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Culture

di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

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DonatoCarrisi

In Italia si pubblicano decine di noir, quasi sempre "glocal" (il successo dei gialli di Camilleri è stato senz'altro la causa principale di questa tendenza). Davvero pochi autori, però, si cimentano con il genere thriller, e con ambientazoni poco riconoscibili. Donato Carrisi, classe '73, lo fa sin dal suo primo libro, il bestseller del 2009 "Il Suggeritore", tradotto in tutto il mondo (Cina compresa). Nato a Martina Franca, in Puglia, dopo la laurea in Giurisprudenza il "re del thriller italiano" (tra i suoi fan autori di culto come Follett e Connelly) si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento, per poi diventare sceneggiatore di serie televisive e per il cinema. Dopo "Il Suggeritore" Carrisi ha pubblicato (sempre con Longanesi) "Il tribunale delle anime" (2011), "La donna dei fiori di carta" (2012) e ora "L'ipotesi del male", in cui è tornato alle atmosfere e ai personaggi del debutto e in particolare al suo personaggio più riuscito e tormentato, l'investigatrice Mila Vasquez. 

carrisi

Carrisi, con "L'ipotesi del male" ha costruito un thriller perfetto, forse addirittura più riusciuto dell'esordio. Il libro è entrato subito in top ten: si aspettava questo successo?
"Non so se la sorpresa è l'emozione esatta. Ma adesso è bello pensare che anni fa in pochi credevano che uno sconosciuto autore di thriller italiano potesse anche solo apparire in una classifica. Fra quei pochi il mio editore Stefano Mauri e il mio agente Luigi Bernabò. Perciò ormai mi lascio sorprendere dai colpi di scena così come cerco di stupire i lettori alla fine di ogni capitolo... E poi penso che un Carrisi in classifica sia una buona notizia per tutti gli autori di genere italiani. Anche se scrivo thriller, anzi 'Italian Literary Thriller' - come ormai mi definiscono inglesi e americani -, provengo dalla nostra tradizione del giallo, e sono grato a tutti i giallisti italiani che hanno contribuito alla mia formazione. Perciò mi auguro che arrivino presto altri sconosciuti scrittori italiani di thriller a farmi compagnia in classifica".

Nel nuovo libro una serie di uomini e donne scomparsi volontariamente nel nulla (apparentemente senza un motivo) riemergono  dal passato all'improvviso. E uccidono. Mila, nel frattempo finita nel "Limbo" (l'ufficio persone scomparse), con l'aiuto di un collega isolato da tutti, dopo l'iniziale resistenza, dà il via alle sue indagini "alternative"... A questo proposito, lei mescola metodi d'indagine italiani e americani, e lo stesso avviene per le procedure giudiziarie. Da chi si fa aiutare in questa difficile e rischiosa sintesi?
"Un romanzo come L'Ipotesi del male richiede una grande operazione di ricerca. Molti non sanno che un libro, specie quando è rivolto anche ai lettori stranieri, non può essere solo il frutto della fantasia di un autore. Ha bisogno di una solida base di informazioni, di microstorie, e di personaggi che abbiano una funzione interessante. Insomma: deve raccontare qualcosa di assolutamente innovativo. Per questo, prima di mettermi a scrivere, compio un lungo viaggio visitando luoghi, incontrando persone da intervistare, andando alla ricerca di racconti con cui condire la mia storia. È la parte forse più interessante del mio lavoro, perché la si fa come ai vecchi tempi: armati di matita e notes, a volte di un registratore, la cui presenza, però, può intimidire l'interlocutore. È un mestiere che richiede tempo e pazienza: si prepara il terreno con una serie di telefonate, si crea un rapporto confidenziale, si cercano le domande giuste, e si aspetta. A volte ci vogliono mesi per ottenere un appuntamento. Nel caso di questo ultimo libro mi sono avvalso della collaborazione di un bravo antropologo, Jean-Luc Venieri, che mi ha ispirato un nuovo metodo di indagine che sta sorprendendo i lettori. E sono grato anche a Byron J.Jones, detto 'Mr. Nobodies', che è l'uomo che aiuta la gente a sparire. Ma ho soprattutto ascoltato i racconti degli scomparsi tornati dal buio, a volte dopo anni, e quelli dei loro amici e famigliari. In Italia e all'estero. Il tutto, però, è scaturito dalla collaborazione con l'agente 'Massimo' della polizia italiana, che da anni ricerca le persone scomparse: dalla sua ossessione è nato il personaggio di Mila Vasquez. Sto cercando di convincerlo a raccontare la sua esperienza durante la presentazione del libro a Roma (in programma il 6 giugno alle 18.00, presso la libreria IBS, ndr)".

"L'ipotesi del male" non è esattamente il sequel de "Il Suggeritore". Lei ha parlato di libro "gemello", che può essere letto anche senza aver mai preso in mano il suo debutto (ma una volta terminato "L'ipotesi del male", sarà difficile resistere alla tentazione di non scoprire chi era Mila Vasquez e chi è il Suggeritore...). Da quanto lavora a questo romanzo? Ci sono state molte modifiche durante la stesura? La trama aveva preso direzioni diverse?
"In realtà, l'idea di una storia sugli scomparsi che ritornano dal buio per uccidere è nata prima del Suggeritore. Solo che non avevo ancora trovato la formula adatta per raccontare la storia. Mi mancava l'emozione su cui costruire tutto il romanzo. Non bastava la paura, ci voleva qualcosa che il lettore conoscesse già, qualcosa di familiare ma accantonato nella memoria dei sentimenti. Come, per esempio, una paura dell'infanzia. L'ho trovata in maniera del tutto casuale, leggendo la scritta su una maglietta a Londra: Non sai cos'è la paura finché non senti un colpo di tosse provenire da sotto il tuo letto. Era perfetta! Tutti ricordiamo quanto era spaventoso doversi addormentare da soli nel posto che i nostri genitori reputavano il più sicuro per noi, ma che invece al buio diventava minaccioso come nessun altro: la nostra cameretta. I giocattoli diventavano nemici, le ombre sembrava ci assalissero e poi c'era sempre un armadio che respirava in angolo e sussurrava il nostro nome... Ecco, ho voluto far riprovare ai miei adulti lettori le paure di quando erano bambini, ma senza che si accorgessero di questo viaggio emotivo all'indietro nel tempo".

Anche questa volta lei non dà al lettore riferimenti geografici precisi: com'è nata questa scelta?
"Come per il Suggeritore, il mio libro deve essere un labirinto da cui non si può scappare. Togliendo ogni riferimento geografico, il gioco è fatto! E il lettore non può uscire se non all'ultima pagina...".

Come mai in Italia si scrivono tanti gialli e pochissimi thriller?
"Il thriller è una struttura universale, ma forse ci è mancato il coraggio di rivolgere le storie al mondo invece che solo al pubblico italiano. Ci siamo un po' chiusi in noi stessi, raccontandoci a vicenda, forse temendo che all'estero non saremmo stati capiti. Invece, quando si tratta di provare cose nuove, siamo un paese incredibilmente esterofilo, come se non ci fidassimo del nostro talento innovativo. Cinema e letteratura ne sono un esempio. Chissà perché gli stranieri ci sembrano sempre più bravi. Eppure all'estero stimano molto il talento italiano, io ne sono un orgoglioso testimone. Ma spero, prego, mi auguro che le cose stiano cambiando".

Lei è spesso all'estero: come viene accolto un autore italiano di thriller (quindi una rarità) negli Usa o addirittura in Cina?
"Gli americani hanno accolto il Suggeritore con lo scetticismo legato al fatto che provenisse da uno straniero che, in fondo, si cimentava in un genere in cui loro sono maestri. Ma dopo gli apprezzamenti pubblici di Michael Connelly e Ken Follett, che però è inglese, l'atteggiamento è cambiato. Al primo abbiamo mandato il romanzo senza aspettarci nulla, invece poi ha deciso autonomamente di elogiarlo. Il secondo se lo è addirittura comprato (non riesco ancora a crederci!) e ha twittato sul suo profilo un commento straordinario... In Cina il Suggeritore è stato in classifica raggiungendo addirittura il dodicesimo posto, e lì è stata veramente un'impresa. Ma in tutto il mondo c'è stata un'ottima accoglienza. Specie in Francia, paese in cui i miei libri sono molto amati".

Prima di leggere  "Il ragno" di Michael Connelly lei non era un fan dei romanzi thriller: a parte i suoi, quali libri usciti di recente consiglierebbe a un giovane che vuole scoprire il genere?
"La lista sarebbe troppo lunga. Ma consiglierei di partire da Il Nome della Rosa di Umberto Eco: il primo thriller italiano (anche se molti dimenticano spesso il fatto che fosse un thriller) verso cui tutti (e penso soprattutto a Dan Brown) siamo debitori".

In Italia le lettrici prevalgono nettamente sui lettori (ecco perché vanno tanto di moda i romanzi "al femminile", le storie romantiche e quelle soft-porno). In teoria, i thriller dovrebbrero essere rivolti soprattutto al pubblico maschile... qual è il suo rapporto con le lettrici?
"Sono più appassionate dei lettori maschi. Entrano più a fondo nella storia e ne colgono aspetti che sorprendono perfino me. È per loro che ho voluto mettere al centro del Suggeritore e dell'Ipotesi del male un'investigatrice donna come Mila Vasquez. Per me è stata una sfida raccontare il punto di vista femminile sul male, quando di solito sono le scrittrici di thriller a farlo, vedi la Cornwell".

"L'ipotesi del male" ha un finale aperto: ha già in mente la trama del terzo romanzo della "serie"? I suoi fan dovranno attendere altri 4 anni prima di leggerlo?
"Nella mia testa ci sono molte storie che potrebbero essere un seguito, ma quando scrivo un libro non mi pongo mai il problema di un successivo capitolo. I miei finali sono sempre aperti perché voglio che la storia non finisca all'ultima pagina del romanzo, ma continui nella testa del lettore. In fondo i libri che ci piacciono di più sono quelli che continuano a parlarci anche quando li abbiamo terminati".

Ci sono novità positive sul film tratto da "Il Suggeritore" (il libro è nelle mani della CAA, la più importante agenzia cinematografica americana, che è fortemente impegnata nella realizzazione del progetto, ndr)?
"Le novità sono sempre in agguato e non vedo l'ora di dare una bella notizia a tutti quelli che aspettano un film dal Suggeritore... E forse una sorpresa sta per arrivare, ma riguarderà il mio secondo romanzo, Il Tribunale delle Anime. Per adesso c'è ancora riservatezza ma manca poco all'annuncio... Posso solo dire che sarà una cosa grossa, internazionale. Perciò, viva l'Italia... anche nel thriller!".

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