Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Esce "La riva invisibile del mare" di Dimaggio. Prefazione di Quartapelle

Esce in libreria il 22 giugno per le Edizioni San Paolo “La riva invisibile del mare”, l’opera prima di Salvatore Dimaggio

Esce "La riva invisibile del mare" di Dimaggio. Prefazione di Quartapelle

Esce in libreria il 22 giugno per le Edizioni San Paolo “La riva invisibile del mare”, l’opera prima di Salvatore Dimaggio, giornalista, consulente aziendale, esperto del continente africano e fondatore del sito Africart.org.

La prefazione del libro è stata curata dall’on. Lia Quartapelle, capogruppo PD per la Commissione Esteri e Affari Comunitari della Camera dei Deputati, mentre la postfazione è stata scritta dal prof. Piero Dominici, docente universitario e formatore professionista.

Il saggio di Dimaggio affronta il più grande fenomeno del nostro tempo che sta cambiando radicalmente il mondo: il fenomeno migratorio contemporaneo.

Orrori innominabili, degradazioni incomprensibili e un business pervasivo e onnipotente che costringe una parte sempre più consistente del nostro pianeta a migrare. Eppure quasi nessuno sa cosa sia una migrazione e ciò che crediamo di sapere, spesso, è falso. Scartando le vie della classica saggistica, le storie e le rivelazioni di questo libro esplodono in pieno viso e non possono lasciarci indifferenti.

“La riva invisibile del mare” verrà presentato per la prima volta, assieme all’autore , venerdì 23 giugno alle ore 18 , presso la Libreria San Paolo di Milano (via Pattari 6). Salvatore Dimaggio dialogherà con Luciano Scalettari, giornalista e scrittore esperto di questioni migratorie e sociali.

L’ingresso alla presentazione è libero.

In allegato:

-          Il comunicato stampa;

-          La copertina del libro;

-          La prefazione dell’on. Lia Quartapelle;

-          Il primo capitolo del saggio: “Quel lato oscuro della migrazione”;

-          La postfazione del prof. Piero Dominici;

-          La locandina della presentazione del 23 giugno a Milano.

ANTEPRIMA. LA PREFAZIONE DI LIA QUARTAPELLE (per gentile concessione di Edizioni San Paolo)

Il retroterra della nostra politica estera è sempre di più l’Africa sub-sahariana. Questa ritrovata profondità strategica ci viene ricordata ogni giorno dal fenomeno migratorio, ma in realtà include molte altre sfide, rispetto ai soli flussi migratori, che tutte insieme rilanciano l’opportunità di una nuova relazione con l’Afri- ca. Per decenni la geopolitica, riferendosi all’Africa e concettualizzando il rapporto tra l’Occidente e il continente africano, ha rinverdito l’espressione utilizzata nelle cartine dell’Impero Romano per indicare le terre al di là del Sahara: hic sunt leones (da qui in poi ci sono solo leoni). La rilevanza strategica dell’Africa è stata per lungo tempo ritenuta nulla: i fenomeni endogeni di transizione alla democrazia, i conflitti, la povertà, sono stati letti dall’Occidente come eventi rispondenti a logiche altre, oscure, feroci, ma comunque marginali. Per questo, la geopolitica ha interagito con il continen- te africano come con un soggetto passivo, beneficiario di aiuti, vittima di depredazioni, bisognoso di missioni di pace; ovvero non come un insieme di stati indipen- denti, attori coprimari di dinamiche globali. La lettura di un’Africa in bianco e nero, con situazioni molto differenti tra i cinquantaquattro Stati che la compongono, con paesi in evoluzione sia politica sia economica, e veri e propri buchi neri di autoritarismo, calamità naturali a cui non si riusciva a mettere un freno, ha fatto fatica ad affermarsi. Ci sono voluti i grandi stravolgimenti delle primavere arabe e la crisi che ha colpito le economie sviluppate per ribadire la necessità di ricostruire un rapporto equilibrato tra Europa e Africa, tra Italia e continente nero. Da un lato, l’instabilità generata dalle rivolte arabe ha reso immediatamente evidente che la fragilità degli Stati africani e i conflitti protratti, ci riguardano direttamente e richiedono un impegno non episodico ma strategico, con l’obiettivo di affrontarne le cause strutturali.

Dall’altro lato, i tassi di crescita delle economie africane dell’ultimo decennio, in media superiori persino ai tassi di crescita dei Brics, hanno evidenziato come non si possa prescindere da una più equilibrata integrazione dei paesi africani nell’economia globale, anche con l’obiettivo di affrontare la povertà e le debolezze strutturali delle economie di questi paesi. Infine, soprattutto per l’Italia, sono arrivati gli sbarchi. Una nuova relazione con l’Africa è diventata quindi imprescindibile. In questo ripensamento, l’Italia, a differenza di altri paesi europei che ancora oggi applicano modelli datati di relazione, si è distinta nell’ultimo decennio per la capacità di impostare un dialogo con il continente e con alcuni paesi prioritari in ottica di partnership. Così si può leggere l’impegno politico, a partire dal viaggio di Romano Prodi, primo presidente del Consiglio a visitare l’Unione africana nel 2007, per poi passare alle visite del presidente Sergio Mattarella e di Matteo Renzi, a segnalare che l’Italia voleva e vuole essere a fianco dell’Africa nelle sfide globali. C’è poi stata nel 2014 la riforma della legge per la cooperazione internazionale, modificata con l’obiettivo di rendere più efficace uno degli strumenti più importanti della nostra politica estera e soprattutto, dopo almeno un decennio, aumentare il livello di risorse per gli aiuti allo sviluppo, testimonianza di una diversa priorità politica nei rapporti con l’Africa. A questo si è aggiunto l’impegno sul fronte delle migrazioni: che sapesse guardare in faccia le persone, che ponesse i valori della vita sopra qual- siasi altra considerazione. Ed è proprio nei confronti delle persone, relativamente al fenomeno migratorio e al rapporto con l’Africa, che ancora moltissimo resta da fare. Cercare di fare chiarezza. Cercare di capire, di dare un volto o una storia a chi arriva. Presi dalla difficoltà della gestione del fenomeno migratorio, e dalle tante sfide connesse al ridisegno di un rapporto con l’Africa, si rischia troppo spesso di non fare questo sforzo. Guardando solo all’Italia, i numeri degli sbarchi, le tante questioni che l’arrivo di migliaia di donne, uomini e bambini stanno ponendo alla nostra società, il lavoro continuo che richiede la convivenza, ci allontanano spesso dal trattare le persone che emigrano prima di tutto come persone, e non come problemi: capire, al di là di quel che si deve fare con queste persone, chi siano, perché arrivino, cosa funziona, appare un rischio. O peggio. È una mancanza grave a cui questo libro con intelligenza, creatività e molta sensibilità cerca di met- tere qualche tampone.

 

Locandina presentazione del 23 giugno a Milano
 

In Vetrina

Wanda Nara contro Belen: lato B, è sfida allo specchio. E Irina Shayk... LE FOTO

In evidenza

Palinsesti Rai, torna Benigni Sfogo Fazio. Offerta a Giletti
Zurich Connect

Zurich Connect ti permette di risparmiare sull'assicurazione auto senza compromessi sulla qualità del servizio. Scopri la polizza auto e fai un preventivo

casa, immobiliare

Motori

Lamborghini Centenario:al Goodwood Festival of Speed

Abiti sartoriali da Uomo, Canali

Dal 1934 Canali realizza raffinati abiti da uomo di alta moda sartoriale. Scopri la nuova collezione Canali.