di Giovanni Bogani
Un giorno del 1992, senza aver mai guidato uno scooter prima,
Giorgio Bettinelli – già attore con Gigi Proietti, leader del gruppo pop Pandemonium, giornalista – dava un colpo di gas ad una vecchia Vespa scassata, e si infilava in una strada secondaria di Padangbai, a Bali. Da lì attraversava tutta l'Indonesia. Ci prendeva gusto, e con una nuova Vespa – meno scassata – ripartiva da Roma. Piazza del Popolo. Sarebbe arrivato a Saigon, Vietnam, otto mesi dopo. Da allora, Giorgio Bettinelli
ha attraversato da solo in Vespa, senza una tenda e senza una chiave inglese, tutti i continenti. Dalla Terra del Fuoco all'Alaska, dalla Siberia a Gibilterra, dal Marocco al Sudafrica allo Yemen, fino alla Cina. E in Cina ha trovato l'amore – Ya Pei, la donna che ha sposato – e un nuovo progetto, un nuovo viaggio: il giro completo della Cina in Vespa. Qualcosa che non aveva fatto nessuno, prima di lui. Una specie di Marco Polo del nuovo millennio. Giorgio Bettinelli - morto il 16 settembre a 53 anni a causa di un'infezione contratta in Cina, dove viveva dal 2004 - ha raccontato le sue esperienze, i suoi incontri, il mondo visto dalla sella di uno scooter in quattro libri:
"In Vespa", "Brum brum", "Rhapsody in Black" e "La Cina in Vespa", tutti pubblicati da Feltrinelli. L'ultimo, "La Cina in Vespa", è arrivato nelle librerie pochi mesi fa. Ad
Affaritaliani aveva rilasciato una delle ultime interviste.
 Giorgio Bettinelli
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Bettinelli, ma come è iniziato tutto? Era un appassionato di Vespa?
"E' iniziato tutto per caso. Io non ero un appassionato di Vespa. Ero un appassionato di libertà, questo sì. Vivevo a Bali, con i soldi del mio piccolo appartamento affittato a Roma. Un mio amico balinese, pieno di debiti, mi volle vendere a tutti i costi una Vespa. La comprai, per aiutarlo. Poi mi venne in mente di dare un colpo di pedale, e di provare a ingranare la prima. Non avevo mai avuto uno scooter prima di allora. Da quel primo colpo di pedale, sono passati 300.000 chilometri e sedici anni, in 135 paesi e cinque continenti".
In questi sedici anni di strade percorse, sei diventato un esperto di scooter?
"In questi sedici anni sono rimasto felicemente ignorante di meccanica e di motori. Non porto con me nemmeno una chiave inglese. Per fortuna, la Vespa è così semplice che la sanno riparare tutti. Un ragazzino in India, o un improvvisato meccanico nel mezzo dell'Africa. Ho messo dentro il serbatoio tutti i tipi di benzina, anche i più improbabili. E sono andato su tutti i tipi di strade, e anche lì dove la strada non c'era, come in Siberia".