Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Architettura Italiana. Dal Postmoderno ad oggi, libro di Valerio Paolo Mosco

Domani, giovedì 15 giugno, alla Triennale di Milano sarà presentato il libro di Valerio Paolo Mosco dal titolo Architettura Italiana. Dal Postmoderno ad oggi

Architettura Italiana. Dal Postmoderno ad oggi, libro di Valerio Paolo Mosco

ARCHITETTURA ITALIANA. Dal Postmoderno ad oggi, il nuovo libro di Valerio Paolo Mosco

 

Giovedì 15 giugno alle 18.30 alla Triennale di Milano in Sala LAB (v.le Alemagna 6) sarà presentato il volume ARCHITETTURA ITALIANA. Dal Postmoderno ad oggi  di Valerio Paolo Mosco edito da SKIRA. Con l’autore intervengono Stefano Boeri, Marco De Michelis, Italo Rota. Modera Vittorio Pizzigoni.


Il 1978 è un anno cruciale per l’Italia. Il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro dimostrano come le tensioni ideologiche abbiano raggiunto il culmine. Nello stesso giorno in cui si svolgono le esequie dello statista a Roma viene inaugurata la mostra Roma interrotta, che sancisce la fine dell’epoca del conflitto ideologico inaugurando quel disimpegno postmoderno che vedrà l’Italia al centro del dibattito internazionale. Da allora l’architettura italiana andrà riscoprendo quell’eclettismo che l’aveva contraddistinta sin dall’inizio dello scorso secolo e di cui ancora oggi si nutre.

 

ARCHITETTURA ITALIANA. Dal Postmoderno ad oggi: chi è l’autore Valerio Paolo Mosco

 

Valerio Paolo Mosco è autore di L’Ultima cattedrale (Sagep, 2015), Nuda architettura (Skira, 2012), Ensamble Studio (Edilstampa, 2012), Sessant’anni di ingegneria in Italia e all’estero (Edilstampa, 2010), Steven Holl (Motta-Sole 24 Ore, 2009), Spazi pubblici e contemporanei. Architettura a volume zero (con Aldo Aymonino, Skira, 2006). ).  Valerio Paolo Mosco Insegna allo IUAV di Venezia ed è direttore della rivista on line Viceversa.

 


ARCHITETTURA ITALIANA. Dal Postmoderno ad oggi - Dall'introduzione al volume:

 

Ho deciso di iniziare a raccontare le vicende dell’architettura italiana da una mostra, “Roma interrotta”, che rappresenta un momento di svolta significativo, un vero e proprio cambiamento di paradigma. Siamo nel 1978, un anno cruciale per il nostro paese, in cui il sequestro di Aldo Moro e l’immediata ripulsa del radicalismo ideologico inaugurano la stagione postmoderna. Da allora l’architettura italiana inizia a vivere un susseguirsi di stagioni segnate da progetti, mostre e testi teorici il cui svolgimento sincopato sembra presieduto da quel meccanismo di azione e reazione attraverso il quale Francesco De Sanctis aveva analizzato la letteratura nazionale. Meccanismo che si ibrida con quello di Vico delle sparizioni e delle riapparizioni, dei rimandi improvvisi e dei corsi e ricorsi. Se esiste allora un disegno generale che presiede questo svolgimento, esso è assimilabile a un arabesco per certi versi analogo a quello della politica nazionale; un arabesco che conferma la natura eclettica della nostra architettura, decisamente accentuata rispetto alle ben più compatte architetture tedesche, francesi, svizzere o brasiliane. Un eclettismo spesso contestato, considerato fonte di debolezza congenita da Boito, da Persico e da Zevi, ma che ci consegna ancora oggi un’offerta invidiabile, molto più viva di quanto alcune narrazioni autolesioniste, se non disfattiste, intendono artatamente presentarci, e che in filigrana, attraverso percorsi ellittici, conferma quella linea continua identificata da Ernesto Nathan Rogers sia come dato di fatto sia come progetto culturale. Una continuità nell’eclettismo dunque, ricca e vitale, anche se difficile da captare e considerare.

 

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