Coltivare l'erba a casa? Niente di più facile... Il manuale che farà arrabiare Giovanardi

ANTEPRIMA/ Su Affaritaliani.it in esclusiva tre capitoli da "L'erba di casa è sempre più verde. Ecomanuale di coltivazione indoor" (Stampa Alternativa) a firma del collettivo Luther Cannabis. Il libro (che non è un incitamento a infrangere la legge...) descrive passo dopo passo la coltivazione a casa propria della cannabis, ecologica ed economica...

Lunedì, 31 maggio 2010 - 09:23:00
E' in uscita per Stampa Alternativa un manuale unico nel suo genere a firma del collettivo (che si è scelto un nome che è tutto un programma...)  Luther Cannabis. Si tratta di "L'erba di casa è sempre più verde.  Ecomanuale di coltivazione indoor" (con prefazione di Fabrizio Rondolino).

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erba cannabis
La copertina


IL LIBRO - 71,5 milioni di cittadini europei consumano regolarmente cannabis, dichiara la CEE (Comunità Economica Europea), e i consumatori sono in continua crescita. L’Italia è ben rappresentata, come lo è per i numerosi esercizi commerciali che propongono semi e kit per la coltivazione. Questo libro-manuale descrive e permette, passo dopo passo, fase dopo fase, grazie alla straordinaria sequenza fotografica a colori e puntuali didascalie, la coltivazione indoor, a casa propria. Perdipiù rigorosamente ecologica ed economica.
L’introduzione di Fabrizio Rondolino, come del resto il libro, è una testimonianza di libertà e una spallata all’ipocrisia e al proibizionismo.

IL COLLETTIVO DI AUTORI - Luther Cannabis è un collettivo di esperti e ricercatori con l’obiettivo di divulgare una corretta e rigorosa informazione nei confronti della pianta più perseguitata della storia: la cannabis.

IN ESCLUSIVA SU AFFARITALIANI.IT I PRIMI DUE CAPITOLI DEL MANUALE:

erba cannabis
Immagine tratta dal libro
edito da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri
CAPITOLO 1: PREPARAZIONE DELL’AMBIENTE

Con ragionevole anticipo sull’inizio dei lavori, e prima di qualsiasi acquisto, occorre scegliere il luogo per la coltivazione e stabilire quanto spazio sarà occupato dall’impianto. La scelta non può essere improvvisata, perché in ogni caso dovrà soddisfare esigenze di riservatezza, ma anche di comodità d’accesso (dovrete entrarci ogni giorno).

L’ideale sarebbe una cameretta con una finestra, per una buona aerazione naturale nei mesi più caldi, e con un termosifone per i periodi freddi. Uno stanzino da bagno in disuso, un garage, una cantina, uno sgabuzzino, sono altre possibilità, purché il locale sia pulito, asciutto, ben aerato e, ovviamente, al riparo da occhi (e nasi) estranei.
Se non avete un locale adatto, potete trasformare in grow room un angolo di una stanza, aggiungendo le due pareti mancanti: per costruirle, dopo avere calcolato con precisione le misure necessarie, dovrete anzitutto montare due intelaiature di legno (che rimarranno all’esterno) e poi fissare su queste, con viti autofilettanti, dei pannelli di polistirene, come nell’esempio illustrato in fig. 3.

Prima di cominciare la costruzione delle intelaiature è bene disegnarne accuratamente il progetto, considerando che in una delle due pareti artificiali dovrà esserci l’apertura d’accesso, con una porta incernierata o un pannello scorrevole. La costruzione va fatta in modo accurato e preciso, evitando che rimangano fessure da cui possa entrare la luce esterna: è importante ricordare che le ore di oscurità totale, durante la fase di fioritura, dovranno essere ininterrotte, perché infiltrazioni di luce anche minime vanificherebbero gli effetti dell’alternanza luce/buio.
Per completare l’isolamento termico rivestite con pannelli di polistirene anche le altre due pareti, poi tappezzatele tutt’e quattro con fogli di alluminio (come quello in rotoli che si usa per conservare gli alimenti in frigorifero), incollando alle pareti la superficie lucida in modo che rimanga esposta quella opaca, e avendo cura di non spiegazzarli per non ridurne le proprietà rifiettenti.

Un’altra possibilità, adatta specialmente a chi ha poco spazio, è la coltivazione dentro un armadio, dove mediamente possono crescere da due a quattro piante: può servire allo scopo qualsiasi armadio vuoto con superficie interna di almeno un metro quadro e alto un paio di metri o più. Anche in questo caso è consigliabile tappezzare le pareti interne con fogli d’alluminio, e in più disporre orizzontalmente, sulla superficie di base, uno specchio che la copra per intero o quasi: rifietterà la luce dal basso verso l’alto, aumentando così gli effetti dell’illuminazione.

Dopo aver preparato con l’isolamento fototermico lo spazio prescelto, bisogna attrezzarlo, cominciando dall’installazione delle luci.

Nel caso di un armadio è di solito sufficiente una sola lampada HPS Agro da 400 watt; tra le migliori ci sono quelle della ditta SonLight, che emettono 56.000 lumen (unità di misura del fiusso luminoso), contro i 40.000 delle altre in commercio. Ciascuna di tali lampade fornisce un’illuminazione efficace per superfici fino a un metro quadro, quindi per spazi più ampi ne servirà una per ogni metro quadrato.

In un’area di circa 2 m2, perciò con due lampade da 400 watt, si può far crescere mediamente una dozzina di piante: è appunto il caso della coltivazione descritta nei prossimi capitoli, in un ambiente con superficie totale di circa 3 m2 dove, riservando alla coltivazione la zona centrale, rimane tutt’intorno abbastanza spazio per potersi muovere agevolmente. I portalampada (rifiettori) vanno appesi al soffitto mediante ganci e catene, o corde robuste, per poterne regolare la distanza dalle piante, che dovrà essere di circa 50 cm all’inizio della coltivazione e poi, secondo la crescita, mai inferiore a 20 cm: dovrete perciò sollevarli gradualmente man mano che le piante crescono.

Per appendere i portalampada ad altezza regolabile (senza i bulbi, che aggiungerete solo a lavoro ultimato per non rischiare di danneggiarli) potete prendere esempio dai disegni di fig. 5, oppure fissarli a un’unica struttura portante come nell’esempio di fig. 6: questa seconda possibilità è più laboriosa, ma permette di sollevare con una sola manovra le due lampade insieme.

Per un’area di coltivazione lunga un paio di metri, la distanza tra le due lampade (misurata tra i punti centrali dei due rifiettori) dovrà essere di circa 90 cm.

Per l’alimentazione elettrica, poiché occorre una presa di corrente per ciascuna lampada, conviene usare una ciabatta multipresa, da collegare al temporizzatore e quindi alla presa di corrente più vicina.

Una seconda ciabatta servirà per alimentare gli altri apparecchi (aspiratori, eventuali ventilatori e stufe elettriche). L’aspiratore-estrattore per l’espulsione dell’aria va collocato in alto, dopo aver eseguito nella parete il foro di diametro adatto. La portata necessaria per un ambiente di circa 15-20 m3 dovrà essere di almeno 5-600 metri cubi/ora; se invece coltivate in un armadio di 4 m3 (1 x 2 di base e 2 m di altezza) può bastare una portata di 120-150 m3/h.

Cavi, ciabatte e alimentatori-trasformatori non devono stare sul pavimento, dove potrebbero essere un intralcio pericoloso, ma vanno disposti piuttosto in alto, al riparo dall’umidità.


Immagine tratta dal libro edito da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri
LE IMMAGINI


CAPITOLO 2: PREPARAZIONE DEI VASI, GERMINAZIONE E PRIMA SETTIMANA  DI FASE VEGETATIVA


La crescita delle piante coltivate in vaso è condizionata dalla quantità di terreno in cui le radici possono svilupparsi, perciò dovrete usare vasi con almeno 20-25 cm di diametro del bordo superiore, o di lato se quadrati, e altrettanti di altezza.

Se c’è spazio sufficiente conviene usare come vasi dei tubi di plastica con diametro di 25 cm e alti 50 cm, con sottovasi di almeno 30 cm di diametro: riempite i sottovasi di sabbia, preferibilmente per uso edilizio perché quella delle spiagge contiene sale, quindi piantate verticalmente un tubo in ciascun sottovaso, in posizione centrale. Coprite poi la sabbia dentro ogni tubo con uno strato di palline d’argilla, per uno spessore di circa 2 cm; il fondo di sabbia e le palline consentiranno al terreno un ottimo drenaggio, essenziale per l’intero ciclo vitale della pianta.
Se invece dei tubi usate vasi comuni, più bassi, copritene il fondo soltanto con le palline di argilla per 1-1,5 cm: non di più, per non togliere troppo spazio alle radici.

Dopo i vasi, preparate il terreno per riempirli, mescolando terriccio universale con uno organico come All Mix (della ditta Biobizz), in proporzioni del 40% di terriccio e 60% di All Mix, nel modo seguente: con una paletta da giardiniere versate in un secchio pulito 6 palettate di All Mix e 4 di terriccio universale; mescolate bene con le mani, indossando guanti da lavoro, poi versate tutto nel primo tubo. Se usate vasi comuni, dimezzate le quantità: 3 palette di All Mix e 2 di terriccio universale.

Continuate nello stesso modo fino a metà dell’altezza del tubo (o del vaso), aggiungendo possibilmente una paletta di cenere di legna nel primo strato e due dal successivo fino alla metà, sempre dopo aver mescolato bene. Oltre la metà, ripetete ancora due volte con una sola paletta di cenere, poi comprimete leggermente e completate con la stessa miscela (40%+60%+cenere) fino a un paio di centimetri dal bordo superiore.

La cenere, che contiene prevalentemente fosforo e potassio allo stato puro, con azione fortemente alcalina e abbastanza rapida, è ideale per la preparazione del terreno che ospiterà le radici durante la fioritura; nella fase vegetativa, invece, serve soprattutto l’azoto, che sarà fornito mediante appositi nutrimenti liquidi, come si vedrà più avanti.

Riempite in modo analogo tutti gli altri tubi o vasi, poi numerateli sulla superficie esterna, sotto il bordo superiore, con un pennarello indelebile, per poterli distinguere l’uno dall’altro durante tutto il ciclo; nell’esempio di coltivazione illustrato in questo manuale sono stati usati 12 tubi, per altrettante piante, disposti in due file parallele di sei “vasi” ciascuna (d’ora in poi li chiameremo genericamente così, anche se si tratta dei tubi, salvo eventuali precisazioni). Dopo averli numerati aggiungete sotto ogni numero la lettera A, quindi ruotateli di 180 gradi e ripetete la numerazione dalla parte opposta, aggiungendo la lettera B: avrete così su ogni vaso due segni di riferimento contrapposti (1A e 1B, 2A e 2B ecc.) che serviranno, dalla terza settimana di fase vegetativa fino all’inizio della fioritura, appunto per ruotare i vasi di 180 gradi ogni giorno, assicurando così a ogni pianta il giusto equilibrio di illuminazione.

Per la germinazione, procuratevi anzitutto almeno una ventina di vasetti da yogurt vuoti (che hanno una capacità di 150 ml) e numerateli, con il pennarello, fino al numero corrispondente a quello dei vasi (12, nel nostro caso); riponete al sicuro i vasetti inutilizzati e riempite di terra quelli numerati, fin sotto il bordo superiore, prelevando la terra dal centro dei vasi corrispondenti (dal vaso 1 al vasetto 1, dal 2 al 2 e così via).
I semi vanno germogliati dapprima al buio, in un ambiente saturo d’umidità, con una temperatura di 25-27 gradi, nei primi giorni di luna nuova. È tuttavia da evitare il contatto dei semi con acqua, per limitare il diffondersi di funghi e batteri. Un modo pratico per germinare i semi è quello di mantenerli tra due fogli spessi di carta assorbente pulita, precedentemente inumidita fino al gocciolamento con un’acqua minerale leggera, non troppo ricca di sali minerali. Per mantenere l’ambiente con umidità satura è necessario adoperare una scatola o un sacchetto di plastica oppure, come fanno molti coltivatori, un piatto da cucina coperto da un altro capovolto. Se i semi sono stati prodotti in buone condizioni, entro 2-3 giorni (ma talvolta basta un giorno) si apriranno lasciando uscire una piccola punta, l’apice radicale, che è l’inizio della radice. Appena la radichetta avrà raggiunto il mezzo centimetro, il seme va trasferito in un vasetto numerato, con molta delicatezza e senza toccarlo direttamente con le mani: potete usare un paio di guanti di lattice sterili, o un paio di pinzette, o semplicemente farlo cadere dalla carta nel terreno del vasetto, in un piccolo foro centrale profondo circa 1 cm. Il seme deve rimanere verticale, con la radichetta verso l’alto; per aggiustarne la posizione, usate uno stuzzicadenti o un Cotton fioc, poi copritelo appena con un po’ di terra. Il terreno nei vasetti deve essere mantenuto umido, ma non inzuppato: un eccesso d’acqua farebbe marcire il seme.
Una volta sistemati tutti i semi, i vasetti vanno disposti in ordine nel locale di crescita, dove sarà vietato fumare: il fumo del tabacco può essere mortale per le piante nelle prime tre settimane di vita, e molto dannoso in seguito. Mettete i vasetti allineati e accostati in due file parallele direttamente sotto una delle due lampade, appesa a una distanza di 50 cm dai bordi dei vasetti stessi; una sola lampada, efficace su un’area di un metro quadro, sarà più che sufficiente nella prima settimana di crescita. Regolate il temporizzatore in modo che la luce si accenda alle 6:00 e si spenga alle 24:00, per avere un fotoperiodo iniziale di 18 ore.

In pochi giorni la radice si svilupperà piegandosi verso il terreno e il seme si capovolgerà per lasciare uscire, dall’estremità opposta a quella delle radici, le prime foglioline (vedi fig. 7).
Se coltivate in spazi ristretti o in un armadio, con vasi piccoli, tralasciate la germinazione in vasetti e mettete i semi direttamente nei vasi, per evitare ai germogli lo stress del trapianto.

È consuetudine di molti coltivatori regolare le ore di luce secondo i tradizionali fotoperiodi fissi: 18 ore di luce al giorno per le quattro settimane di fase vegetativa, e poi 12 per tutta la fase di fioritura; altri preferiscono allevare le proprie piante alla maniera “tropicale”, ossia con 12 ore di luce invariate dalla germinazione fino al termine della fioritura. Ma si può far meglio, imitando la natura ed esponendo le piante, in fase vegetativa, a un fotoperiodo progressivamente crescente, come accade all’aperto tra la primavera e l’estate.
Quando la prima piantina sarà spuntata, cominciate ad allungare il fotoperiodo aumentandolo di mezz’ora ogni due giorni: il primo giorno anticipate di 15 minuti l’ora di accensione e posticipate di altrettanto lo spegnimento, e così via a giorni alterni, cioè il primo giorno, il terzo, il quinto e il settimo, in modo da avere al termine della prima settimana di crescita un fotoperiodo di 20 ore. La regolazione del temporizzatore va fatta durante le ore di luce, ma non necessariamente in ore scomode: potete occuparvene, per esempio, nel tardo pomeriggio o di sera: l’importante è non intervenire mai nelle ore di buio.
Con l’allungamento graduale del fotoperiodo, aggiungendo mezz’ora ogni due giorni, la durata dell’esposizione delle piante alla luce arriverà, dalle 18 ore iniziali, a 24 ore ininterrotte negli ultimi sei giorni della quarta settimana.

Nei primi tre giorni darete alle piantine solo acqua, piovana o di rubinetto, usando una siringa da 10 ml; dal quarto al settimo, ogni giorno 20 ml (due siringhe) di acqua con un fertilizzante organico come Bio-Grow della Biobizz, che va diluito in dosi di 5 ml in un litro d’acqua.
Al termine del settimo giorno le piantine devono essere trasferite dai vasetti ai vasi in cui cresceranno fino al termine della fioritura. Il trapianto, descritto nel prossimo capitolo, va fatto entro il settimo giorno dallo spuntare della prima piantina, perché le radici hanno uno sviluppo iniziale molto rapido e se crescessero ancora prima del trasferimento si rischierebbe di danneggiarle durante l’operazione, che è una delle più delicate dell’intero ciclo.
Le piantine nei vasetti, in questa prima settimana, avranno raggiunto livelli di crescita diversi l’una dall’altra, ma tutte dovrebbero già avere un gambo (o fusto) di diametro compreso fra 1 e 3 mm, secondo le varietà, con due cotiledoni che sono le foglioline embrionali, tondeggianti e lisce, già presenti nel seme, e due foglie seghettate a una punta, le prime vere foglie della pianta; nelle piantine più sviluppate potranno già esserci altre due foglie seghettate a tre punte, perpendicolari alle prime due, e anche altre due foglioline a tre o cinque punte.

CAPITOLO 12: NOTE MEDICHE E LEGALI (CON RACCOMANDAZIONE FINALE...)

Usi terapeutici (da Wikipedia)
La canapa è usata per contrastare la diminuzione dell’appetito nei pazienti affetti da AIDS e da cancro e per diminuire la nausea derivata dai trattamenti chemioterapici e dalle irradiazioni. Inoltre causa un effetto positivo sui soggetti affetti da dolori cronici, da sclerosi multipla (diminuzione del rigore muscolare) e dalla sindrome di Tourette. Ad oggi, come accade per la maggioranza delle molecole attive presenti sul mercato, sono ancora in corso studi che accertino la validità di questi effetti, non esistendo alcuna prova definitiva e univoca che dimostri l’efficacia dell’impiego medico; tuttavia milioni di consumatori nel mondo – anche affetti da gravissime patologie – attestano di ricevere benefici dai principi attivi della pianta, utilizzata in medicina da migliaia di anni e presente nella farmacopea ufficiale fino alla metà del Novecento.
Le applicazioni possibili accertate e le conseguenti sperimentazioni hanno per oggetto:

Inappetenza da farmaci chemioterapici
Efficacia provata dalla pratica medica di routine; centinaia di migliaia di dosi di THC sintetico (Marinol) sono state prescritte ogni anno dagli oncologi USA (cfr. Grinspoon 1993, p. 26 e p. 38) anche se non sembra avere gli stessi effetti della marijuana assunta nel suo stato naturale (fumato o ingerito) poiché il delta-9-tetraidrocannabinolo è solo uno dei 460 composti chimici presenti nella cannabis.

Epilessia
In sostituzione di farmaci anticonvulsivi, che hanno gravi effetti secondari anche sull’umore. Efficacia provata in qualche caso.

Sclerosi multipla
In sostituzione di farmaci tranquillanti ad alte dosi, con rischi di letargia e dipendenza fisica. Efficacia sperimentata in molti casi. Non è comunque il farmaco di elezione per gli spasmi; solo in pochi casi si è evidenziato un miglioramento secondo la scala di AshWorth.

Anoressia
Forte stimolante dell’appetito.

Glaucoma
La marijuana diminuisce la pressione interna dell’occhio del 25-30% in media, a volte fino al 50%. Alcuni cannabinoidi non psicotropi, e in misura minore anche alcuni costituenti non-cannabinoidi della canapa, diminuiscono la pressione endo-oculare.

Asma
La marijuana ha capacità broncodilatatorie; per evitare il danno da fumo, si utilizzano particolarmente in questi casi i vaporizzatori.

Stafilococco aureo
I principi attivi utilizzati sono risultati efficaci anche contro ceppi resistenti alla meticillina.

In Olanda, in Spagna, in Canada e in undici stati degli USA l’uso della cannabis a scopo medico è già consentito, in altri paesi europei ed extraeuropei l’argomento è al centro di accesi dibattiti sia sul piano scientifico che su quello etico. Principale studioso e promotore dell’uso terapeutico della Cannabis e della sua decriminalizzazione è il professor Lester Grinspoon, psichiatra e professore emerito dell’Università di Harvard. In Italia, approfonditi studi in materia sono stati effettuati dal neuropsichiatra prof. Gian Luigi Gessa e dal dott. Giancarlo Arnao.

Legislazione
In Italia la coltivazione industriale è consentita mediante uno speciale permesso, limitato a varietà di canapa certificate, appositamente selezionate per avere un contenuto trascurabile di THC, che ne costituisce il principio attivo farmacologico e psicotropo.
La legge fini-giovanardi stabilisce che la coltivazione non autorizzata di canapa è punibile con 6-20 anni di reclusione, o con 1-6 anni di reclusione nel caso specifico che il giudice riconosca un fatto di lieve entità.
Circa la perseguibilità penale o no della coltivazione, la vicenda è lontana dal dirsi conclusa. Questo libro è stato ideato, scritto e pubblicato allo scopo di informare.

L’AUTORE E LA CASA EDITRICE NON INTENDONO IN NESSUN MODO INCITARE ALCUN LETTORE A INFRANGERE LA LEGGE.

 

 

 

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