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Culture

Sono passati dieci anni dalla sua scomparsa, ma Alberto Sordi, oggi più che mai, rappresenta l'Italia. Il suo sarcasmo, la sua ironia, quelle battute capaci di comunicare i concetti anche più difficili raccontano il nostro amato e odiato Paese con un'intramontabile sagacia. In occasione del decimo anniversario della morte del grande attore italiano, il pronipote Igor Righetti, docente di linguaggi radiotelevisivi alla Lumsa e alla Sapienza di Roma, autore e conduttore su Radio1 del programma Il ComuniCattivo, lo racconta ad Affaritaliani.it, partendo proprio da qui: "Alberto era un grandissimo comunicatore. E' stato lui a insegnarmi che la parola è solo uno dei tanti modi per esprimersi, poi ci sono le espressioni del viso, l'ironia e il linguaggio del corpo. Una volta, ricordo, stavamo guardando Lilli Gruber in tv, ero da poco giornalista professionista, con un grande entusiasmo per quel lavoro, e lui osservandola mi disse: "Sta recitando" e, così, cominciò a suggerirmi come veicolare i messaggi per essere più efficace e ascoltato. Insomma, per la mia formazione professionale i suoi consigli sono stati preziosi, primo fra tutti, l'idea di aprire il programma con un saluto originale e unico, in grado di richiamarne direttamente i contenuti, così è nato il "buona comunicazione a tutti" con cui ogni giorno vado in onda. Per questo nel 2010, a Parigi, quando il Comunicattivo ha vinto il premio Urti Radio, uno dei più prestigiosi tra i pochi concorsi radiofonici esistenti, ho deciso di dedicarlo proprio a lui".

 

Lui amava particolarmente la radio, no?
"Si, perché diceva che la voce è uno strumento magnifico, capace di proiettare l'ascoltatore in luoghi inaspettati. Non a caso si dedicò molto anche al doppiaggio e fu il doppiatore ufficiale di Oliver Hardy (Ollio della coppia comica Stanlio&Ollio)".

Ma il suo grande amore fu il cinema, forse più delle donne e certamente più della politica...?
"Il cinema è stato la sua vita, era l'arte attraverso la quale raccontare in maniera talvolta ironica, altre volte un po' amara l'italiano medio e la società di questo Paese pieno di contraddizioni. Lo ripeteva sempre, 'porto al cinema un neorealismo in chiave di commedia'. Ma la cosa che più colpisce me, ma anche tutti coloro che lo hanno seguito, amato e guardato, è la sua capacità innata di calarsi in personaggi diversi, di indossare una moltitudine di maschere che poi, lo seguivano anche nella vita di tutti i giorni. Riguardo alla politica... La Dc negli anni 50 gli chiese di candidarsi come sindaco di Roma, lui rifiutò perché era molto impegnato nel cinema, ma la verità è che la politica non riusciva ad entusiasmarlo. Era molto deluso, già allora. Da qui la sua celebre frase, che fu anche censurata: 'All'ingiustizia in Italia meglio che ti ci abitui da piccolo perché da grande non ti ci abitui più', sintomo di una disincantata lettura dell'attualità. Nei suoi film, tra l'altro, non ha mai voluto interpretare i politici: 'recitano già da soli', commentava, e non a caso ne Il tassinaro, ospitò in una scena Andreotti stesso...".

In ogni caso i suoi film e le sue battute mettevano l'Italia e gli italiani davanti a uno specchio...
"...Ed è stato un grande anticipatore. In Tutti dentro ha profilato in anticipo l'era di tangentopoli e in Detenuto in attesa di giudizio si vive ante litteram l'odierno problema delle carceri. Solo negli ultimi anni della sua vita avrebbe voluto occuparsi un po' più di politica e il suo grande cruccio è non essere mai stato nominato senatore a vita. Diceva di sentire il bisogno di rappresentare gli italiani che non hanno voce ("il popolo è sovrano? Ma sovrano de che")".

Era anche impegnato nel sociale giusto?
"Ancora oggi, attraverso la Fondazione Alberto Sordi, fa beneficenza".

E le donne invece?
"Ha amato molte donne, ma in modo riservato, non gradiva la mondanità e l'ostentazione. Si diceva 'infedele per costituzione'".

Cioè?
"Cioè diceva: io con le donne sono schietto, è inutile fingere, con il mio mestiere sono sempre in giro, non ho spazio per una relazione fissa. Poi raccontava di aver incontrato tante donne, ma di non averne mai corteggiata nessuna tranne Andreina Pagnani con cui ebbe una storia di nove anni. Mi confessò anche di aver avuto un'affettuosa amicizia con Katia Ricciarelli".

E la famiglia era importante per lui?
"Si, era molto legato a tutti noi, ma ripeteva sempre di avere una famiglia di miliardi di persone, che erano i tutti suoi fans. Per questo non ha mai fatto pubblicità, 'che mi metto a' vende roba a' mia famiglia?' ironizzava. Ha sempre rifiutato anche la televisione: 'divide la famiglia e inganna il pubblico, l'apparenza sta prendendo il posto della realtà'".

Proprio parlando di famiglia, per concludere, una brutta polemica si sta infiammando in questi giorni. Riguarda l'eredità del suo prozio e un presunto tentativo di circonvenzione di incapace ai danni della signora Aurelia Sordi, la sorella 95enne dell'attore, da parte dell'autista di famiglia...
"Sì, una terribile vicenda che oscura la memoria di mio zio proprio mentre dovremmo ricordarlo. C'è un'inchiesta in corso, attendiamo. Io non sono un medico e non posso valutare la capacità d'intenti di zia Aurelia. Vedremo..."

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alberto sordiigor righetti
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