"È facile smettere di fumare se sai come farlo" torna a far discutere

L'intervento di Francesca Cesati, responsabile della Allen Carr’s Easyway Italia e della EWI Editrice che pubblica il libro di Allen Carr “È facile smettere di fumare se sai come farlo”. Che attacca Giacomo Papi e il suo “È facile ricominciare a fumare se sai come farlo”...

Lunedì, 26 luglio 2010 - 10:46:00

Caro Affaritaliani.it,

 

francesca cesati
Francesca Cesati

L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT A GIACOMO PAPI

Giacomo Papi: "La letteratura italiana di oggi? Ambiziosa, dopo anni di minimalismo. "

 

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sono Francesca Cesati, responsabile della Allen Carr’s Easyway Italia e della EWI Editrice che pubblica il libro di Allen Carr È facile smettere di fumare se sai come farlo”. Negli ultimi mesi sono comparsi vari articoli e interviste riguardanti il libro di Giacomo Papi “È facile ricominciare a fumare se sai come farlo”, che l’autore ha scritto dopo aver letto il libro di Carr ed aver smesso di fumare per sei mesi.

 

Scrissi una lettera a Papi agli inizi di giugno nella quale, oltre a commentare alcuni punti del suo libro, lo invitavo a partecipare ad un Seminario Easyway per smettere di fumare. Mi rispose ma non partecipò al seminario. Peccato!

 

La mia lettera terminava così:

 

 “… Mi fermo e concludo con quello che mi sta più a cuore e che è la spinta che mi ha portato a scriverle e che lei già indica a pag. 110.

Parlo  cioè della “ folla di milioni e milioni di fratelli e sorelle che reclama educatamente un po’ di attenzione e solidarietà per l’ingiustizia……degli anni non vissuti, delle emozioni non provate, dei profumi non percepiti dall’innumerevole schiera delle anonime vittime della nicotina”.

Io conosco bene il nome e i volti di due persone tra questa folla: mio nonno che adoravo essendo figlia unica e che mi è stato compagno solo sino ai miei otto anni, e mio padre, distrutto dall’enfisema  e morto quando Lorenzo, mio figlio,  suo unico nipote, aveva tre anni. Ricordo che un giorno chiesi a Lorenzo cosa avesse fatto a scuola, aveva forse dieci anni. Rispose che l’insegnante aveva chiesto a ciascuno di loro di esprimere il loro maggior desiderio e lui aveva risposto “Aver avuto la possibilità di conoscere mio nonno”.

Ed i danni maggiori del fumo non sono al fisico ma alla mente: ci porta infatti a mentire, a vedere vero il falso e falso il vero, ci fa accettare come inevitabile il vivere male, ci sottrae quantità immense di energia, di autostima, portandoci a dire che la vita di uno schiavo è

meglio di quella di un uomo libero. (…)

È facile smettere di fumare se sai come farlo

Le ho scritto questa mail perché ho la profonda convinzione che viviamo in un momento dove non è più possibile “scherzare” ma occorre seguire quel che Gandhi dice: “Siate il cambiamento che volete vedere avvenire nel mondo”. Il suo piacevolissimo libro è però anche pericoloso perché offre a chi volesse tentare di smettere… un ulteriore spunto per dirsi “ Vedi! Tanto  è inutile, non ce la farò mai!”.

 

 

Ora invio alla vostra Redazione qui di seguito alcuni commenti al libro di Papi nella speranza che la loro pubblicazione, oltre a chiarire alcuni fraintendimenti da parte di Papi, possa essere una spinta per il lettore che fuma a riprovare a smettere di fumare, con o senza il libro di Allen Carr.

 

In corsivo le frasi dal libro di Papi.

 

Pag. 8

 

 “E’ vero che è facile farlo (smettere) solo che è difficile non rifarlo se non sai come farlo”.

 

giacomo papi

Ma il libro di Carr contiene tutte le istruzioni per smettere felicemente e restare felici non fumatori per sempre. Se, finiti in un labirinto minato dal quale si vuol uscire disperatamente, ci vien data una mappa che ci porta facilmente  all’uscita, non è la mappa che non funziona se dopo qualche mese decidiamo di rivisitare il labirinto “immaginando” che si sia trasformato in un affascinante orto botanico!

 

 

Pag. 12

 

 “…quasi che tra una persona e i suoi bisogni si potesse tracciare una netta linea di demarcazione.”

 

Fumare non è un bisogno inteso come necessità vitale (mangiare, bere, dormire,etc.) ma è una tossicodipendenza.

 

 

Pag. 15

 

  “Avrei preferito sceglierli i miei interlocutori invece che lasciare alla mia tossicomania il potere collaterale di farmi decidere chi frequentare.”

 

A volte Papi parla di tossicomania. Questo termine fa pensare ad un’ “affettività ripetuta”: ho la mania delle scarpe basse, degli orologi a cu-cu. La parola tossicodipendenza invece evoca un più spietato stato di sudditanza,  stato che emerge chiaramente in vari passaggi successivi del libro.

 

Pag. 17

 

 “ Per chi fuma, tutto è meritevole di premio e tutto esige un incentivo. E la sigaretta svolge, meravigliosamente, ambedue le funzioni con il risultato di sopprimere il presente.”

 

In realtà  la sigaretta SOPPRIME il presente poiché fa vivere nel continuo inseguimento di un illusorio incentivo e nell’attesa di un inesistente premio. La soppressione del presente è necessaria per il fumatore poiché impedisce la presa di coscienza che sta mentendo a se stesso.

 

 

Pag. 17

 

“Ogni volta che prendevo in mano il libro…avvertivo di non essere l’attore delle mie azioni ma la vittima predestinata di una volontà superiore.”

 

Ovviamente l’autore non ha mai riflettuto sul fatto che la sua incapacità di smettere di fumare nonostante il desiderio di farlo non è il risultato di una libera scelta ma chiara testimonianza del fallimento di poterla esercitare. Quindi, se di volontà superiore si vuole parlare, è quella che la sigaretta esercita su di noi. In realtà Allen Carr non fa altro che dar voce alla coscienza che “dorme” in ciascuno di noi.

 

Pag. 19

 

 “…libro scritto malissimo.”

 

Carr esordisce dicendo di non essere uno scrittore. Non concorre per il Premio Pulitzer. Il fine del suo testo è di permettere ad altri… di concorrervi. Il commento di Papi testimonia solo il tempo in cui viviamo: la forma che si erge a nascondere spesso un’inesistente sostanza.

 

Pagg. 20 e 21  

 

”… le leve su cui Allen Carr agiva erano estremamente semplici, una riuscita commistione di marketing e di poche intuizioni azzeccate…un unico messaggio declinato variamente…(fumare fa male, fumare è stupido…”

 

Purtroppo l’autore – Papi – nonostante la sterminata cultura e l’incommensurabile intelligenza non ha compreso appieno quel che Carr scrive. Quest’ultimo non dice, infatti, che fumare fa male, sottolinea anzi il fatto che ripeterlo è controproducente. Semplicemente, prove alla mano, ci porta a capire che i vantaggi che crediamo di ottenere dal fumare sono falsi. Non dice che le sigarette sono forti – come asserisce Papi che Carr dica  - ma che il condizionamento mentale che abbiamo subito è potente.

Non c’è quindi nessuna contraddizione nel messaggio di Carr. Sorry, Mr. Papi, you didn’t get  it, did you?

Per quel che riguarda poi l’affermazione che il libro di Carr sia “ una riuscita operazione di marketing” be’…avrei delle riserve. La Ewi Editrice non ha mai speso un centesimo per far pubblicità al libro che è tra i più venduti da quattro anni solo con il passaparola dei lettori. A questo punto è lecito chiedersi: chi ha fatto una riuscita operazione di marketing? Forse qualcuno che approfitta del successo di un libro che ha venduto 1.000.000 di copie per far parlare del suo scritto.

 

 

Pag. 26

 

“Allen Carr è diventato ricchissimo.”

 

Chi butteremmo giù dalla torre ?Carr che guadagna salvando la gente con €10, le multinazionali del tabacco che si arricchiscono (ca. 500.000.000 Euro al giorno) avvelenando le persone o un giornalista/scrittore che, vestendo a festa il suo fallito tentativo di smettere di fumare, scrive un libro che darà spunto ad alcuni fumatori di sentirsi giustificati nel non tentare neppure di smettere?

 

Pag. 27

 

 ”Evviva nonnino…bastava star fermi.”

 

Le multinazionali del tabacco non stanno ferme, anzi. In giro per il mondo distribuiscono sigarette gratis ai bambini, tolgono alberi per mettere tabacco, danno lavoro ai minori e fanno ben altro.

 

Pagg. 29, 34, 35

 

“Io al fumo ho pensato ininterrottamente, anche dopo mesi di astinenza, stupito di provare la nostalgia che di solito si riserva ai grandi amori finiti.” ….“Il pensiero della sigaretta pulsava come un’assenza incolmabile..” .. “Mi sarebbe bastato resistere”.  “Profondo senso di nostalgia….”

 

Queste frasi di Papi sono solo la chiara testimonianza del suo non aver compreso il metodo Easyway di Allen Carr.

 

 

Pagg. 36 e37

 

“…Anche perché l’umanità fuma praticamente da sempre …”

 

Non è vero.  In Europa si fuma (ed erano pochi a farlo sino a circa 150 anni fa) dal XV secolo ma l’uomo ha qualche milione di anni!

 

Pag. 38

 

“Fra tabacco e spiritualità esiste un legame ancestrale…”

 

Viene spesso attribuito un significato sacrale a ciò che è “strano” e porta ad un’alterazione della percezione. Ma non è nell’alterazione artificialmente provocata ma nell’immergersi nella consapevolezza che s’incontra il divino.

 

Pagg. 52 e 54

 

 Nella conversazione  immaginaria tra Martin Heidegger e J.P. Sartre, Papi fa dire a  J.P Sartre: “Fumare è un modo per ancorarsi al non essere, al niente di cui siamo fatti.”

 “Soltanto chi fuma vive una vita autentica proprio perché si proietta continuamente alla propria morte, si fa scortare dalla morte”.

 

 La realtà smentisce questo interessante convincimento, mi spiace. Il fumatore per definizione non pensa alla morte. Lo testimonia il fatto che appena gli si ricorda che si sta ammazzando inizia una serie di scongiuri e ci dà del menagramo. Compra i copri-pacchetti  per non vedere gli avvisi! Non guarda i programmi televisivi sulla salute e il fumo!!!

È anzi nell’inconsapevolezza del fumare (il 99% delle sigarette vengono fumate senza accorgersi di farlo) che si manifesta l’assurdo giocare ad essere Dio del fumatore; aspetto che del resto caratterizza i nostri tempi.

 

Pag. 57 

 

“Non  credete a chi, come Allen Carr, prefigura l’avvento di una condizione felice o radicalmente migliore”

 

Papi si contraddice poche righe dopo quando afferma che, a soli dieci giorni dall’aver smesso di fumare, le sue gambe si erano alleggerite, e prosegue parlando di risvegli più sani e luminosi, che beve meno alcool, che dorme meglio, si sveglia meglio (pag 60), che era in qualche misura felice (pag 70) “il mio corpo stava meglio, più forte, energico e agile (pag 86)…

Tutto questo parte non fa forse parte di “una condizione felice o radicalmente migliore”?

 

Pag. 62 e 63

 

 “ La nebbia è una protezione, un guscio che preserva dalla forza insopportabile della vita”

“È il non vedere, il vedere soltanto vicino perché tutto il resto si confonde che fa apparire innocua la realtà.”

 

Ma è proprio perché viviamo “nella nebbia” che ci ritroviamo con i problemi che abbiamo. La BP non ha  forse voluto “non vedere” durante le settimane antecedenti il disastro? I governi non hanno forse voluto “non vedere” cosa accadeva ai mercati finanziari ? Eppure siamo circondati da “Mind the gap” ovunque. Vogliamo veramente continuare a “non vedere”?

 

 

Pag. 64

 

 “…l’esperienza di chi smette è collegata al senso di lutto, al dolore della perdita,  e alla speranza nel mondo dell’attesa. Il fumo è una dilazione della vita.”

 

Di nuovo queste frasi testimoniano la non comprensione del libro di Allen Carr. Inoltre, il fumo non è una dilazione di vita ma un’anticipazione della morte.

 

 

Pag. 89

 

 “La seconda frase, più ci rifletto e più mi convinco che gli (Allen Carr) sia scappata: Io penso al fumo per il 90% della mia vita…”

 

Papi indica questa frase come testimonianza di una nostalgia per il fumo, di un desiderio insoddisfatto da parte di Carr. Interpretazione totalmente errata e forviante. Quel che Allen intendeva è che, anche se si è smesso, certamente si continua a pensare al fumo  - e lui più di altri perché, tenendo due seminari al giorno sull’argomento, parlava e pensava alle sigarette per lo meno dieci ore al giorno. Il pensarci però risulta irrilevante una volta compreso il metodo. Carr dice chiaramente che quel che è importante è invece il modo di formulare il pensiero poiché è questo che porta ad essere un felice non fumatore, un ex-fumatore o un fumatore.

 

Pag. 90

 

 “…Mi rendevo conto che Allen Carr, al pari di tutti gli ex fumatori che diventano crociati antifumo e fanatici del pilates e della macrobiotica, aveva trasformato la propria schiavitù in un’impresa, anche economica, che trovava il suo fulcro proprio nella causa di quella schiavitù. Mi duole affermarlo, ma credo in tutta coscienza che Allen Carr, da fumatore compulsivo prima, e da guru antifumo compulsivo poi, abbia servito per tutta la vita lo stesso padrone”

 

La fama ed il successo di Allen Carr non sono dovuti ad una ben studiata operazione di marketing ma il risultato della validità del metodo Easyway e il frutto di un lento ma continuo  passa parola mondiale. Se un gruppo di persone venissero ingiustamente  imprigionate  e condannate a morte ed uno di loro scoprisse un tunnel che porta alla libertà come lo giudicheremmo se non condividesse la sua scoperta con gli altri? Questa era la posizione di Allen Carr. Non c’era certo compulsività ma il genuino desiderio di aiutare gli altri  mettendo a disposizione di tutti il “tunnel” in forma di libro al prezzo di due pacchetti di sigarette.

Per quel che riguarda “servire un padrone”, tutti noi, in un modo o nell’altro, serviamo un padrone:

a questo punto si può solo parlare di scelta del padrone. Come ha detto Gesù in Mt. 24 e Lc 16,13 “Non potete servire a Dio e a Mammona” e credo si chiaro chi abbia e stia ancora servendo Allen Carr.

Allen Carr, inoltre, non era certo un salutista ad oltranza, era autorevole ma non autoritario, e se qualcuno gli avesse parlato di Pilates avrebbe pensato che fosse un amichevole modo di riferirsi a Ponzio Pilato!

 

 

Pag. 93

 

  “ Davanti al mio sguardo, si dipanava in tutta la sua sordida maestosità la debolezza del genere umano.”

 

E’ ovvio che essendo meno intenti a farsi dilaniare il cervello dalla dipendenza si riesce a vedere più chiaramente quel che ci circonda ma invece di diventare aggressivi e insofferenti – se si è compreso quanto Carr scrive – si diviene tolleranti e colmi di “pietas”

 

Pag. 97

 

Proprio Papi che parla della rozzezza della copertina del libro di Carr vorrebbe poi stuprare la tabaccaia per farle capire che non è vero che il fumo rende impotenti. Dov’è la rozzezza?

 

Pag. 99

 

  Papi  scrive a proposito della moglie “… ritenni, a torto, che fosse finalmente in procinto di cadere anche lei nella palude Stigia. Mi dicevo che non potevo essere così infame da augurarmelo, dopo tutto l’amavo! Ma intanto me lo auguravo!”

 

Tutti i tossicodipendenti detestano essere soli e sperano che altre persone, fossero anche quelle a loro più care, caschino nella palude Stigia.

 

 

Pag. 107

 

  “ La dialettica insegna che un processo si mette in moto se e solo se l’Uno si scinde e moltiplica in Diade, spingendo il Reale nel dominio sdrucciolevole del Due.”

 

La diade del tossicodipendente non dà la luce a capolavori nel campo della scienza, della letteratura o della musica; partorisce solo la guerra con se stessi, un inutile stremarsi, e il continuo  mentire

 

Pag. 107

 

 “Fu una caduta lenta, frenata, centellinata…..mi illudevo che sarei stato capace di mantenermi per l’eternità nello stato di beatitudine di chi ricomincia.”

 

Quando Papi  parla di “centellinare” la sigaretta in realtà era angosciato all’idea di tornare alle 40 sigarette al giorno e s’illudeva di riuscire a controllare – come ammette – una tossicodipendenza, ma queste ultime non si possono controllare ma ci controllano.

 

Pag. 108

 

“Primo comandamento di Mallarmè – Ognuno dovrebbe sempre mantenere tra se e le cose un sottile strato di fumo.”

 

Primo comandamento di un uomo “ lasciare tra sè e le cose uno spazio sufficiente per metterle a fuoco.”

 

Pag. 113

 

“…avevo ricominciato deliberatamente..”

 

Mi spiace, Papi non aveva ricominciato deliberatamente: era semplicemente fallito il suo tentativo di smettere. Questo perché non aveva compreso cos’è in realtà il fumare.

 

Pag. 114

 

“…smettendo di fumare s’interrompe uno scambio tra interno ed esterno che è vissuto, almeno a livello simbolico, come fondamento dell’identità e dell’armonia

 

Elaborata giustificazione di un colto tossicodipendente.

 

 

Pag. 117

 

 Tutto quel che è potenzialmente pericoloso dovrebbe venir etichettato come tale, vedi un martello.”

Peccato che il martello abbia una funzione utile, il tabacco, quando fumato, serve solo ad arricchire gli azionisti delle multinazionali, uccidere oltre 5.000.000 di persone all’anno e a dar lavoro a circa 1.000.000 di persone in tutto il mondo, persone che potrebbero venir occupate in modi eticamente più corretti

 

Pag. 118

 

“Dunque, per quanto preponderanti siano le possibilità di crepare prima se si fuma, ci si aggira pur sempre nel territorio della probabilità”:

 

Non è il “crepare” il grande dramma del fumo bensì l’abituare l’uomo alla schiavitù,  il lobotomizzarlo,  il portarlo a mentire,  l’alterare la sua percezione della verità,  la mancanza di qualità di vita,  l’inaridimento dell’aspetto positivamente altruistico per sviluppare invece il sinistro egoismo; in poche parole è il portare l’uomo a muoversi verso il basso e non verso l’alto.

 

Pag. 121

 

“Trasferire la morte su chi fuma è l’esorcismo con cui ci si illude di esonerare tutti gli altri dal dover morire…..

 

Ma i non fumatori non comprano pacchetti di sigarette ogni giorno  perché contemplandoli si sentono immortali, più giovani e più belli!!!

 

Pag. 121

 

 “Io voglio essere uno che vive sapendo che morirà”

 

No, lei, Papi, come tutti i fumatori vuole essere uno che si illude che, pur fumando, ingannerà la morte.

 

 

Pag. 122

 

  “Carr racconta che oltre la nicotina, al di là della nebbia, apparirà la felicità, un futuro di salute e un mondo perfetto”

 

In nessuna parte del suo libro Carr dice una cosa simile; dice però che la qualità della vita migliorerà. Dice che una volta eliminata la “schizofrenia” nella quale vive il fumatore: “Smetto”, “Ancora una sigaretta”, ci si ritrova padroni di noi stessi, ci si ritrova liberi. La consapevolezza di questa ritrovata libertà è accompagnata da una grande energia ed il venir meno della “nebbia” ci fa riscoprire la vita nella sua delirante, straziante e sublime bellezza.

.

 

Pag. 135

 

Papi termina il suo libro mettendo Allen Carr in un Paradiso per Fumatori , ovvero facendolo tornare a fumare come se fosse il massimo dei premi. Questo è totalmente assurdo ed irriverente.  I seminari  che per anni Allen Carr ha tenuto in stanze piene di fumo per aiutare i fumatori a smettere – compreso chi scrive -  hanno senz’altro contribuito alla sua morte. Farlo quindi tornare a fumare non solo è assurdo ma è anche meschino ed è la testimonianza più ovvia del fatto che Papi non ha compreso il libro di Allen Carr.

 

Caro Dr. Papi, l’invito al seminario è ancora valido:  ne approfitti. Potrebbe darle l’occasione per scrivere “È facile smettere di fumare per sempre se sai come farlo”!

 

Francesca Cesati

 

 

 

 

 

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