Una città galleggiante in grado di viaggiare seguendo le correnti degli oceani e dei corsi d’acqua per accogliere i “rifugiati” dei cambiamenti climatici. Non è la trama di un nuovo film di fantascienza pronto a sbancare i botteghini, ma un progetto dell'architetto belga Vincent Callebaut, che pensa sia questa la soluzione al problema del l’innalzamento del livello del mare dovuto al riscaldamento globale. Si chiamerà Lily pad (Ninfea) City e assomiglierà a un’enorme nave a “zero-emissioni” alimentata con forme di energia alternativa. Senza né auto né strade ospiterà circa 50mila persone che si troveranno nelle aree maggiormente colpite, ossia le città sulle coste, ma anche nelle grandi metropoli come Londra, New York e Tokyo.
La eco-città, come sottolinea il suo progettista, non verrà realizzata a breve, è piuttosto un’idea a lungo termine che intende combattere lo scioglimento dei ghiacci. Secondo l’Ipcc, il Comitato intergovernativo sul mutamento climatico, infatti
il livello delle acque salirà da 9 a 88 centimetri entro il 2100 mettendo in pericolo, tra le altre, molte isole nell’Oceano Pacifico, veri e propri paradisi naturali, che potranno essere spazzati via. Già solo con cinquanta centimetri in più potrebbero sparire intere spiagge e una grossa fetta della fascia costiera mondiale.
“Un obiettivo della città sarà appunto quello di dare alloggio a tutti gli abitanti di quelle isole che saranno sommerse”, dice Callebaut. Il design sarà ispirato alle Victoria Regia dell’Amazzonia, le famose ninfee scoperte da un botanico tedesco e dedicate alla regina d’Inghilterra Vittoria.
Rivestita in fibre di poliestere e biossido di titanio Lily pad City sarà capace di assorbire l’inquinamento atmosferico e avrà il suo centro in un lago che raccoglie e filtra l’acqua piovana. A rendere l’aria più pulita ci saranno anche le moltissime piante coltivate in giardini sospesi. Una città “anfibia” e autosufficiente dunque che cercherà di affrontare le grandi sfide del futuro (clima, biodiversità, acqua e salute). Con un pizzico di visionarietà, ma anche in modo “sostenibile” e naturale…
Claudia Nuzzarello