Capi firmati, Chiara Gamberale parla con Affaritaliani del suo libro

Lunedì, 24 agosto 2009 - 14:03:00

di Ariela  Baco

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Chiara Gamberale
I personaggi del suo libro restano sempre uguali o si evolvono?

"I protagonisti del mio romanzo, Lorenzo e Lidia, hanno uno sviluppo e alla fine saranno diversi. Ma non tradiranno quello che è il nucleo, la caratteristica del loro essere: l'inquietudine in lei; il nichilismo in lui. Io volevo parlare d'amore, delle alchimie umane; quelle scomode in cui l'idea che si ha di se stessi viene messa in crisi. In cui l'altro è il detonatore dei cambiamenti. Ma non solo. Nel mio romanzo c'è anche Brian, che è un vero e proprio virus, il paradosso della comunicazione. Uno sciamano che arriva a pronunciare una provocatoria verità."

Quindi esiste la rivelazione, lo svelamento?
"Esiste un livello particolare di comunicazione: tra le persone, tra come recepiscono le cose che si dicono. A volte la persona amata ci ripete quotidianamente un importante principio, che non ci fa effetto. Poi, uno sconosciuto sull'autobus pronuncia qualcosa di simile, e ci colpisce profondamente. Le persone che ci circondano hanno su di noi poteri differenti, l'importante è capire i nostri meccanismi. Perché credo che chi non conosce sé è fasullo con gli altri. Ma sono altrettanto convinta che lo svelamento non debba mai essere totale - nei libri, nella vita. Lidia ha la folle idea che se sa tutto può controllare tutto e quindi soffrire di meno. Ma alcune cose non debbono essere portate alla conoscenza."

L'amore, nel libro, è sempre descritto come passione?
"La passione è certamente più esaltante da raccontare. Anche se io ho vissuto in un ambiente familiare in cui il litigio, la critica, rendevano dinamici gli affetti. Sono perciò convinta che le incoerenze facciano parte del quotidiano: il momento in cui noi le comprendiamo è anche quello in cui arriviamo a capire, per esempio, i nostri genitori. Nel prossimo romanzo l'ambiente che descriverò sarà corale - sebbene resteranno presenti Lidia e Lorenzo. E scriverò anche delle dinamiche della famiglia. Soprattutto per analizzare la passione e la responsabilità familiare: comprendere se possono convivere oppure se debbano per forza escludersi a vicenda."

La vacanza - nel suo romanzo ma anche nella sua vita - è espressa come un'idea di esilio o di approfondimento?
"Gli unici momenti in cui i personaggi del mio romanzo escono dalla loro claustrofobia  sono quelli in cui viaggiano; perciò le loro vacanze - spesso in Asia, in India, luoghi che esprimono un cliché ideologico - sono piacevoli. Io vivo il viaggio come un momento di evasione. Del resto oscillo continuamente tra il dovere quotidiano e la partenza. Vivo nella casa dove sono nata ma quando sono fuori mi sento fuori pericolo. Per esempio vado in Grecia a finire di scrivere i miei romanzi. Ma l'unico luogo eletto, quello dove ritorno sempre, è San Vito di Cadore: andavo lì da piccola, ed è lì che ritorno, almeno per un periodo, ogni anno."

Chiara Gamberale, La zona cieca, Bompiani. Pagg. 238. Euro 16,00

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