Quali fumettisti l’hanno influenzata maggiormente nella sua carriera?
“Tra quelli che non ho conosciuto c’è sicuramente il grande Dino Battaglia. Poi Magnus, uno dei più grandi autori del fumetto al mondo, un mito per tanti con unostile comunicativo unico. E tra i contemporanei sicuramente Igort è uno dei migliori, oltre che ad essere un mio grande amico, e autore di capolavori come Goodbye Baobab”.
Influenze da altri settori?
“Altri autori che mi hanno da sempre affascinato sono i grandi del cinema come Polanski e Kubrik per la loro audacia, originalità e forza innovativa. La loro capacità di essere comunque popolari e universali pur essendo di grande qualità. Se nel fumetto ci fosse qualcuno capace di declinare tale sapienza e originalità…”
Cosa pensa del fumetto in Italia?
“Dovrebbe imparare a essere non per forza popolare, ma più legato alla qualità. Non bisognerebbe voler subito il successo, e usare per forza i linguaggi codificati comunemente accettati, ma è bello sfidare il proprio modo di essere”.
In futuro potremmo vedere altre commistioni tra il fumetto e altre arti?
“Al centro della prossima storia che sto preparando ci sono due musicisti, sulle cui vite faccio volare la fantasia. Si tratta di Erik Satiè e Léo Ferré, uno era un esoterico e l’altro un anarchico. Apparentemente lontani nel tempo, ma vicini grazie al fumetto che può rendere possibili tali incontri”.