Cavazzoni ad Affaritaliani.it: "Gli scrittori? Inutili e arrivisti. Cani randagi che si fiutano l'un l'altro..."

Lontano anni luce dai salotti letterari, Ermanno Cavazzoni è una figura controcorrente. Guanda riporta in libreria "Gli scrittori inutili", che in 7 capitoli, per ciascuno dei 7 vizi capitali, raccoglie 49 ritratti di autori dei quali nessuno sentirebbe la mancanza ("Ma è anche la mia disgraziata autobiografia..."). L'ex collaboratore di Fellini si racconta con Affaritaliani.it: "Ho sempre provato antipatia per la definizione di 'scrittore'...". E aggiunge: "Non sopporto i miei colleghi arrivisti e litigiosi, un branco di cani randagi che si fiutano l'un l'altro...". L'INTERVISTA

Venerdì, 30 aprile 2010 - 08:12:00

di Antonio Prudenzano

Q

Che bello perdersi nel "limbo delle fantasticazioni" di Ermanno Cavazzoni... La recensione di Affaritaliani.it

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uella di Ermanno Cavazzoni è una figura letteraria (e non solo) perfidamente ironica, volutamente isolata, genuinamente libera e ingiustamente sottovalutata dal chiassoso gregge di certo salottiero mondo editoriale italiano. Il libreria torna in questi giorni per Guanda (era già uscito per Feltrinelli nel 2002) "Gli scrittori inutili", ed è una lettura tanto spassosa quanto spietata: in sette capitoli, per ciascuno dei sette vizi capitali, raccoglie quarantanove grotteschi e cattivi ritratti di (non) scrittori. Il testo si lega a "Il limbo delle fantasticazioni" (vedi box a destra) dello stesso Cavazzoni, portato in libreria pochi mesi fa da Quodlibet

ermanno cavazzoni
La copertina

Cavazzoni, se la definiscono "scrittore" se la prende?
"E' una parola per cui ho sempre provato antipatia. Sarà che non 
sopporto chi vive la scrittura come una missione... Quando mi capita di incontrare i 'cosiddetti scrittori' e, sia chiaro, anch'io mi considero tale, mi sembra di essere in mezzo a un branco di quei cani randagi che vagano nelle periferie fiutandosi l'un l'altro".

Qual è il vizio peggiore per uno 'scrittore'?
"Considerare la letteratura un modo per arrivare velocemente al successo. Un vizio purtroppo molto diffuso".

Il suo libro raccoglie quarantanove ritratti di scrittori dei quali nessuno sentirebbe la mancanza...
"Non è una descrizione di difetti altrui. La consideri piuttosto una mia autobiografia da cui non esce certo una bella immagine di me".

Lei è da sempre una figura lontana dai salotti letterari. Perché?
"Detesto e mi rovinano l'animo gli scrittori che sgomitano e litigano. Me ne tengo lontano a fini terapeutici. La letteratura è bella perché è inutile... Detto questo non si può negare che scrivere per pubblicare sia una forma di vanità dalla quale non sono immune".

ermanno cavazzoni
Ermanno Cavazzoni

Antonio Moresco, in una recente intervista ad Affaritaliani.it, tra le altre cose ha detto: "Stiamo vivendo in una condizione inconcepibile all’interno di qualcosa di infinitamente più grande di cui non sappiamo nulla, stiamo andando a toccare un limite o un passaggio di specie e mi sembra inconcepibile che uno scrittore di questa epoca non possa e non debba esprimere tutto questo anche nel corpo stesso della sua scrittura". E ancora: "Oggi i nostri critici parlano tanto di ritorno al realismo da parte degli scrittori italiani e additano anzi questa inclinazione come nuovo (o neo) atteggiamento virtuoso per gli scrittori. Ma quella che abbiamo di fronte oggi è una realtà completamente sfondata. Di che 'realismo' stiamo parlando se non cogliamo questo aspetto della cosiddetta 'realtà'?”. E lei come si confronta con la realtà "sfondata" di cui parla l'autore di "Canti del caos"?
"La realtà è talmente irraggiungibile che parlare di 'realismo' mi viene molto difficile, non solo in letteratura. Uno scrittore costruisce la realtà con i suoi racconti, ma in generale la realtà è sempre costruita dagli uomini. Moresco, un autore che stimo, parla di momento di passaggio che starebbe vivendo l'umanità. Il problema è che è dal Neolitico che viviamo questo momento di passaggio, non è certo una novità. Già gli autori latini ne parlavano".

Lei insegna poetica e retorica all'Università di Bologna. Avrà conosciuto moltissimi aspiranti scrittori che le avranno chiesto dei consigli...
"Mi è capitato. Ma non ci sono consigli da dare in questo campo. Le stesse scuole di scrittura creativa sono degli orrori, dei modi per lucrare. L'unico ruolo che possono avere è quello di mettere in contatto gli aspiranti esordienti con editor, editori e addetti ai lavori. Per imparare a scrivere c'è solo una cosa da fare: vivere".

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