Arte della seta/ Donato Carrisi, inventore del thriller all'italiana

Mercoledì, 9 dicembre 2009 - 16:21:00

di Ariela Baco

Donato Carrisi
Donato Carrisi
I suoi occhi si allungano quando sorride; tutta la pelle si distende. Il viso appare tirato, come se lui volesse scusarsi, perché qualcosa in noi oppure intorno, gli appare buffo, inappropriato. O semplicemente inutile. Però Donato Carrisi non ci sorride spesso. L’antico bar, damascato di rosso, in cui insieme sediamo, è un bel posto da condividere: le sale sono calde e i camerieri gentili. Ancor di più lo è il suo fare discreto, la sua voce mai troppo forte, il modo di parlare educato. Carrisi è totalmente privo di qualsiasi accento di aggressività. Forse è per questo che vorremmo provocarlo ancora un po’ di più e arrivare a conoscere da dove nasce il suo desiderio di raccontare storie. “Ho fatto l’attore, ho lavorato in radio: si  chiamava Pinco Pallino Network, giù al mio paese, in Puglia. Ora scrivo: soprattutto sceneggiature e libri.” Ma si occupa anche di comunicazione e interviene spesso su questo tema o sulle tecniche della scrittura in seminari organizzati dalle università italiane. Le presentazioni che ha organizzato per il suo romanzo Il suggeritore , edito da Longanesi - vincitore quest’anno del premio Bancarella, del premio Sassari Noir e in finale per il premio Noir Scerbanenco Courmayeur – sono diverse dai soliti incontri con i lettori. “Mi piace che il pubblico possa imparare ad accogliere la comunicazione sublimale che può generarsi: all’interno dell’opera o suo malgrado.

Ultimamente ho cominciato facendo ascoltare una canzone dei Beach Boys… Quella che quasi nessuno sa essere stata scritta da Charles Manson – il famoso e terribile serial killer americano.” Pensiamo che dietro la pelle liscia del suo volto – solo un velo di barba – e agli angoli della sua bocca stretta, possa giocare lo spirito leggero di uno scherzo. Ma lui non ride più e continua: la scrittura è una cosa seria. “Scrivo per commettere peccati: c’è una tale soddisfazione nel poter narrare di tutto e non vivere colpe per questo. Scrivendo posso commettere le cose peggiori e non devo pentirmene. Questa è una delle ragioni per cui scrivo sempre gioiosamente!” Ma c’è un argomento di cui non può e non vuole scrivere. “La letteratura erotica è fuori della mia portata. Per me non esiste la possibilità di raccontare il sesso. L’erotismo è completamente inenarrabile:  preferisco viverlo e non scriverlo. Ci sono alcune esperienze della vita che sono unicamente parte di uno scambio. Più che altro c’è bisogno di una retribuzione di piacere al proprio dare… se non c’è, a me non interessa. Ecco, il sesso è una di queste. Io non trovo alcuna soddisfazione nell’onanismo.” Però ha partecipato alla realizzazione della fiction su Moana in programmazione su Sky tv. “Ho avuto una bellissima esperienza di lavoro con il regista Alfredo Peiretti. Lui è veramente bravo. Un artista pieno di estro e di rigore. Che va conosciuto nel tempo, osservando il suo modo di lavorare. Questa fiction è stata coraggiosa. Un pretesto per tracciare un vero affresco degli anni Ottanta. L’ambiente sociale frequentato da Moana era un circo; ma un circo molto interessante, che rappresentò la rottura con alcuni degli schemi culturali fino ad allora presenti.” Nel bene e nel male.

“Invece viviamo in un Paese che non perdona il cambiamento. I cliché che ci vengono attribuiti è impossibile scucirseli di dosso.” Ma Carrisi non ha propositi rivoluzionari. Vuole scrivere. E ammira chi pur di farlo svolge poi altri mestieri. “Generalmente quelli che vengono da altre esperienze sono gli scrittori più bravi.” La sua vita è piena di lavoro e di opere. “Non c’è differenza. E mi hanno rimproverato di trascurare gli altri, per potermi dedicare alla letteratura. Soprattutto me lo hanno rimproverato le donne. Ho sicuramente trascurato la possibilità di avere una famiglia.” Per ora. “Ma scrivere è molto impegnativo. Mangia tutto il resto... Sottrae tanto tempo alle altre cose…” Gli hanno rimproverato di essere distratto. “Non è vero: io non sono distratto. Penso semplicemente ad altro…” E non c’è ironia, in questa affermazione; come se non si accorgesse che forse è invece proprio questa la definizione del suo essere altrove, con la mente. Perduto anche nella pacata lentezza con cui muove il cucchiaino dentro la tazzina del suo ricco caffè, farcito di cioccolata. “Io adoro le donne. Tutte, in generale: sono depositarie di un segreto. Di un mistero. Per questo sono destinate allo sterminio dei maschi.” Di nuovo si insinua in noi l’idea che lui stia giocando, semplicemente scherzando. Volteggiando con le frasi sopra la nostra testa, la nostra volontà di ascolto e di attenzione. “Il loro ruolo è stato sempre illuminante nella mia vita. Mi hanno fatto comprendere tutto quello che era da comprendere. Come una grande lente di ingrandimento attraverso la quale vedevo e capivo. Le donne  hanno in sé il cuore vivo della rivelazione, che non divulgano. L’uomo ha paura di morire: per questo invece parla, parla e si rivela.”

Ci guarda, ma il suo sguardo è oltre noi, alla ricerca di qualcuno che lo sorprenda. “In amore io travolgo. Sono come un pazzo. E non ho trovato molte donne capaci o desiderose di trattenere tutto quello che volevo riversare in loro. Io desidero una donna che mi dia attenzione. E pazienza. Desidero che da me si lasci venerare.” Qualità che molti altri uomini, anche proprio all’interno della nostra cultura, ricercano in una donna. E adorazione che sicuramente molte donne vorrebbero leggere sulle mani che accarezzano e negli occhi dei loro amanti. “ Invece non è così. Sostenere la mia continua attenzione probabilmente non è semplice… Forse è troppo. E spaventa.” Carrisi non è mai stato con una donna che fosse anche artista, che avesse dovuto dividere con lui il suo carattere creativo. “Spesso mi sono innamorato di donne che svolgevano una professione legale. Ora mi piacerebbe un medico… Forse perché sono ipocondriaco.” O forse perché l’attenzione e la cura e la salvezza dalla morte, il potere che sembra avere chi trova il rimedio, è tipico di questa professione. Ed anche di quella di una madre.

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