Creazionisti contro Evoluzionisti. La polemica parte dal Cnr

Martedì, 1 dicembre 2009 - 11:40:00

Telmo Pievani
Telmo Pievani

di Virginia Perini

Creazionisti contro evoluzionisti. Il dibattito tra chi crede che la Terra, la vita e l'uomo siano il risultato di un intervento divino e chi, al contrario, è convinto che l'universo si sia evoluto secondo le leggi naturali torna a scatenarsi intorno al convegno creazionista organizzato al CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) dal suo vicepresidente Roberto De Mattei, teologo e docente di Storia del Cristianesimo e della Chiesa. La comunità scientifica lo accusa di usare esplicitamente il CNR e la sua posizione di vice-presidente come marchio di autorevolezza scientifica delle teorie contro l'evoluzione. Nel libro degli atti della tavola rotonda si legge infatti: “Convegno nella sede del CNR”, “documenti del CNR”, etc.

"Il problema non è certo il convegno sul creazionismo - spiega ad Affaritaliani.it Telmo Pievani, docente di Epistemologia Genetica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli studi di Milano Bicocca. "Ognuno è libero di organizzare i convegni che vuole e soprattutto di esprimere le proprie idee. Ma nella scienza vanno rispettate le “regole del gioco” e non si può spacciare per scientifico ciò che non lo è".

Ovvero?
"Ci sono presupposti, evidenze, studi di riferimento e teorie comprovate a cui la scienza è giunta dopo anni e anni di lavoro, da cui partire per andare avanti. Se questo terreno comune viene negato con espressioni e tesi aberranti attribuite all'ente statale della ricerca scientifica si realizza un paradosso: l'ente pubblico, lo stesso che finanzia il lavoro di tanti e preparatissimi fisici, biologi, ricercatori, li smentisce nel merito. Capisce che qualcosa non va?"

E a chi sostiene che tutti abbiano il diritto di esprimere le proprie teorie?
"Ci mancherebbe. Ma nei loro circoli culturali e sui loro mezzi di informazione. Non all'interno dell'organo nazionale che dovrebbe motivare e guidare la ricerca scientifica. Il vicepresidente del CNR stesso che afferma che la Terra non è vecchia come pensiamo, che in laboratorio non si possono vedere le mutazioni genetiche, che evoluzionismo e creazionismo si equivalgono, inficia il lavoro dei suoi stessi colleghi, i quali farebbero bene a farlo notare. Come si può sostenere che la teoria dell’evoluzione non è verificata, che è una fantasiosa storiella, e poi spiegare la resistenza agli antibiotici o l’evoluzione del virus dell’influenza A? Siamo completamente al di fuori di qualsiasi dibattito scientifico serio. E’ un episodio sconcertante".

dna

Proprio in questi giorni arrivano notizie sulla mutazione del virus...
"Esattamente. Il che smentisce la falsità secondo cui l’evoluzione non si potrebbe osservare in laboratorio perché riguarderebbe solo il passato. Sciocchezze. Negli Usa la corrente creazionista è molto più forte e agguerrita che da noi, fa propaganda. Ma si sta bene attenti a tenerla separata dalla comunità scientifica e dal suo lavoro. In poche parole, un creazionista avrebbe molte difficoltà a lavorare in un laboratorio di biologia perché non avrebbe una sola pubblicazione scientifica approvata".

Il problema sta forse nel fatto che in Italia manca una comunità scientifica solida e ben rappresentata...
"E' così. E teologi e storici del cristianesimo finiscono per occuparsi di materie che non sono di loro competenza. Serve un’authority indipendente dal potere politico che agisca come una voce forte e autorevole della scienza, mostrando di volta in volta quale sia il consenso scientifico raggiunto, lo stato dell’arte, i problemi aperti, e così via. Invece in Italia hanno spazio i singoli e questo crea ambiguità e confusioni sui media"

Come accade con il dibattito sulla pillola abortiva, tutti parlano, ma non c'è una linea comune che spieghi di fatto, da un punto di vista scientifico, come funzioni
"Sì è così. Non è abbastanza noto e non viene percepito dal pubblico come un punto di riferimento in materia, ma esiste: si chiama consenso scientifico e consiste nell'accordo che la comunità scientifica raggiunge in un certo momento su una determinata questione. Che l’evoluzione biologica sia un fatto e che l’unico modo per spiegarla sia la teoria darwiniana, opportunamente aggiornata e oggi integrata, sono due risultati acquisiti dalla scienza al di là di ogni ragionevole dubbio. Metterli in discussione per motivi ideologici significa negare l’evidenza e inquinare il dibattito pubblico".

E' dunque un problema anche politico…
"Soprattutto politico. E di etica della comunicazione. Bisogna lavorare sul rapporto tra politica e scienza. Queste vicende arrecano un danno enorme alla percezione pubblica della scienza".

Un esempio da imitare?
"Penso ai sistemi adottati nel Nord Europa e nel mondo anglosassone dove alla scienza viene riconosciuta un'autonomia nel merito, pur rimanendo la politica sovrana nelle decisioni. Le Authority nazionali, riconosciute e molto autorevoli, di scienziati predispongono vere istruttorie del problema, vagliandolo con sobrietà e rigore. Informano la politica in maniera precisa e affidabile. Il potere politico, che a quel punto ha gli strumenti per capire, prende infine le decisioni in merito. Servono Authority indipendenti e agenzie internazionali di valutazione della ricerca. E’ l’unico antidoto affinché chi nega l’evidenza empirica non diventi il vicepresidente di un ente nazionale di ricerca scientifica".

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