Il racconto/ "La coda di pesce che inseguiva l'amore"

In arrivo nelle libreria il racconto "La coda di pesce che inseguiva l'amore" (Edizioni Sampognaro&pupi), scritto a quattro mani da Simona Lo Iacono e dal blogger fondatore di "Letteratitudine" Massimo Maugeri. Sarà presentato mercoledì 8 dicembre, ore 14.00, alla Fiera nazionale di Roma della piccola e media editoria "Più libri, più liberi". Interverranno Tea Ranno e Luigi La Rosa. SU AFFARITALIANI.IT I PARTICOLARI, IL BOOKTRAILER E, IN ANTEPRIMA, LE PRIME PAGINE

Giovedì, 18 novembre 2010 - 11:16:00

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1860. A Portopalo di Capopassero, paese di tonnarioti nell’area siracusana, si apprestano a giungere i primi echi della lotta per l’unità d’Italia. Echi lontani e visionari che si perdono nel mare. In quel mare che, per gli abitanti del luogo, è sopravvivenza, incantamento, miraggio. Un nemico, se si rivolta contro. E tuttavia, l’unica fonte di sussistenza in una terra arida, caldissima, più a sud dell’Africa. È in questo contesto che Turi, giovane tonnarioto, si accorge di essere seguito da un pesce. All’improvviso, tra la terraferma e l’isola delle correnti (dove ancora aleggiano le leggende su Dragut: il pirata che distrusse il torrione di Carlo V nel 1526), una coda immensa comincia a seguirlo. Preceduta da un vorticoso moto dell’aria, si presenta puntualmente ogniqualvolta il giovane solca le onde con la sua barca. Il paese reagisce alla notizia con incredulità: non si è mai visto un pesce che insegue un pescatore. Da dove viene questa strana coda che guizza tra le onde? E cosa rappresenta? Forse lo spirito di Dragut chiede perdono ai cittadini di Portopalo con un regalo inatteso? Forse è il segno di qualcos’altro? Un cattivo presagio? Turi, intanto, è costretto a fare quotidianamente i conti con il proprio passato e con il marchio incancellabile che l’ha segnato alla nascita: un padre dalle umili origini detenuto nell’isola delle correnti per brigantaggio e opposizione al potere nobiliare; una madre nobile, colta, perdutamente innamorata di quell’uomo finito in carcere e per questo rinnegata dalla famiglia d’origine e travolta dall’infamia (giacché, per sopravvivere, è costretta a offrirsi ai tonnarioti in cambio di pesce). Turi cresce con i tonnarioti. Ma il suo è un esilio tra cuori che non lo comprendono, che disarmano con un atteggiamento superficiale e derisorio il suo carattere sognante.  Turi è un senza terra, un senza patria, un senza identità. È il frutto di un amore tra un uomo e una donna appartenenti a due classi sociali in lotta, a due culture diverse, a due mondi opposti. Egli stesso si sente a metà. Metà acqua, metà terra. Tra la costa e l’isola delle correnti… metà uomo, metà pesce. Per questo, forse, quando vede spuntare questa coda tra le onde il suo cuore ha un guizzo. La diffusione della notizia di questa strana apparizione, però, dà la stura ai più biechi desideri di riscatto, in un momento storico convulso. E si innesca una sorta di gara segreta mirata al possesso dell’immenso e misterioso pesce. I tonnarioti contro i baronuzzi, in una baldoria di ossessioni reciproche, di desideri orgogliosi, di cieca brama di potere. Gli uni (i nobili) cercano il signum, il suggello di una nobiltà elargita dal cielo e ormai messa in dubbio dai moti popolari e dalle rivoluzioni del 1848, da esibire e con cui arroccarsi in posizioni di privilegio da secoli esibite come naturale corollario di sangue. Gli altri (i tonnarioti) bramano un miglioramento della propria condizione, barche e forse case, un innalzamento nella scala sociale. Del resto, la ribellione dei briganti non è che questo: miseria, fame di secoli.  Al centro di questa contesa non dichiarata, c’è Turi. Il giovane tonnarioto figlio di brigante e di nobile prostituta: l’unico in grado di richiamare il pesce. Non rimane che seguirlo, aspettare il momento in cui la coda gli si rivela. Quando ciò accade, inizia una terribile mattanza. Una cinica e furibonda battaglia tra le acque, proprio nel momento in cui i Mille iniziano l’avanzata verso l’isola. Scritta con un linguaggio ricco e denso La coda di pesce che inseguiva l’amore è una fabula d’amore e morte che denuncia l’incapacità di condividere, che evidenzia come le contrapposizioni esasperate e la brama di possesso possono uccidere il sogno; e come la bellezza - spesso - viene trafitta dall’incapacità di dare spazio all’apertura e alla consapevolezza necessarie per poterla contemplare.

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Gli autori
IN ANTEPRIMA SU AFFARITALIANI.IT LE PRIME PAGINE

Svettava sull’onda. Emergeva, s’inabissava. Rasentava a pelo la corrente.
La coda di pesce era lì da sei giorni, ormai. Turi non faceva che rimirarla sotto il giro maligno del sole. Sole di pietra e di vento, di risacca e pirati, pensava.
Sole di Portopalo.
Ché i raggi a Portopalo non hanno continente, gli diceva Alfio Inserra, ‘u tonnariotu. Non hanno manco parlata.
Perché, chiedeva Turi.
Perché sono come i pesci. Come ramazzate di tentacoli e polpo. Da tutto vengono, e da niente.
E masticava porro selvaggio. Sfiatava una nebbia bianca (fumo di scoparizzi, rideva). Strizzava uno sguardo di nostalgia. Erano anni che non viaggiava, che la voglia di corpi non lo divorava. A stare in mare, diceva, il mondo si capovolge. L’assenza ti brucia lo sterno.
Come la fame.
Fatto sta. La coda di pesce continuava a pescarlo. Turi la incrociava al rientro, se le labbra della barca inciampavano su un ostacolo.
Sarà uno scoglio, dicevano gli anziani. No, sarà onda bassa, almanaccava ‘u tonnariotu: marea di mezza luna. La luna bivacca al tramonto, Turi. E cova miraggi.
Ma Turi pensava, no. No. Sarà il pesce.
Nessuno l’aveva mai visto. Nessuno ci credeva. Un pesce che segue un pescatore è come la terra che vortica al rovescio. Eppure, Turi ne era certo: il pesce lo aspettava. Il pesce, diceva Turi, era arrivato per lui.
A questa trovata, mezza Portopalo stralunava. I chierici si genuflettevano, le donne all’uscio sfioccavano lana per sfida al malaugurio, i bambini s’intanavano nelle groppe in cerca di zecche e mignatte con cui cospargere la coda del diavolo, nelle bettole scorrevano vino di capperi, improperi e manrovesci. Turi vi entrava solo se faceva malo tempo, se l’aria inturbinava sale e sabbia nei pressi dell’isola delle correnti.
Quello era il segno. Un’invorticata degli elementi.
Il giorno dopo, il pesce tornava.

IL BOOKTRAILER

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