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Culture
Di Gusto 2019 e Presso, che successo. Il menù da favola di chef Simone Zanon
SIMONE ZANON (credit foto @fusillolab)

Di Gusto 2019 e Presso, che successo. Il menù da favola di chef Simone Zanon

Grande successo nell'elegante location di PRESSO, il primo do-room italiano, per la serata del format di eventi “Di Gusto 2019”, giunto alla sua quarta edizione.

L'evento è stato un’occasione speciale: a cena con l’Osteria del Ponte L’edizione 2019 di Di Gusto continua in grande stile, con un’esclusiva cena placée che ha visto protagonista lo speciale menù realizzato da Simone Zanon chef dell'Osteria del Ponte a Trezzano sul Naviglio (di Patrizia Meazza - affiancata nella gestione dai due figli Alessia e Francesco Angelillo - patron anche dell'Antica Osteria di Ronchettino di Milano), garanzia d’eccellenza con la sua brigata.

La serata si è svolta da PRESSO | Sarpi, uno dei più raffinati spazi di design del panorama meneghino. Conduce l’evento la famosa scrittrice e critica enogastronomica Roberta Schira, madrina dell’iniziativa. Si tratta del quarto appuntamento di un ricco calendario di 9 eventi enogastronomici curati da PRESSO: la serie di eventi “Di Gusto” si tiene ogni mese da febbraio a novembre 2019 e vede come protagonisti i migliori ristoranti e Chef del territorio italiano.

ECCO IL MENU' SPECIALE PROPOSTO DA CHEF SIMONE ZANON

menu chef zanon
 

Di Gusto 2019 e PRESSO | Sarpi

I migliori ristoranti del territorio italiano, a Milano per una sera “Di Gusto” è un ciclo di appuntamenti mensili per gourmet: ogni serata ha come protagonista uno tra i migliori ristoranti italiani, che in via straordinaria si presenta al pubblico milanese con uno speciale menù rappresentativo della propria cucina. Le esclusive cene placée si svolgono a Milano in una location d’eccezione, la sede di PRESSO | Sarpi, originale spazio di design nel centro città meneghino.

Tutte le serate sono condotte dalla famosa scrittrice e critica gastronomica Roberta Schira, madrina dell’iniziativa, che accompagna il pubblico attraverso l’esperienza unica di ogni degustazione. Il format nasce da un’idea creativa di PRESSO. Questa bellissima iniziativa è resa possibile dai partner del progetto: grazie a prodotti, esperienza, know-how e cultura di aziende che rappresentano il meglio del proprio settore, “Di Gusto” riesce a essere da anni uno dei più affermati e prestigiosi format enogastronomici della città.

PRESSO, IL PRIMO DO-ROOM ITALIANO

PRESSO è il primo spazio al mondo progettato ed arredato come una vera e propria casa condivisa, da vivere quando e come vuoi. Per la colazione sfogliando la rassegna stampa, per un po’ di relax pomeridiano con i tuoi libri preferiti o per la serata con gli amici, per cucinare insieme in cucine meravigliose e dopo, vedere un film nel tuo cinema privato: le Case di PRESSO, ambienti dal design elegante e raffinato, sono la tua Casa per ogni occasione. PRESSO è un format retail nato per mettere in relazione le aziende del “mondo casa” con il proprio pubblico. Grazie alle sue particolari location, arredate come vere e proprie case a disposizione per eventi B2C e B2B, PRESSO ha superato i tradizionali limiti dello show-room rinnovando il contatto diretto tra le aziende e i consumatori. 

OSTERIA DEL PONTE

Nel maggio del 2018 Patrizia Meazza e i suoi figli Alessia e Francesco Angelillo, proprietari dell’Antica Osteria di Ronchettino,  prendono in gestione una cascina di Trezzano sul Naviglio, di proprietà della famiglia Salterio, aprendo di lì a qualche mese l’Osteria del Ponte. Questo luogo ha una storia millenaria alle spalle. Senz’altro nasce come castello intorno al 1380 ed è intorno ad esso che si sviluppa tutto il borgo di Trezzano. Da testi storici risultano dei passaggi (1480) di Ludovico Maria Sforza, detto Il Moro, che spesso e volentieri si sarebbe fermato in loco a pernottare quando transitava da queste parti per raggiungere le sue terre di caccia nel Pavese. Il ponte sul Naviglio Grande da cui trae il nome compare inoltre in alcuni riferimenti storici (1470-80) relativi al rivoluzionario progetto di Leonardo da Vinci grazie al quale il canale divenne “l’autostrada” da cui transitavano i marmi utilizzati per la costruzione del Duomo di Milano. Con l’inizio della gestione della famiglia Angelillo, l’Osteria del Ponte ha subito una grande ristrutturazione, quantunque rispettosa della storia millenaria del posto. Lo stile ricorda quello del Ronchettino, con mattoni a vista ripuliti dell’intonaco per far risaltare la struttura antica, mentre al piano superiore sono stati mantenuti, dove possibile, i pavimenti originali in cotto. L’arredamento provenzale e lo stile “shabby chic” rendono la cascina versatile e adatta ad ogni tipo di occasione, dal pranzo in famiglia alla cena romantica di coppia, dal business meeting alla festa di compleanno o al matrimonio. Il “core” della cucina dell’Osteria del Ponte è sempre la tradizione gastronomica milanese con le storiche ricette di Patrizia Meazza. Executive Chef è il rodigino Simone Zanon, 34 anni, di cui 15 trascorsi ai fornelli. Qui Simone, oltre a proporre i grandi classici della tradizione milanese, esprime il suo estro creando alcuni fuori menù, ribattezzati Oltre il Ponte, che tradiscono le sue origini venete, come la parmigiana di biete e coste e lo gnocco ripieno di faraona servito con salsa “peverada” (realizzata con soppressa e interiora di pollo). Le paste fresche sono autoprodotte, così come il pane, i grissini e i dolci, realizzati senza l’utilizzo di semilavorati. La sala è guidata da Enrico Nicifero, che è solito intrattenere spesso i clienti con interessanti racconti sulla storia del posto, di cui è un grande conoscitore. www.osteriadelponte.it

ANTICA OSTERIA DEL PONTEANTICA OSTERIA DEL PONTE (credit foto @fusillolab)
 

ANTICA OSTERIA DI RONCHETTINO E OSTERIA DEL PONTE

L’Antica Osteria di Ronchettino, alla periferia sud di Milano, e l’Osteria del Ponte, a Trezzano sul Naviglio, rappresentano la sintesi di una tradizione familiare che dal 2001 interpreta la milanesità a tavola. Il tutto si esprime attraverso una cucina tradizionale, semplice e mai banale, trasmessa di generazione in generazione e caratterizzata da ricette custodite gelosamente e tramandate di madre in figlia. Colonna portante dell’attività imprenditoriale è Patrizia Meazza, anima dei due ristoranti e attento supervisore della loro proposta gastronomica. Ad affiancarla i due figli, Alessia e Francesco Angelillo, che da qualche anno hanno deciso di impegnarsi più attivamente nella gestione dei due locali, mantenendone la forte connotazione di milanesità, ma con un twist più giovanile sul menù e sulla carta dei vini.

ANTICA OSTERIA DI RONCHETTINO

Le prime testimonianze legate all’Antica Osteria di Ronchettino come bottega storica risalgono al 1929. Si ritiene che il nome, già attestato in una foto scattata intorno al 1960-62, tragga origine dallo zoccolo rotto - appunto il “ronchetto” - di Napoleone, che nel 1600 vi si sarebbe fermato per pernottare. Qui, infatti, sorgeva in origine una stazione di posta dove venivano ferrati i cavalli. Successivamente viene attestata la presenza di una panetteria, poi di una macelleria e, infine, di una trattoria con annessa bocciofila.

Quando, all’inizio degli anni Novanta, l’attività viene rilevata dalla famiglia Angelillo, quello che all’epoca era un bar-paninoteca viene trasformato in un locale di successo, teatro, negli anni Novanta, di spettacoli di cabaret ad opera anche di artisti noti come Flavio Oreglio, Dario Ballantini e Max Pisu.

Antica Osteria di RonchettiAntica Osteria di Ronchetti (credit foto @fusillolab)
 

L’aspetto ludico, insomma, sembra prevalere su quello della ristorazione, ma, con l’entrata in scena di Patrizia, all’incirca 20 anni fa, la pittoresca cascina secentesca alle porte di Gratosoglio cambia direzione e si trasforma in una tipica osteria milanese. Il menù a dir poco confusionario, senza né capo né coda, dove era possibile trovare piatti tanto di carne quanto di pesce, cede il passo a una cucina “di casa”, che consta di piatti tradizionali come i mondeghili, la cassoeula, la trippa alla milanese con fagioli borlotti, i risotti e la cotoletta, che Patrizia aveva imparato a cucinare dalla mamma Wanda, una buona cuoca di casa, conosciuta da tutti come la “Sciura Meazza”. Una cucina a tutto burro, come nella migliore tradizione meneghina, mentre per la cottura dell’ossobuco non si usano mai semilavorati come il dado, bensì brodo di carne autentico insaporito con il sale e realizzato con pezzi di carne pregiati, come il biancostato e la gallina, che Patrizia ritira ogni giorno dal macellaio. Il Ronchettino diventa così in poco tempo un indirizzo di riferimento per gli amanti della cucina milanese.

Gli interni

Entrando al Ronchettino si respira la storia di Milano. Il ristorante offre un ambiente caldo e accogliente caratterizzato da mattoni a vista e stufe a legna, mobili d’epoca e arredi antichi. Nel salone principale spicca alle pareti una collezione di locandine autografate della Scala di Milano, risalenti al periodo compreso tra il 1982 e il 1986. Appartenevano al nonno Piero Meazza, grande appassionato di opera lirica e, all’epoca, loggionista del massimo teatro cittadino. La sua grande passione per la musica si riflette anche in una straordinaria raccolta di antichi vinili, tra cui figurano delle esecuzioni attualmente introvabili, citate nei libri di storia della musica.

La cascina, per una superficie complessiva di 1200 metri quadrati, è composta da due ali, una con spazi più ampi, i cui interni si sviluppano in 3 sale, per un totale di massimo 110 coperti, e l’altra con spazi più contenuti, in un saliscendi di salette più intime dal sapore “shabby chic”, per un ammontare di altri 80 coperti. Il risultato è un locale modulare in grado di accogliere grandi tavolate così come coppie alla ricerca di un angolo di riservatezza. È presente inoltre un’ampia zona esterna, aperta a partire dalla primavera, composta da una corte dal sapore retrò (massimo 60 posti) e da un giardino che può contenere un centinaio di persone.

La cucina

Il menù consta innanzitutto di una parte fissa, stagionale, che cambia ogni 4 mesi e che punta sulla storicità della cucina milanese, interpretando le tipiche ricette della tradizione tramandate di madre in figlia e rese ancora più gustose da una serie di accorgimenti segreti che Patrizia custodisce gelosamente. Tutto è rigorosamente fatto in casa. Tra i piatti signature si distinguono: il risotto con ossobuco di vitello in gremolada; la cotoletta, esclusivamente di vitello pregiato, nella duplice versione “Orecchia d’Elefante” o “Imperiale”, la più grande di Milano, del peso di circa 2 kg, ideale quindi per 4 persone, porzionata direttamente al tavolo come se fosse un pesce; infine il fritto misto, comprendente animelle, cervella e mondeghili, fritti in burro chiarificato e più piccoli rispetto a quelli della tradizione, ma di gran lunga più morbidi, cremosi e succulenti.

I piatti iconici sono quindi affiancati da alcune proposte “fuori menù” – ribattezzate Fuori Milano – realizzate con prodotti freschi scelti dallo chef Federico Sisti sulla base della periodicità del mercato oltre che della sua formazione e del suo estro creativo. In occasione delle festività (es. Natale e Pasqua) vengono proposti dei menù speciali a prezzo fisso.Romagnolo, classe 1981, Federico Sisti è approdato a Milano da due anni per poi essere ingaggiato dalla proprietà del Ronchettino. In sala a “coccolare” gli ospiti ci pensano invece Diego Ramponi, maître di lungo corso, e Diego Laguzzi, sommelier e formatore ONAV, pronto a suggerire la bottiglia più adatta in una “divertente” selezione… al bicchiere.

OSTERIA DEL PONTE

Nel maggio del 2018 Patrizia e i suoi figli prendono in gestione una cascina di Trezzano sul Naviglio, di proprietà della famiglia Salterio, aprendo di lì a qualche mese l’Osteria del Ponte. Anche questo luogo ha una storia millenaria alle spalle. Senz’altro nasce come castello intorno al 1380 ed è intorno ad esso che si sviluppa tutto il borgo di Trezzano. Da testi storici risultano dei passaggi (1480) di Ludovico Maria Sforza, detto Il Moro, che spesso e volentieri si sarebbe fermato in loco a pernottare quando transitava da queste parti per raggiungere le sue terre di caccia nel Pavese. Il ponte sul Naviglio Grande da cui trae il nome compare inoltre in alcuni riferimenti storici (1470-80) relativi al rivoluzionario progetto di Leonardo da Vinci grazie al quale il canale divenne “l’autostrada” da cui transitavano i marmi utilizzati per la costruzione del Duomo di Milano.

Si narra poi che intorno al 1500 il castello fosse stato riconvertito a monastero. A partire dal 1850 le carte parlano poi di successioni di famiglia in famiglia, fino ad arrivare ai conti Salterio, gli ultimi proprietari. A partire dai primi del Novecento la corte subisce quindi una trasformazione: per fare cassetto tutta la parte coperta superiore viene frazionata in tanti piccoli appartamenti di ringhiera, disabitati da tempo. Quanto alla destinazione d’uso dei locali al pianterreno, esistono invece versioni contrastanti. Alcune testimonianze riportano dell’esistenza già dal 1500 di una locanda, evolutasi a partire dal 1800 in una trattoria e in un punto di ristoro per chi arrivava a cavallo. Delle vecchie fotografie risalenti al 1910 mostrano una macelleria con annesso mattatoio e una panetteria con il suo forno. Negli anni ‘40 compare un bar, particolarmente gettonato dagli abitanti della zona per venire a guardare “Carosello” alla tivù. La trasformazione in trattoria risale agli anni ’60, con un successo crescente che raggiunge il culmine negli anni ’80 grazie alle esibizioni live di artisti e cabarettisti del calibro di Ric e Gian, cosa assai rara per l’epoca.

Di questo passato secolare e glorioso rimane ancora oggi traccia in alcuni dettagli rimasti intatti nel tempo come i chiodi appesi al soffitto di quella che negli anni ’50 era la sala di stagionatura dei salami o quello che resta di una vasca (1913) nella sala di decantazione dei formaggi, dove questi ultimi venivano messi a scolare. E’ stato invece murato il vecchio pozzo sormontato da un canalone attraverso il quale dai piani alti veniva calato il secchio per prelevare l’acqua. Eppure, scavando a 5-6 metri di profondità, si può intercettare ancora una falda di acqua potabile.

Gli interni

Con l’inizio della gestione della famiglia Angelillo l’Osteria del Ponte ha subito una grande ristrutturazione, quantunque rispettosa della storia millenaria del posto. Lo stile ricorda quello del Ronchettino, con mattoni a vista ripuliti dell’intonaco per far risaltare la struttura antica, mentre al piano superiore sono stati mantenuti, dove possibile, i pavimenti originali in cotto. L’arredamento provenzale e lo stile “shabby chic” rendono la cascina versatile e adatta ad ogni tipo di occasione, dal pranzo in famiglia alla cena romantica di coppia, dal business meeting alla festa di compleanno o al matrimonio. I tavoli sono sparsi per le varie sale (Veranda, Camino, Mezzanino, Ringhiera, Stufa, Quadri), per una capienza massima di oltre 100 coperti, cui, tempo permettendo, se ne aggiungono altri 20-30 nella panoramica terrazza al piano superiore e altri 50/60 in cortile.

La cucina

Il “core” della cucina dell’Osteria del Ponte è sempre la tradizione gastronomica milanese con le storiche ricette di Patrizia Meazza. Executive Chef è il rodigino Simone Zanon, 34 anni, di cui 15 trascorsi ai fornelli. Dopo la scuola, si fa le ossa in Veneto, accumulando diverse esperienze come cuoco sul Lago di Garda, poi ad Abano Terme e infine a Venezia (Hotel Cipriani, Hotel Danieli, San Clemente Palace, Bistrot de Venice). Arriva quindi a Milano tre anni e mezzo fa, lavorando ad Expo 2015 per il padiglione inglese come secondo chef. Subito dopo, nel dicembre del 2015 viene ingaggiato come primo chef per l’apertura del ristorante Darmas, a Monza. Due anni fa approda al Ronchettino, dove rimane per un anno e mezzo prima di prendere le redini della cucina dell’Osteria del Ponte.

Qui Simone, oltre a proporre i grandi classici della tradizione milanese, esprime il suo estro creando alcuni fuori menù, ribattezzati Oltre il Ponte, che tradiscono le sue origini venete, come la parmigiana di biete e coste e lo gnocco ripieno di faraona servito con salsa “peverada” (realizzata con soppressa e interiora di pollo). I piatti cucinati da Zanon sono semplici, ma preparati nella maniera giusta e con i tempi giusti (gli gnocchi, ad esempio, necessitano di una preparazione di tre giorni), usando sempre prodotti di qualità, selezionati e ricercati, acquistati da piccoli fornitori. Le paste fresche sono autoprodotte, così come il pane, i grissini e i dolci, realizzati senza l’utilizzo di semilavorati. La sala è guidata da Enrico Nicifero, che è solito intrattenere spesso i clienti con interessanti racconti sulla storia del posto, di cui è un grande conoscitore.

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