Di Giuseppe Morello
Tiziano Scarpa con “Stabat Mater” ha vinto il 63esimo Premio Strega (Lo Strega a Scarpa per un voto. La classifica finale): complimenti e auguri. Al di là della notizia principale, c’è però molto da dire a proposito della spettacolare copertura dell’evento fornita da Rai Uno (IL VIDEO), che anche quest’anno ha puntato sul solito dispiego di mezzi e uomini senza badare a spese.
Due cameraman perennemente impallati, un regista che ha fatto i salti mortali per portare a casa una decina di inquadrature decenti dopo aver scansato una selva di gomito, teste, busti, abiti o dame dalla pettinatura leonina, e infine il conduttore Franco Di Mare lanciato nella mischia nella fondata speranza che il suo garbo ben si attagliasse alla retorica dell’”ora ci occupiamo di cultura”. La colpa non è nemmeno tutta della Rai, ma della finale dello Strega concepita come un grande e caotico happening, uno sbadiglio mondano spudoratamente ispirato al torpore dell’aperitivo in qualche gerontocomio argentino.
In un’atmosfera da pericolo imminente di frattura del femore, una folla di distinti e venerabili signori e di signore più o meno eleganti sorseggiava un rosso o un prosecco sciamando per la sala o accampata a un tavolo, tutti presi in fitte conversazioni (udibile da casa il brusio da ricreazione). C’era di tutto, ovviamente: vecchi scrittori, assonnati giuristi, dimenticati boiardi, mondanità varia, per nulla iattante, anzi vagamente depressa. C’era persino un Marzullo apparentemente brillo. Voce sommersa dalle voci, quella della giuria che burocraticamente compitava i voti.
A impreziosire la serata, Paola Gassman che ha letto degli insulsi brani dei libri in finale (decontestualizzato anche un qualunque brano di Delitto e castigo suonerebbe insignificante), ma con l’affettazione e il birignao da fine dicitore. In mezzo a questo happy hour arzillo e vociante, Franco Di Mare ha cercato di intervistare una sfilza di sociopatici tra i quali spiccava un lunare Antonio Scurati, fantastico nel suo rifiuto di interegire con chiunque, figurarsi col conduttore che provava a fargli domande alle quali lo scrittore rispondeva puntualmente parlando a caso di quello che gli pareva.
Scurati mi ha ricordato molto Carmelo Bene, al quale un po’ somiglia pure. Era visibilmente contrariato dalla sconfitta e nel corso della premiazione incapace di nascondere il desiderio di rompere in testa a Tiziano Scarpa “quella fottutissima bottiglia di Strega e il suo liquore giallognolo, e di suggerirgli di ficcarsi in qualche buco i 5mila euro del premio”. Non lo ha fatto né detto, ma era chiarissimo che lo stesse pensando. Confesso di essermi molto divertito. Lunga vita al Premio Strega.
giuseppe.morello@affaritaliani.it