Arte della seta, Tiziano Scarpa si racconta

Mercoledì, 17 marzo 2010 - 09:17:00

di Ariela  Baco

Tiziano Scarpa
Tiziano Scarpa
Venezia come città di nascita e come quella del ritorno, insieme alla sua compagna. Tiziano Scarpa ha  nella voce l’accento leggero dei suoi campielli. “ Milano è una città progettata per gli spazi chiusi. Ci sono bei negozi; belle case; gli atelier della moda e i locali.” Venezia invece ha gli spazi delle vie d’acqua, delle piccole strade in cui si affacciano i bar, i minuscoli balconi, i giocatori, i personaggi del teatro e le maschere. Gli occhi di Tiziano Scarpa non sono velati come la nebbia sull’acqua ma, chiari, chiudono dentro di loro per poi rifletterla tutta la luce del cielo del mattino; tutta la luce che hanno visto la prima volta in cui si sono aperti ed hanno acquistato il colore di una pietra che è diventata rara: l’acqua marina. Il suo ultimo libro, La vita, non il mondo, edito da Laterza, è una raccolta di racconti brevi – una pagina ognuno – in cui l’esperienza diventa epifania, momento di totale comprensione, svelamento dell’atto, dell’immagine, della parola in chiaro. Simile al gesto che compie lui, seduto accanto a noi:  prende in mano il bicchiere, indeciso se bere o no del vino di pomeriggio; poi lo finisce tutto e ha sete ancora. Piccoli atti, così confidenziali nella loro semplicità da non aver bisogno di alcuna analisi. 

La sua compagna è un’artista, dipinge. “Ed è essenziale che lo sia. Ed anche che si esprima in un’altra disciplina. Lei è una continua fonte di novità, perché i suoi pensieri ed anche le sue opere sono per me imprevedibili. Ciò mi fa vivere il nostro rapporto come qualcosa di entusiasmante, mai come difficile. Inoltre non ho davanti solo l’opera finita, quando lei ne ha compiuta una, ma tutte le fasi creative; quelle che l’hanno portata ad esistere.” Può così conoscere anche il pensiero che l’ha generata. “Lucia mi ha affascinato al primo incontro. Era la luce che le emanava da dentro. E poi il suo viso, il suo sorriso.” Si volta verso di noi e quando i suoi occhi diventano uno sguardo lungo come un ponte è impossibile distogliere il nostro. “Probabilmente non abbiamo figli perché siamo molto concentrati sulle nostre attività. La mia idea di opera in questo momento, in questa mia vita, è poter fare qualcosa di significativo. Se non si ha qualcosa da attuare si diventa frustrati. E’ chi non ha capito cosa gli piace e cosa non, che sta male.” Qualche volta, però, scrivendo, sono i personaggi a decidere per lui cosa accade. “Io so sempre come si svilupperà una storia, ma qualche personaggio cresce in maniera diversa, diventa più importante del previsto.”

tiziano scarpa la vita non il mondo libri

Il suo prossimo romanzo – che uscirà tra un paio di mesi – si intitolerà Le cose fondamentali. “In quest’opera l’amico del protagonista è diventato un personaggio principale… e io all’inizio non l’avevo programmato.” L’anno scorso Tiziano Scarpa ha vinto il Premio Strega con Stabat Mater. “Nel mio nuovo romanzo il tema coinvolge molti sentimenti maschili. E’ sostanzialmente la storia di un padre che vuole lasciare a suo figlio ciò che c’è di veramente grande e importante al mondo.” Per scrivere gli piace isolarsi. Così parte, senza però avere un luogo eletto. “Una volta con Ammanniti siamo stati via insieme, a scrivere.” Tiziano Scarpa sorride poco e ci mostra più spesso il profilo che il volto intero. Ma la sua serietà e la sua attenzione sono buone e amichevoli. “Per scrivere mi occorre molta concentrazione. Però scrivere mi fa stare bene. E’ stato durante gli anni dell’Università che ho deciso che avrei fatto lo scrittore. Un’occupazione che vive dell’incertezza, perché non c’è niente che possa garantirmi che ciò che farò avrà un valore; che il tempo dedicato alla stesura di un libro – un anno o anche di più – sarà un tempo ben speso.” Mentre esprime il suo dubbio la voce è leggera. Il suo problema esiste, però lui sa che può risolverlo. Quando poi nuovamente rivolge a noi, tutto intero, il suo volto e un poco sposta leggermente il braccio, il busto, tutto il corpo, avvertiamo la verità dell’incertezza, senza paura, ed anche senza inganno. Avvertiamo come in tutto il teatro che lui esprime, quando oralmente declama i suoi scritti, ci sia tutta la serietà di un impegno e insieme tutta la vitalità di un gesto gioioso. “Sull’arte non mi prendo in giro. Sono molto serio. Sul resto posso anche giocare. Il senso del ridicolo è importante e non mi sfugge. Però essere autoironici non vuol dire volare basso ma avere coscienza del sé.”

A lui piace la musica. “Per scrivere l’ultimo romanzo ho ascoltato molti compositori padre e figlio – come i protagonisti del mio libro - i Bach e i Mozart, per esempio.” Poi gli piace viaggiare. “A volte semplicemente camminare ascoltando gli audiolibri. E’ come se il corpo e la mente procedessero per due diverse vie ma si tenessero allertati a vicenda. Due fili del discorso, quello delle gambe e quello del pensiero, da una parte legati e dall’altra indipendenti l’uno dalle altre. Lo sguardo va dove vuole mentre nelle orecchie procede sensato il suono della storia.” Noi gli sediamo accanto. Il tavolino è piccolo, ci muoviamo poco. Restiamo come in attesa che lui non solo parli ma ci faccia un segno che possa essere un invito. “Ho paura di poter perdere l’intelletto. E ho paura delle malattie altrui. Sento di non saper essere d’aiuto quando qualcuno ha un grave handicap. Mi diventa difficile comunicare, perché mi spavento.” Gli altri gli rimproverano di essere assente con il pensiero. “Mi piacciono tanto i bambini: gli adoro. Posso giocare con loro senza passare dalla serietà al gioco.” Poi ci guarda seriamente. “Mi appassionano l’arte, il nudo femminile, l’eroismo.” Tutto e tutto insieme, in un coacervo di sfumature senza pudore eppure timide. “Io non ho paura di chi mi possa rubare la scena e anche le donne  mi sono piaciute propositive… però credo di apprezzare sia il pulcino sia la tigre. Divorare od essere divorato…  Non sono un seriale.”  Non lo è neppure nei libri. Poiché appare spudorato per tutto il perimetro delle iridi, dentro gli occhi infantili; formale nella voce elegante e nella correttezza di ogni gesto; privo di scrupoli quando ci interrompe. Elegante nel modo con cui costruisce comportamenti e frasi. Pur non risparmiandoci il dispiacere del suo andare via.

0 mi piace, 0 non mi piace


Titoli Stato/ Collocati 6,5 mld Btp, tassi a minimi record
Riforme/ Guerini (Pd): verso elezione indiretta Senato
Alitalia/ Uilt, non arrivata lettera da Etihad
Riforme/ Renzi: se non si trova sintesi pronto a passo indietro
Milan/ Berlusconi: vendita club fantasia altrui
Mps/ Grillo: questa e' la mafia del capitalismo
Mps/ Grillo, facciamo casino per fare un po' di trasparenza
Berlusconi/ Vede foto Merkel e dice "Aridatece Kohl"
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

LA CASA PER TE

Trova la casa giusta per te su Casa.it
Trovala subito

Prestito

Finanziamento Agos Ducato: fai un preventivo on line
SCOPRI RATA

BIGLIETTI

Non puoi andare al concerto? Vendi su Bakeca.it il tuo biglietto
PUBBLICA ORA