Panarari ad Affaritaliani.it: "Quello di Ricci a 'Striscia' è umorismo di regime"

LA POLEMICA/ Per Massimiliano Panarari la famosa egemonia culturale della sinistra è stata sostituita da Signorini, dalla De Filippi, da Antonio Ricci e dal GF. Racconta questa trasformazione ne "L’egemonia sottoculturale. L’Italia da Gramsci al gossip" (Einaudi), saggio destinato a far discutere. Ad Affaritaliani.it l'autore spiega: "'Striscia la notizia' è una macchina situazionista, che dà l'impressione di costruire spazi di libertà e di ripristino della giustizia. Tutto ciò, in un'epoca in cui la politica è sangue e merda. Soprattutto merda. Ricci fa umorismo di regime...". E su Alfonso Signorini: "Il suo gossip ha una straordinaria forza persuasiva e nasconde una visione politica. Ma con lui a cena ci andrei volentieri...". Poi il docente di Analisi del linguaggio politico attacca la De Filippi e sprona la sinistra italiana, elogiando Vendola: "Sta cercando di costruire una narrazione alternativa a quella di Berlusconi". L'INTERVISTA A TUTTO CAMPO

Giovedì, 8 luglio 2010 - 10:00:00

di Antonio Prudenzano

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Panarari

Sin dal titolo, "L’egemonia sottoculturale. L’Italia da Gramsci al gossip", il nuovo libro di Massimiliano Panarari edito da Einaudi è destinato a far discutere. Quella del docente di Analisi del linguaggio politico presso l’Università di Modena e Reggio Emilia (collaboratore di Repubblica e della rivista il Mulino) si propone come "una tesi provocatoria sulla nuova 'società dello spettacolo' all’italiana". Panarari si chiede cos'è successo alla famosa egemonia culturale della sinistra in Italia. Il suo dubbio fa riflettere: e se essa fosse stata sostituita da Alfonso Signorini, Maurizio Costanzo, Maria De Filippi, da 'Striscia la Notizia' di Antonio Ricci o dal Grande Fratello?

-L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Massimiliano Panarari
La copertina
Panarari, lei scrive: "Dall’Homo videns di Sartori siamo passati all’Homo voyeur dei nostri difficili tempi. E cosí la sinistra, orfana (colpevolmente) dell’egemonia culturale, si trova smarrita in un’epoca nella quale, tra l’ennesima, ormai non piú numerabile, edizione del Grande Fratello e uno stuolo di 'veline', 'tronisti', 'meteorine', 'letterine', 'letteronze' e 'billionarine', la società dello spettacolo appartiene già a una fase preistorica dell’evoluzione sempre piú imperialistica della comunicazione'...". Per la sinistra è ormai impossibile salvarsi? E l'Italia, non ha scampo?
"Il paradigma dominante è forte e straordinariamente riuscito: questo mondo di plastica ha ormai sedotto buona parte degli italiani. Ma con un grande sforzo di creatività le cose potrebbero ancora essere sovvertite. Certo, tutto ciò poteva anche essere fermato: la sinistra aveva tutti gli strumenti per prevedere e prevenire l'avanzata dell'egemonia sottoculturale, ma non è stata in grado di agire. A questo punto, per provare a cambiare le cose, la sinistra dovrebbe cominciare a essere spiazzante, dovrebbe stare fuori dagli schemi dominanti, aprire ai giovani, ai nuovi talenti e ai nuovi intellettuali".

Ma non salva proprio nulla della sinistra italiana degli ultimi anni?
"Ci sono realtà locali, come la Toscana, l'Emilia Romagna e l'Umbria, in cui la sinistra mantiene un potere che viene dal passato ma che comincia a restringersi. E poi c'è l'interessante caso della Puglia. Al di là di alcuni elementi di populismo, Vendola sta cercando di costruire una narrazione alternativa a quella di Berlusconi. Il punto per la sinistra è proprio quello colto da Vendola: costruire, cioè, dei racconti che riescano ad andare fuori dai binari che hanno costruito gli altri. Non è un caso che i pugliesi lo abbiamo premiato".

Signorini Ricci Ventura De Filippi
da sinistra: Signorini, Ricci, la Ventura e la De Filippi
Nel suo libro fa anche parecchi nomi. Lei definisce quello di Antonio Ricci "umorismo di regime", mentre Signorini sarebbe a suo avviso "il finissimo intellettuale alla guida dell'impressionante campagna che ha portato il Paese sotto la dolce cappa dell'egemonia sottoculturale". Chi è peggio tra i due?
"Rappresentano due modalità diverse di costruire egemonia sottoculturale. Quella di Signorini è fatta di gossip, che ha una forza di persuasione straordinaria. Ma dietro questa dittatura delle immagini da rotocalco c'è anche una visione politica che pochi riescono a riconoscere. Quanto a Ricci, nel suo caso il ragionamento politico è ancor più sofisticato e attento a conseguire l'obiettivo. 'Striscia la notizia' è una macchina situazionista, cioè ha tutte le caratteristiche di uno strumento cognitivo che porta alla consacrazione della società dello spettacolo, dando allo stesso tempo l'impressione di costruire spazi di libertà e di ripristino della giustizia. Tutto ciò, in un'epoca in cui la politica è sangue e merda. Soprattutto merda. Ricci è dotato di strumenti culturali che ha affinato nel suo passato di radicale di sinistra, di situazionista, e li utilizza per confezionare il suo umorismo di regime...".

Intervistato da Libero, Signorini ha dichiarato: "Quello di Panarari è un libro molto ben scritto e piacevole a leggersi, con l'autore uscirei volentieri a cena. Mi piace quando le persone argomentano in maniera intelligente. Essere definito un cantore del regime, però, è un ipertrofismo letterario. Semplicemente, ho le mie idee e le enuncio". E lei ci andrebbe altrettanto volentieri a cena con Signorini?
"Signorini è un uomo di mondo, intelligente, gentile. Con uno come lui una cena di confronti la farei volentieri".

Nel suo libro dedica anche un capitolo a Maria De Filippi, “arbitra elegantiarum della neo-Italia"...
"La De Filippi è un epifenomeno di qualcosa di più grande, che si chiama neoliberismo e che in ciascun paese ha delle caratteristiche proprie. Oggi la De Filippi è la personalità leader della nostra televisione, e ha costruito un sistema impressionante, con la selezione dei tronisti e delle corteggiatrici, che sono nuove figure delle periferie italiane che si stanno diffondendo. Il potere della De Filippi ha fatto sì che i modi di fare di questi coatti diventino dominanti, si trasformino in un trend. Pura industria dell'immateriale. Capitalismo dell'immaginario che riesce a coprire tutte le esigenze possibili, musica compresa con il successo di Amici che domina la discografia. Certo, ci sono anche figure positive nella tv italiana, e penso a uno sperimentatore come Freccero".

Ce l'ha anche con Bruno Vespa, a cui dedica il penultimo capitolo, intitolato "Bruno Vespa, lo storytelling, la “sessuopolitica” e la fine dell’opinione pubblica"... Ma è solo Vespa l'emblema del "non giornalismo"?
"'Porta a porta' è la rappresentazione all'ennesima potenza dell'informazione lontana anni luce dall'oggettività. Quello di Vespa è un meccanismo di storytelling impressionante. Quelle che racconta sono storie. Naturalmente ciò avviene anche in altri programmi televisivi, in quasi tutti per la verità con forme differenti. Ma 'Porta a porta' tocca il limite: lì tutto è rappresentazione. Anche con 'Studio aperto' diventa difficile distinguere tra realtà e fiction. E ultimamente pure il Tg1 va in questa direzione".

Non le crea alcun imbarazzo pubblicare un libro del genere con Einaudi, casa editrice del gruppo del presidente del Consiglio?
"Einaudi mi ha proposto di fare il libro e poi non mi ha chiesto di cambiare una virgola. Quella che è stata 'la' casa editrice della sinistra italiana, Einaudi appunto, pubblica ancora oggi testi di grande rilevanza".


 

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