano duramente questa tendenza. Sì perché in futuro basterà pagare per pubblicare con un "marchio parallelo" legato a un prestigioso editore tradizionale (vedi Penguin). Lagioia ad Affaritaliani.it: "Fare business in questo modo è avvilente e alla lunga anche un po' autodistruttivo. Ma perché allora lavorare in una casa editrice e non vendere saponi? Una casa editrice per la quale il self-publishing significhi eliminazione del filtro editoriale si candida al suicidio". E ancora: "Ci sono addirittura delle scuole di scrittura che appoggiano le pubblicazioni a pagamento...". Vasta: "Il self-publishing solleva tutti – editori e lettori – da un comportamento, quello che si concretizza nella scelta (un comportamento che ha una sua raffinatezza interna, una sua complessità, e che ha un valore strettamente politico...)... L’attuale articolazione del self-publishing sta determinando una percezione dei 'no' come guasto inammissibile, come torto inaccettabile... Il self-publishing sostituisce tout court il criterio del filtro (opinabile, ma necessario) con una pura e semplice transazione economica". IL PUNTO SUL FENOMENO DEL SELF-PUBLISHING (IN ITALIA E NON SOLO), I RETROSCENA SULLE MOSSE DEGLI EDITORI E LE INTERVISTE COMPLETE A LAGIOIA E VASTA - pubblicato l'8 febbraio

Paolo Sortino: "Il self-publishing e l'editoria tradizionale devono restare alternativi...". L'intervento

L'INCHIESTA 2/ Dice la sua anche lo scrittore Paolo Sortino: "Non ci si riconosce più tra simili. L'individuo prende il sopravvento, quindi si sottrae al giudizio di un sistema comune, alla giustizia. Questo sarebbe il self-publishing, almeno in Italia". E aggiunge: "(...) se gli editori tradizionali lo avallassero, altro non farebbero che rendere normativo, autorevole, il comportamento di quell'individuo 'alterato' che in vero aspira al contrario del senso stesso della pubblicazione...". L'INTERVENTO COMPLETO E LO SPECIALE - pubblicato il 10 febbraio

Brugnatelli: "Vi racconto la piattaforma che sto studiando per Mondadori...". L'intervista

L'INCHIESTA 3/ A Segrate l'editor ideatore di Strade Blu Edoardo Brugnatelli sta lavorando al progetto Mondadori legato al self-publishing, una piattaforma che esordirà sul web a giugno. Con Affaritaliani.it lo stimato editor (scopritore di Saviano, "ma è stato un caso, meraviglioso e non ripetibile..."), parla del suo nuovo incarico, che ha accolto con entusiasmo ("Non dovrò più occuparmi solo di editoria tradizionale, settore ineluttabilmente in declino, ma di un fenomeno in espansione"). E delle critiche che arrivano al self-publishing ("Non lanciamo la piattaforma per sfruttare la sete di autorialità, né per guadagnare con i soldi e le illusioni dei tanti aspiranti scrittori"). "Tutti, se lo vogliono, possono diventare editori di se stessi. Il tutto all'interno di una community, in cui pubblicare, leggersi e giudicarsi con criteri 'social'. E sia chiaro, non abbiamo mai pensato di far pubblicare a pagamento a marchio Mondadori...". Brugnatelli si sta facendo ispirare dai criteri che regolano Wikipedia e "dalle scuole di scrittura non-profit create a da un mio autore, Dave Eggers". Ma l'editor dice la sua anche sul rinnovamento e sull'evoluzione di Strade Blu... L'INTERVISTA COMPLETA (pubblicata il 24 febbraio)

LO SPECIALE

Libri

 

Scrittori, editori, editor, interviste, recensioni, librerie, e-book, curiosità, retroscena, numeri, anticipazioni... Su Affaritaliani.it tutto sull'editoria libraria

di Antonio Prudenzano

MarcelloVena

E-book, self-publishing, pirateria. E conseguente declino dell'editoria libraria tradizionale, che vive una fase di rallentamento. L'editoria digitale è al centro dell'attenzione mediatica in tutto il mondo, ma è difficile orientarsi e fare previsioni, vista la velocità con cui si sta evolvendo l'universo-libro da ogni punto di vista. Quella in atto è un'ineluttabile ridefinizione delle regole che costringe scrittori, editori, librai e lettori ad adattarsi e a muoversi di conseguenza. Da agosto 2011 Marcello Vena  è il responsabile del settore digitale (nella foto a sinistra, ndr) per la Rcs Libri rilanciata da Massimo Turchetta, a sua volta nominato direttore generale Libri Trade del gruppo circa un anno fa. (nella foto a sinistra, ndr) ), oltre a Edoardo Brugnatelli (che nella sua intervista ha rivelato i primi dettagli sulla piattaforma legata al self-publishing che sta studiando per Mondadori e che verrà lanciata a giugno - vedi box a destra, ndr Nell'ambito di un'inchiesta sul self-publishing in cui finora sono intervenuti scrittori ed editor come Nicola Lagioia, Giorgio Vasta e Paolo Sortino (vedi box a destra, ndr), con Vena abbiamo parlato delle nuove frontiere dell'editoria digitale e, ovviamente, di auto-pubblicazione...

 

Vena, cominciamo un primo bilancio del suo incarico: a che punto è lo sviluppo del digitale per Rcs Libri? Su quali versanti vi state muovendo? Concretamente quali sono i nuovi progetti a cui state lavorando?
Cambierei se mi consente la domanda, perché di progetti vecchi non ne abbiamo. E’ tutto nuovo. D’altronde è difficile che non sia cosi visto che solo a fine 2010 i grandi editori italiani hanno iniziato a pubblicare i primi e-book. Stiamo lavorando sia sul prodotto digitale sia sulle proposte editoriali per sfruttare appieno le possibilità offerte dalla tecnologia e per valorizzare ulteriormente i contenuti degli autori. Il nostro obiettivo è di dare maggiori servizi ai lettori e più lettori agli autori. Il design dei nuovi prodotti digitali è un aspetto chiave, non si può pensare di prendere il pdf della stampa cartacea e chiamarlo e-book solo perché è elettronico. Il versioning, è poi un altro elemento importante. Stiamo sperimentando con notevole successo e per primi in Italia l’offerta di opere autoriali in triple play (carta, ebook e App): i “Menu di Benedetta” sono un caso grandissimo di successo sia come libro, sia come e-book ed App. L’App è stata appena lanciata è ed l’unica di cucina italiana a pagamento nella storia dell’App store ad aver raggiunto i vertici della classifica (top 5), a dispetto di tutti i pregiudizi sulla profittabilità delle App per gli editori. L’eccellenza distintiva paga. Infine il caso editoriale del 2012, gli e-book collezionabili che abbiamo proposto al mercato per primi al mondo. Le inchieste di Maigret di Georges Simenon (edito da Adelphi) stanno incontrando il favore dei lettori e tutte e 5 le prime uscite sono balzate ai primi 5 posti delle classifiche degli store principali. Risultati eccellenti anche per le seconde 5 uscite. Si tratta di un progetto di editoria digitale di lungo respiro, che nell’arco dei 15 mesi darà ai lettori la possibilità di apprezzare tutte e 75 le inchieste del commissario Maigret con una convenienza e qualità di fruizione superiore agli standard di mercato”.

 

Dagli Usa all'Italia, molti grandi editori tradizionali si preparano a puntare (anche) sul self-publishing. Alla Rcs Libri si stanno studiando progetti legati all'auto-pubblicazione?
"Il self-publishing è il tormentone del momento. Fa notizia e quindi se ne parla. Il buzz ricorda per certi verso il fenomeno della bolla delle dotcom alla fine degli anni '90 dove il paradigma della new economy delle dotcom su internet imperava e la old economy delle imprese brick-and-mortar era condannata a morte. Poi la bolla è scoppiata e si è scoperto che la old economy non era da buttare via, senza nulla togliere alla new economy. Il self-publishing è un tema ricorrente anche per altre forme di contenuti. Forse un paragone con la musica ci aiuta meglio a capire la dimensione della bolla legata al self-publishing dei libri...”.

 

Ci spieghi.
La musica certamente dovrebbe essere molto più avanti visto che i prodotti sono nella sostanza digitali da almeno 30 anni (pensiamo ai primi cd) e acquistabili come file mp3 online da oltre 10. Apple e Amazon, per esempio, ma ce ne sono molti altri, da tempo consentono l’auto-pubblicazione della musica disintermediando le case discografiche. Il self-publishing della musica vale in termini economici decine di volte il self-publishing dei libri, ha una scala molto più globale, anche per via delle ridotte barriere linguistiche (la musica e le canzoni non vengono tradotti a differenza dei libri) e ovviamente grazie ad una maggiore disponibilità di dispositivi elettronici e utenti che possono consumarla facilmente. Contro ogni aspettativa, sul web sembra si parli molto di più del self-publishing dei libri che non di quello della musica. Una misura semplice della bolla del self-publishing dei libri è il numero di citazioni che si trovano su Google. Facendo una ricerca sul motore di ricerca americano (google.com) scopriamo che per ogni referenza di self-publishing alla musica se ne trovano ben 3 sui libri. Ecco il sospetto che, da un anno a questa parte, ci sia anche un trend di inflazione mediatica sul self-publishing forse non è del tutto peregrino”.

 

Quindi Rcs Libri non si muoverà sul fronte self-publishing?
Ovviamente non sottovalutiamo affatto la rilevanza strategica del self-publishing, soprattutto in termini di prospettiva, ma certamente non seguiamo i buzz del momento. Il self-publishing visto come opportunità di mettere in commercio, senza coinvolgimento attivo dell’editore, un libro in formato digitale non è che una rivisitazione in chiave moderna del vecchio vanity press cartaceo. Ecco forse sarebbe meglio chiamarlo vanity press digitale. Detto questo stiamo certamente pensando a forme diverse e complementari dell’editoria tradizionale che fanno leva sulle possibilità offerte dal digitale. Ma anche in questo caso, il ruolo dell’editore è chiave per dare valore ai prodotti, agli autori e ai lettori. Non dimentichiamo che in Italia, le circa 3mila case editrici italiane, pubblicano complessivamente circa 60mila titoli all’anno. Il 90% di questi titoli non supera le 2-3 mila copie vendute in un anno. Noi, secondo i rapporti dell’Aie, cubiamo il 12% del mercato a fronte di un’offerta di titoli di circa l’1,5% dei 60mila. Questo la dice lunga sul ruolo che un editore, come Rcs Libri gioca per ricercare, mantenere e fornire libri di qualità ai lettori. Anche senza il digitale, l’offerta di titoli è quantitativamente adeguata alla domanda. Quella che è pregiata (perché scarsa) è la qualità dei titoli. Una vanity press digitale non garantisce affatto una maggiore qualità, anzi rischia, salvo eccezioni, proprio di abbassare la qualità media dei prodotti. La capacità di consumo dei libri da parte dei lettori è molto limitata per ragioni di tempo. Infatti il costo maggiore per un lettore è generalmente il tempo che è necessario per leggere. Il tempo del lettore è la risorsa scarsa che dobbiamo servire al meglio. Nel mondo digitale il ruolo dell’editore di qualità dovrà essere ancora più forte per contrastare il rischio 'spamming di contenuti' che è naturalmente molto più alto rispetto al mondo cartaceo. Crediamo pertanto che si possa e debba affiancare all’editoria tradizionale un nuovo paradigma per far crescere nuovi autori, far crescere i prodotti e far crescere la cultura del Paese. E’ in questa direzione che stiamo guardando”.

 

Gli scrittori Lagioia, Vasta e Sortino con argomentazioni differenti hanno criticato il fatto che marchi storici investano nel self-publishing. Cosa pensa delle loro osservazioni?
"Osservazioni e preoccupazioni legittime di chi, da scrittore professionista, viene sollecitato a un confronto con un modello di vanity press digitale. Tutti gli editori devono tenere conto del punto di vista dei propri autori, ma questo è ovvio per chi lavora dentro l’industria. Brugnatelli di Mondadori nell'intervista ad Affaritaliani.it parla in effetti a nome di tutti i grandi editori, quando dice che i marchi editoriali non sono in vendita per essere concessi a libri sconosciuti. La qualità dei prodotti editoriali dei grandi editori è una cosa molto seria, che va protetta e separata dal vanity press digitale”.

 

Per Vasta "il self-publishing solleva tutti – editori e lettori – da un comportamento, quello che si concretizza nella scelta (un comportamento che ha una sua raffinatezza interna, una sua complessità, e che ha un valore strettamente politico...)". E inoltre: "L’attuale articolazione del self-publishing sta determinando una percezione dei 'no' come guasto inammissibile, come torto inaccettabile...". Va anche detto, però, che sta nascendo, grazie al web e ai limiti dell'editoria tradizione, un nuovo pubblico di aspiranti scrittori, allo stesso tempo attenti lettori, pronto a mettersi in gioco e a farsi giudicare con nuovi – discutibili - criteri "social". Come guarda, da editore, a questo nuovo pubblico?
"Premetto che Vasta si riferisce, come lui stesso tiene a precisare, al quel modello di self-publishing, oggetto del buzz del momento, che è il vanity press digitale e non ad altre forme di publishing innovativo, magari con l’ausilio del web 3.0. Pertanto non è affatto da escludere un modello positivo di social publishing di qualità con un ruolo chiave dell’editore, ma di sicuro non si tratta del vanity press digitale di cui si parla oggi. Guardiamo in quella direzione...”.

 

E chiudiamo con il mercato degli e-book: tra quanti anni in Italia i libri digitali raggiungereranno una quota di mercato significativa, come avviene già negli Stati Uniti?
Gli Stati Uniti di fatto sono partiti con Kindle nel 2007, quindi sono serviti 5 anni per arrivare fino a dove sono oggi. In Italia siamo partiti a fine 2010, e Kindle è arrivato solo a dicembre 2011. Impossibile prevedere con esattezza quanti anni serviranno. Gli Stati Uniti e l’Italia sono mercati strutturalmente diversi e poi ci sono anche effetti esterni che impattano diversamente: come, ad esempio, la congiuntura economica o il fisco che con l’Iva al 21% frena il decollo in Italia degli eBook (ricordiamo che l’Iva sui libri di carta è al 4%, ndr)”. Kindle è appena arrivato in Italia, non ci sono ancora abbastanza dati per fare delle proiezioni serie. Serviranno alcuni anni anche qui. Se saranno 3 o 5 anni poco importa, la rotta è segnata e non si torna indietro...”.

 




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