Debenedetti: "Filipuzzi? Un genio. Dovremmo fare un libro di falsi a quattro mani..."
di Antonio Prudenzano
![]() Uno dei libri di Filipuzzi |
"Pronto. Sono Tommaso Debenedetti, quello delle false interviste ai grandi scrittori (per le quali è famoso anche all'estero, ndr). Vorrei fare una dichiarazione".
A proposito di cosa, scusi?
"Vorrei esprimere la mia solidarietà nei confronti di Fabio Filipuzzi, ingegnere e imprenditore. Si è appena scoperto che pubblicava romanzi, saggi di estetica e filosofia (sei libri in quattro anni, ndr) copiando a piene mani da noti scrittori come Paul Auster, Josephine Hart, Alain Elkann, Peter Handke e Philip Roth, senza che nessun critico o giornalista per anni se ne sia accorto. Lui si è anche dimesso dalla carica di vicedirettore editoriale della casa editrice Mimesis. Lo considero un genio. E vorrei incontrarlo e proporgli un libro a quattro mani. Di falsi d'autore!".
Comincia così la telefonata di Tommaso Debenedetti che, come rivelato pochi giorni fa ad Affaritaliani.it, sta per pubblicare in Spagna e negli Usa una raccolta di false interviste (per tutti i particolari vedi sotto, ndr).
Debenedetti poi aggiunge: "Anche se non siamo colpevoli dello stesso 'peccato', e i nostri falsi d'autore sono di tipo diverso, mi sento molto vicino a Filipuzzi".
Ma si rende conto che ha appena definito un 'genio' un autore di falsi?
"Certo, ed è geniale ancor di più perché ha pubblicato non uno, ma diversi libri di falsi... La sua è una forma d'arte. E mi dà fastidio l'accanimento nei suoi confronti. Nei confronti, ripeto, di un genio".
Detto da lei...
"Detto da me, sì... Credo che Filipuzzi abbia portato alla luce un fenomeno molto frequente. Anche gli scrittori famosi copiano. Compresi i grandi nomi da cui lui ha attinto a piene mani!".
Si rende conto della gravità delle sue affermazioni di cui si assume la responsabilità? Ha le prove di quello che ha appena detto?
"No. Ma so che loro sono più furbi di Filipuzzi e riescono a non farsi scoprire, a dissimulare nelle pagine le loro copiature. Ma è sempre successo nella storia della letteratura, non si tratta certo di una novità".
TOMMASO DEBENEDETTI AD AFFARITALIANI.IT: "PUBBLICO UN LIBRO DI FALSE INTERVISTE NEGLI USA E IN SPAGNA. QUI IN ITALIA NESSUNO LO VUOLE...".
(Intervista pubblicata da Affaritaliani.it il 23 agosto 2010)
| LO SPECIALE
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"Non è vero che ho iniziato a fare i falsi a scuola per amore di una ragazza che mi chiese di falsificare la firma di suo padre. E non è vero che l'idea delle finte interviste me l'ha data Jerome Salinger, che diceva che un autore non deve dare interviste perché quello che doveva dire l'ha detto nell'opera, come un attore che si è finto me ha dichiarato in una falsa intervista l'altro giorno nel corso di Time out, programma di Radio 24 scritto e condotto da Luca Mastrantonio, il quale devo ammettere mi ha fatto uno scherzo simpatico. La verità è che le interviste false sono nate a causa del sistema giornalistico italiano, che ha sempre chiuso le porte al sottoscritto. E poi ci tengo a precisare che certe dichiarazioni da me inventate, ad esempio quelle ormai famose di Philip Roth su Obama, erano non tanto e solo frutto della mia fantasia, ma spinte dai caporedattori dei giornali con cui collaboravo, contro cui però nessuno se l'è presa...". Tommaso Debenedetti torna a parlare dopo che che Time out lo ha scherzosamente stanato, e lo fa attraverso Affaritaliani.it. Debenedetti ci fa una rivelazione: "In Spagna con l'importante editore Planeta e negli Usa con un editore di New York ci sono avanzatissimi contatti per pubblicare una mia raccolta di false interviste. In Italia, invece, nessun editore per ora si è detto interessato. Inoltre, mentre dall'estero continuano ad arrivare richieste di pubblicazione di false interviste da giornali spagnoli, inglesi, francesi e addirittura kazaki e argentini, nella mia Italia nessuno mi chiama. Mi sembra strano...". Il giornalista culturale mancato lancia infine un appello: "Non abbiate paura delle mie false interviste, sono una scossa salutare e in un certo senso rivelano com'è fatto un certo sistema culturale italiano...".



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