Fenomeno drag king/ Quando lei porta i pantaloni... Viaggio nella Roma delle "drag queen" al femminile

Lunedì, 28 luglio 2008 - 18:00:00

La fotografa/ Angela Potenza è una giovane fotografa diplomatasi all’Istituto Superiore di Fotografia di Roma. A partire dalla riflessione sull’identità di genere, sulle modalità impreviste attraverso il quale l’individuo può esprimere se stesso nella realtà, Potenza è approdata al mondo, ai più sconosciuto ancora, dei drag king...
I primi segni in Italia sono datati 2002, ma all’estero il fenomeno drag king ha quasi 15 anni  di storia. Oggi, finalmente, arriva il giusto tributo a tanto lavoro: un festival internazionale che si è chiuso qualche giorno fa al Gay Village di Roma, dove è stato realizzato il reportage fotografico di Angela Potenza che vedi in queste pagine.

di Monica Maggi

RITRATTO DI UN DRAG KING
Julia sta per salire sul palco. Non è riuscita a ricavare un pene posticcio con gli strumenti a disposizione. In fondo non servirebbe, perché il travestimento è perfetto: ha i pantaloni attillatissimi, i capelli brizzolati, l’occhio malandrino, la coppola sulle ventitré. Un po’ Richard Gere e un po’ Humphrey Bogart. Una sigaretta che ancora scoppietta le pende dal labbro. Impreca sottovoce, le sue compagne la stanno chiamando. E’ bellissima e lo sa, dondola allusivamente già divaricando le gambe. “Ci ho provato appallottolando un paio di collant, ma sono stata a smanacciarmelo tutta la serata per sistemarlo bene. Adesso capisco gli uomini che stanno sempre lì con la mano”.


(foto di Angela Potenza)
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Lei fa parte dei Kings of Rome, tre ragazze vestite da uomo che si esibiscono nei locali, facendo letteralmente andare su di giri altre donne. C’è chi si traveste da meccanico, chi da dandy un po’ effeminato, chi da palestrato. “Siamo nate femmine, trasformiamo il nostro corpo diventando drag king e come forma di espressione artistica ci appropriamo delle regole che determinano la maschilità, la mettiamo in scena, la interpretiamo, la esprimiamo”.
Drag king è dunque una persona tendenzialmente di sesso femminile che si esibisce interpretando personaggi maschili. Si tratta di una forma di spettacolo ma anche di un linguaggio e di una pratica dal forte valore politico in quanto vengonomessi in discussione i parametri su cui poggiano le codificazioni sociali. “Attraverso le nostre performance vogliamo decostruire i generi, mescolarli, confondendone i confini per mostrare ciò che realmente i generi sono: indefiniti. Il genere è quello che tu vuoi che sia”.


(foto di Angela Potenza)
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PIACE IL DRAG KING? “Piace da impazzire. Etero e lesbiche non importa: sono donne, e io vedo che effetto faccio su di loro, come se davvero fossi un uomo. Ma io davvero per una sera lo sono”. E aggiunge: “Da quando ho imparato e assorbito gli stereotipi maschili, mi sento più femmina. Strano vero? Studiare il linguaggio del loro corpo mi fa capire il mio, perché afferro la differenza”. Quando il travestimento è finito, ci chiediamo “imbottita al punto giusto? (in inglese "are you packed today?") e ci mettiamo a ridere. Si, siamo imbottite e piene di emozioni nuove. " Essere donne ed essere uomo finisce, così, per acquistare un significato del tutto nuovo. Julia spiega cosa c’è al di là del “travestirsi da uomo”. “Il "packing" mi aiuta ad assumere la tipica camminata maschile, a stare seduta a gambe aperte, a tenere i piedi aperti stile John Wayne. Ci ho messo più di un anno a "sentirmi" maschio".
Le piace talmente tanto che lo fa anche fuori scena. “Mi intriga. Esco vestita da uomo, in maniera netta e marcata. Faccio il maschio un po’ aggressivo, rimorchione, tosto. La gente si scansa, io strizzo l’occhio alle donne, mi sento forte e un po’ gradasso. Mi sento uomo. Mi sento come credo che si senta un uomo che va in giro così. Con un profilo diverso? Anche”.

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