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Culture
Donne 'vive' in mostra, al Pac di Milano Regina José Galindo

di Simonetta M. Rodinò

Un vero pugno nello stomaco i lavori di Regina José Galindo: osservandoli si prova disagio, angoscia, paura, orrore. Certo mai indifferenza. E come si potrebbe? Le performance dell'artista guatemalteca incarnano il senso d'impotenza davanti a violenze, ingiustizie e discriminazioni sociali, sempre in bilico tra vita e morte, che ci fanno sentire responsabili di eterni silenzi.
Alla quarantenne autrice, il PAC - Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano dedica da domani l'antologica "Estoy Viva": esposti 56 tra fotografie, video, sculture e disegni articolati in cinque "macro emergenze" tematiche: Politica, Donna, Violenza, Organico e Morte. La straordinaria e scioccante mostra, curata da Diego Sileo ed Eugenio Viola, propone anche una selezione dei suoi lavori più significativi, tra cui "¿Quién puede borrar las huellas? "/Chi potrà cancellare queste tracce? (2003), performance con la quale vinse il Leone d'Oro alla Biennale di Venezia del 2005, per la categoria giovani artisti.  Tra le reazioni sgomente e controverse del pubblico, dopo aver immerso i piedi in un bacile riempito di sangue, cammina dalla Corte Costituzionale al Palazzo Nazionale del Guatemala, lasciando una scia d'impronte rosse sul suolo, in memoria delle vittime del conflitto armato del suo Paese e contro la candidatura alla Presidenza di Efraín Montt, ex militare genocida e golpista. Per capire le profonde denunce di Galindo, forse è meglio ricordare che il femminicidio ha formato parte della politica genocida durante i 36 anni di guerra civile che ha vissuto il Guatemala, a partire dal golpe militare del 1954 (appoggiato dagli USA). Per sterminare la popolazione maya lo Stato si è servito delle violenze sessuali e degli assassini di donne.
Nelle sue azioni performative Il corpo sempre nudo che Galindo offre al pubblico "diventa, attraverso la sua arte, corpo politico perché rivendica un pensiero, riconducibile all'idea comune di libera presentazione e rappresentazione della propria identità", spiega Sileo. E quella violenza che ci viene buttata addosso, di fronte a ogni lavoro, non pertiene tanto a un'artista estrema, quanto alla realtà che è di per sé estrema. Un iter di ricerca sempre sul filo del rischio. Che Regina affronta con determinazione. Piccola ed esile, infligge al proprio corpo una serie di atti fisici violenti o degradanti, innescando un dispositivo in cui lo spettatore si trova nella scomoda
posizione di testimone che non può intervenire. Tra gli altri, il video "Himenoplastia"(2004), che riprende la ricostruzione chirurgica dell'imene dell'artista; "La Verdad" (2013) in cui l'autrice per oltre un'ora legge testimonianze di sopravvissuti alla guerra, mentre un dentista cerca di farla tacere anestetizzandole ripetutamente la bocca. O in "Perra" /"Cagna" (2005), s'incide la parola Perra sulla coscia: un modo per accusare i crimini contro le donne guatemalteche i cui corpi furono ritrovati torturati e incisi con coltelli e rasoi. E ancora…
Insomma la sua è una denuncia di violenza, non solo verso l'universo femminile, ma anche verso quello sociale, politico e culturale della società contemporanea, che s'inserisce nel solco della linea d'indagine aperta da Ana Mendieta negli anni Settanta del Novecento.

"Estoy Viva"
PAC -Via Palestro, 14 - Milano
25 marzo - 8 giugno 2014
Orari: da martedì a domenica dalle 9:30 alle 19:30; giovedì dalle 9:30 alle 22:30. Chiuso lunedì.
Infoline: 02 8844 635902 8844 6359
Ingressi: intero € 8,00 - ridotto € 6,50
Catalogo: Skira editore
www.pacmilano.it

 

Tags:
pacregina josé galindo

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