Capi firmati/ 'La menzogna è il motore della vita'

Ad Affari lo scrittore Marco Archetti parla del suo libro 'Gli asini volano alto'. come le bugie, al centro del suo romanzo, siano al centro della vita. Altri temi affrontati dalla scrittura del giovane autore sono l'ironia e il divertimento, che sfocia in provocazione

Martedì, 4 agosto 2009 - 14:57:00

di  Ariela  Baco

marco archetti
Marco Archetti
Lo scrittore della settimana: Marco Archetti, Gli asini volano alto, Feltrinelli. Pagg. 217. Euro 16,00

Perché la bugia è il motore del suo romanzo?
“ La bugia ha un ruolo fondamentale sia nel mio libro sia, io credo, nella vita. Rappresenta l’elemento creativo, che porta i personaggi protagonisti, i due fratelli, a ritagliare il loro tempo insieme, specifico e personale, spazio per se stessi; vivendo un’ esistenza altra e finalmente come loro desiderano che scorra. Le loro menzogne sono spesso un inganno vero e proprio, e a volte feriscono i componenti delle famiglie, o le loro amanti. Ma quando penso alla vita… allora la bugia diventa motore, invenzione.”

Anche l’ironia e il divertimento sono componenti essenziali del suo libro?
“Credo che l’ironia sia l’unico elemento autobiografico dei miei romanzi. Anche nella mia vita infatti l’aspetto ironico fa parte del linguaggio che uso, dell’approccio che ho con la realtà quotidiana. Ho però imparato a scrivere attraverso questo processo da un autore russo contemporaneo – Dovlatov. Da lui ho appreso la leggerezza formale e contemporaneamente la crucialità. Non programmo l’ironia, quando costruisco una storia, ma poi essa scaturisce dalla storia stessa, dagli eventi che si intrecciano o dalle parole dei personaggi.”

E l’ironia sfocia nella provocazione?
“Ho un approccio teppistico con la scrittura: la concepisco come un elemento che urta; infastidisce; scartavetra. Non posso pensare che le storie debbano somigliare a quelle della realtà, ma anzi, che la realtà vada provocata e rovesciata. Teppisticamente, appunto. Non mi interessa una letteratura che racconta quello che normalmente vediamo, ma voglio fare una letteratura che appicchi incendi, che  bruci i tabù, per esempio. E in questo romanzo io cerco di dar fuoco al tabù della religione e a quello della famiglia.”

La sua idea di viaggio - e anche di vacanza – è un esilio o un approfondimento?
“Il tema della vacanza mi è particolarmente caro. La mia passione per il cinema mi ha portato ad amare profondamente il film giovanile di Bergman, 'Monica e il desiderio', in cui le immagini descrivono un’estate - a suo modo selvaggia - e la presenza dell’acqua incombe, sebbene l’atmosfera del film sia lieve, mozartiana quasi. Concepisco la vacanza come mito della bella giornata, anche se in questo romanzo non ci sono ferie in senso proprio, ma viaggi. Del resto attualmente il viaggio è la dimensione della mia vacanza: vado laddove non sono mai stato prima. Quest’anno in Puglia e successivamente nella Repubblica Dominicana. Il movimento unisce per me la dimensione del viaggio e quella della vacanza: sono la stessa cosa.”

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