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Culture
Arte più social, circa un museo su 5 su instagram, twitter e fb
Milano, Palazzo Reale
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Aumenta il numero di account ufficiali dei musei su tutti i maggiori canali social, in particolare su Instagram (dal 15% all'attuale 23%). I musei che utilizzano sia Facebook sia Twitter sia Instagram passano dal 13% al 18%, con la percentuale di musei senza un account social che scende dal 46% al 43%. Inoltre, il 57% dei musei italiani è attivo sui social per comunicazione e condivisione di contenuti, ma solo 4 su 10 formalizzano un piano per l'innovazione digitale. E' quanto emerge dalla seconda edizione dell'Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano. I musei italiani sono sempre più apprezzati dal pubblico per la nuova offerta di servizi digitali (5,14 su 6 la valutazione media complessiva) e sempre più attenti a creare engagement e mantenere un rapporto duraturo con il pubblico attraverso comunicazione e servizi di Crm (Customer Relationship Management). Le risorse a disposizione, però, spesso sono utilizzate più per le tipiche attività di portierato e vigilanza (25% del totale) che per finalità strategiche come pianificazione dell'innovazione o conservazione di lungo periodo delle collezioni, per le quali una soluzione può arrivare dallo sharing di competenze tra diverse istituzioni riunite in reti territoriali o tematiche. ''Quello delle istituzioni culturali è un settore che si conferma in costante movimento, ma che senza dubbio sconta ancora un ritardo nella trasformazione digitale. Una situazione piuttosto comune anche al resto del Paese, non solo in ambito pubblico, ma anche nelle organizzazioni private", dichiara Eleonora Lorenzini, direttore dell'Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali.

ICT: ARTE PIU' SOCIAL, CIRCA UN MUSEO SU 5 SU INSTAGRAM, TWITTER E FB

"Proprio per sostenere l'azione di cambiamento e innovazione che tante organizzazioni vorrebbero avviare, ma su cui scontano ancora una forte mancanza di risorse (economiche e manageriali), l'Osservatorio, oltre al consueto lavoro di analisi, ha avviato un percorso di co-progettazione, insieme a oltre 50 tra istituzioni culturali e aziende del settore, che ha avuto come esito la produzione e l'utilizzo di una roadmap, volta a fornire strumenti in grado di sostenerne il processo di pianificazione e gestione dell'innovazione e l'adozione consapevole e ragionata degli strumenti digitali'', spiega. Un'analisi dei dati derivanti dall'ultimo Censimento Istat sui musei rivela come, tra i quasi cinquemila presenti in Italia, appena il 30% dei musei offra almeno un servizio digitale in loco (comprendendo tra questi app, QR code, wifi, ma anche le più tradizionali audioguide) e almeno uno online (sito web, account social, biglietteria online), ma la percentuale si riduce all'11% se consideriamo i musei che ne offrono almeno due. Se per alcuni musei questo può essere il frutto di una precisa scelta strategica, in tanti casi si tratta di un problema di risorse, talvolta economiche, talvolta di consapevolezza rispetto a costi e benefici derivanti dall'innovazione digitale. Dai dati provenienti dalla ricerca sulla presenza online di circa 500 musei italiani si può notare una leggera crescita del numero di istituzioni culturali con un sito web proprietario (43% rispetto al 42% dello scorso anno) e passi avanti si registrano anche sul fronte dei servizi che mettono a disposizione: la biglietteria online è presente nel 23% di questi (+3 punti percentuali rispetto allo scorso anno), il 67% ha in homepage icone per l'accesso facilitato alle pagine social dell'istituzione (+4 punti) e il 55% consente l'accesso alla collezione virtuale (+3 punti).

ICT: ARTE PIU' SOCIAL, CIRCA UN MUSEO SU 5 SU INSTAGRAM, TWITTER E FB

A crescere con tasso più sostenuto è invece la presenza sui canali non proprietari: il 75% dei musei è presente su Tripadvisor (+20% rispetto a fine 2016) ed è in aumento il numero di account ufficiali dei musei su tutti i maggiori canali social, in particolare su Instagram (la copertura è passata dal 15% all'attuale 23%). Corrispondentemente, è anche cresciuto il numero di musei che hanno scelto di utilizzare sia Facebook sia Twitter sia Instagram (dal 13% al 18%) con la percentuale di musei senza un account social che scende dal 46% al 43%. Nell'ambito della presenza online dei musei, l'Osservatorio ha indagato come si configura la comunicazione nelle reti social costruite intorno alle diverse istituzioni culturali e quale sia il loro ruolo rispetto invece a quello di altri utenti che ruotano attorno ad esse: analizzando la comunicazione di 119 reti di musei con una presenza attiva su Twitter, sono stati identificati sei differenti modelli di comunicazione (o archetipi), che variano in funzione della dimensione della rete di relazioni virtuali. Innanzitutto, occorre distinguere tra i musei che hanno reti grandi in termini di utenti attivi nella rete, corrispondenti a un terzo del campione, e musei con reti piccole, che invece costituiscono la maggior parte del campione, cioè i due terzi. Per i musei con reti grandi si identificano tre modelli di comunicazione differenti: network del museo Vip (43%) dove l'account ufficiale dell'istituzione culturale è tra i meno attivi della rete (in termini di tweet postati) ma, nonostante ciò, ha una posizione centrale nella rete in termini di connessione e interazione con gli altri utenti; network attivo e diffuso (26%) dove sono presenti molti utenti attivi in maniera continuativa e anche l'account ufficiale dell'istituzione culturale mostra notevole vivacità ma il network è caratterizzato da un basso tasso di co-citazione tra i diversi account. ICT: ARTE PIU' SOCIAL, CIRCA UN MUSEO SU 5 SU INSTAGRAM, TWITTER E FB

Ancora, network authority-centrico (26%) dove sono presenti numerose community di utenti collegate tra loro attraverso pochi account centrali che fungono da moderatori delle discussione e un account ufficiale dell'istituzione culturale poco attivo in termini di connessione e interazioni con gli altri utenti. Il gruppo dei musei con reti social piccole è quello più numeroso e si caratterizza anch'esso per tre differenti modelli di comunicazione: network delle Community (38%), un account ufficiale dell'istituzione culturale poco attivo rispetto ad altri profili influenti (authority) attorno ai quali si concentrano delle community di utenti, che si caratterizzano da un alto tasso di co-citazione all'interno dei tweet; network egalitario (31%) con un'utenza non raccolta attorno ad authority o community ma all'attività vivace e costante nel tempo, indipendentemente dalla presenza di eventi particolari organizzati dall'istituzione culturale. C'è anche il network Museo-centrico (13%): l'account ufficiale dell'istituzione culturale è tra i più attivi e spesso funge da moderatore delle discussioni, dato che i propri tweet vengono poi ripresi dagli altri utenti (creando di conseguenza, community di utenti legate al proprio account). La necessità di stendere una roadmap nasce dall'esigenza, condivisa delle istituzioni afferenti alla Community dell'Osservatorio, di formalizzare la strategia e in particolare la strategia digitale dell'istituzione. Infatti, è emerso che solo il 39% delle istituzioni partecipanti alla Community ha un piano strategico formalizzato e il 19% un piano di innovazione digitale.

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