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Culture
Germania/Europa: opportunità e rischi dell'egemonia tedesca. Il libro

Di Giacomo Costa

Come chiarisce il sotto-titolo, questo non è un libro a quattro mani. Contiene due corposi saggi di due autori diversi, Bolaffi e Ciocca. Il primo saggio, "Il baricentro d'Europa", verte sulla storia politica, senza omettere quella economica; il secondo, "La Germania: debitrice ieri, creditrice oggi", su quella economica, senza omettere quella politica. Normalmente in questi casi il libro riporta almeno un girone di commenti incrociati. In questo caso i due saggi risiedono nel libro in splendido isolamento l´uno dall´altro. Invece vi è una breve Nota dell´editore, il quale cosi presenta i suoi due autori e i loro saggi: "Due intellettuali autorevolissimi, che analizzano, tra storia e presente, rispettivamente gli scenari politici e quelli economici. Non necessariamente le visioni che ne scaturiscono sono coincidenti. Il lettore potrà rilevare sintonie e divergenze, mettendo a confronto  i due saggi, che sono stati pensati autonomamente l´uno rispetto all´altro. Di sicuro, alla fine della lettura, l´effetto complessivo restituisce con forza l´idea di un tornante cruciale della storia europea. Un passaggio di cui la Germania è protagonista. Un passaggio che, inevitabilmente, ci tocca da vicino."

germania europa
 

Molto schematicamente, l'argomentazione di Bolaffi è la seguente: la riunificazione tedesca è l´evento principale della recente storia europea e universale. Esso ha acutizzato la "questione tedesca", a cui il processo di unificazione europea, culminato nel trattato di Maastricht, ha tentato di offrire una soluzione.  Ma questo ha acutizzato la "questione europea",  perché la Germania ha rapidamente rovesciato il tentativo di allentarne e diluirne l'identità e la potenza economica all´interno della costruzione europea. L´ euro, "concepito per legare la Germania all´Europa, ha invece legato i paesi più deboli alla Germania." E questo ha creato dissapori e acrimoniose polemiche a non finire: ingiuste, ingenerose, e soprattutto inette, secondo Bolaffi. Infatti la Germania ha creato un suo modello di società equilibrata, equa ed efficiente seguendo i dettami dell'ordo-liberalismo e del suo sviluppo lievemente ammorbidito, la famosa "economia sociale di mercato", ai quali i trattati di Maastricht e di Lisbona sono giaà informati implicitamente ed anche esplicitamente. Invece di accoglierli di buon grado e farli propri e tenerli cari come i toccasana che sono, alcuni paesi dell´Europa meridionale recalcitrano, procrastinano all' infinito decisione dolorose, si trovano in difficoltà sempre maggiori, e  tentano di attribuire all'ottusità e  assurda inflessibilità contabile tedesca i propri fallimenti politici e la propria inettitudine culturale e ideologica. Ed è un peccato, osserva Bolaffi, perché è proprio sul principio di imitarla, cioè  di imitare  il suo assetto istituzionale e sociale, che la Germania potrebbe fondare la propria egemonia non più militare ma sociale, economica e soprattutto culturale.  Questa potrebbe diventare l´ "egemonia federativa" (una felice espressione coniata da Bolaffi) per condurre a termine il processo di unificazione politica europea; che è del resto ciò di cui  l´intero mondo ha bisogno, per poter constatare la possibilità di un continente retto dai valori dell´illuminismo europeo, proprio ora che gli Stati Uniti danno segno di non volerli più incarnare.


Con Bolaffi sia ha la sensazione di volare alti. Forse per preparare la transizione a Ciocca ci si può chiedere: anche la crescita economica export-led, cioe', che punta sulle esportazioni, farebbe parte di quel modell Deutschland che Bolaffi propone all´imitazione universale? Perché, ahime', non tutti i paesi possono essere esportatori netti contemporaneamente. E se l´Europa nel suo complesso fosse in pareggio con il resto del mondo, l´esportatrice netta quintessenziale, la Germania, non potrebbe pretendere che tutti i suoi partners la imitassero in questo. Ricordo al lettore che il mercantilismo, la corrente di pensiero politico-economico che precedette l´economia politica classica di Adam Smith, David Ricardo, e Jean Baptiste Say, riteneva che la ricchezza delle nazione consistesse nelle riserve auree accumulate mantenendo un avanzo commerciale con l'estero. Sicche' si potrebbe dire che la Germania odierna si comporta come se stesse seguendo la dottrina mercantilista.


Ed ecco come Ciocca si presenta al lettore in una breve introduzione al suo saggio:


Il neo-mercantilismo tedesco rischia di precipitare l´Unione Europea in una crisi senza precedenti, che potrebbe rivelarsi esiziale. La Germania non solo accetta, persegue abnormi surplus di bilancia dei pagamenti. Unito alla qualità delle merci made in Germany e al rapporto corporativo capitale/lavoro, lo strumento è rappresentato da un rigorismo fiscale che, frenando la domanda interna, limita le importazioni e sollecita le esportazioni. Ne scaturisce una crescente posizione creditoria netta del paese verso l'estero. Una strategia siffatta infligge ai cittadini tedeschi pesanti oneri di ordine economico: bassa crescita del reddito, spreco di risorse unito a inadeguatezza di infrastrutture, perdite sugli investimenti all´estero. L´ "austerità " imposta ai partner europei attraverso l´ortodossia delle regole di bilancio comunitarie contribuisce a frenare l´economia dell´Unione. A propria volta, l´alta disoccupazione nell´Europa mediterranea spinge verso la Germania i flussi di immigrazione provenienti dall´Africa e altre aree. Si innescano cosi' nella stessa Germania e nell´intera Europa fattori di costo, tensioni, spinte centrifughe che, drammatizzati da movimenti e partiti demagogici, populisti, nazionalisti, fascisti, fanno rischiare alla costruzione europea una vera e propria implosione, negando decenni di sforzi e di progressi unitari. Alla radice della politica economica tedesca possono esservi -oltre a carenze culturali nella comprensione del modus operandi di una moderna economia di mercato capitalistica- due ordini di fattori: valori che rendono l´opinione pubblica disposta a sacrificare la crescita al rifiuto dell´inflazione e del debito e/o una scelta meta-economica, geo-politica, delle classi dirigenti la quale lega una, da sempre ambita, primazia della Germania in Europa alla condizione creditoria della sua economia.

Mi scuso con il lettore per la lunghezza di questa citazione. Ma difficilmente  a riassumere l´argomentazione di Ciocca sarei riuscito a far meglio di lui. Nella conclusione anche lui, come Bolaffi, si chiede cosa farà la Germania del potenziale economico che ha accumulato: "lo porrà al servizio di un Europa coesa, ovvero lo volgerà a una concreta, operativa, egemonia sui suoi partner?" Forse Bolaffi risponderebbe che  non vi è una vera alternativa. Se il modell Deutschland  è l`esempio da imitare, e l'egemonia della Germania si esplica nel persuadere gli altri paesi ad adottarlo, o nell´imporglielo (come purtroppo la Germania ha fatto con la Grecia: in un triste episodio di cui Bolaffi evita di parlare), non vi è differenza. Ma naturalmente Ciocca, come abbiamo visto, pretende dalla Germania un drastico cambio di politica economica, anzi di regime economico, che Bolaffi neppure si sogna, e che può minare in profondità, ahime', il modell Deutschland: l'abbandono una volta per tutte del neo-mercantilismo, su cui pure probabilmente il suo equilibrio politico-sociale si regge, e una politica fiscale molto più espansiva, contro i preziosi dettami di ordo-liberalismo, economia sociale di mercato, e hoc genus omne. Un genus, incidentalmente, al quale Ciocca si riferisce  parlando di  "carenze culturali nella comprensione del modus operandi di una moderna economia di mercato capitalistica," mentre Bolaffi, come abbiamo visto, ne è entusiasta.


Eppure i due saggi qualcosa in comune l´hanno. Non parlano della crisi europea 2009-12 e della sua diagnosi, e non parlano, ancora più stranamene, della riforma dell´unione monetaria. Questo e' l´ unico punto su cui dissento da Ciocca, secondo cui "il problema macroeconomico europeo non è nella moneta. E' nell`inadeguatezza della politica economica." Invece, io credo che sia nella totale assenza delle istituzioni che avrebbero dovuto supplire alla perdita di sovranità e flessibilità inerente nell`entrare in una unione monetaria. Problema al quale molti economisti americani (cittadini di uno Stato federale che e' anche un´unione monetaria) ci avevano quasi implorato di porre mente.  

  

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