Arte della Seta/ Federico Moccia ad Affari: "Quando tutte le case editrici cestinavano Tre metri sopra il cielo..."

Lunedì, 8 giugno 2009 - 08:03:00


Federico Moccia
di Ariela Baco

Entriamo nello studio di Federico Moccia e ci sentiamo come a casa del nostro compagno di banco. Ci sono salotti arredati con divani chiari e legni antichi, pieni della bella eleganza semplice dei luoghi abitati. Ci apre la porta una signora sorridente e ci introduce su, per una scala a chiocciola, dentro una stanza larga che può essere quella in cui il nostro compagno - fortunato ad averla - dorme, studia, pensa: stoffe colorate, libri; e un ampio balcone, come una serra, dove il vento produce un leggero fruscio di tende.

Il successo è arrivato nel 2004 ma io ho sempre scritto. Come ormai tutti sanno Tre metri sopra il cielo fu pubblicato per la prima volta da una piccola casa editrice di Roma, Il ventaglio. Io volevo che questo romanzo esistesse e invece fu rifiutato da molte case editrici importanti. Scoprii allora che con Il ventaglio poteva uscire a mio spese, e decisi di farlo. Le mille e cinquecento copie stampate furono presto esaurite ed allora il libro cominciò a circolare in fotocopie…”

Il vento muove anche la stoffa leggera della sua camicia bianca, di lino. Ma quello che più ci colpisce, mentre Moccia parla, è la sua voce. Non solo il tono pacato e amichevole con cui racconta, ma il suono - che molti ormai conoscono - delle giovani note che la compongono. Un suono fresco che non annoia mai. “Le edizioni si sono poi moltiplicate… Ora sono trentanove. Il libro è stato tradotto in molte lingue, in Spagna, in Francia, in Argentina, Russia, Lituania…” Ed ha venduto più di due milioni di copie. Un romanzo che è diventato un fenomeno di costume: i lucchetti legati ai lampioni di Ponte Milvio, a Roma, da centinaia di innamorati; le polemiche; la creazione di gadget dei Baci perugina, dei gioielli di Tiffany e di Prada.

Moccia ha una carriera di autore televisivo di programmi che hanno avuto spesso un importante successo di pubblico - come Ciao Darwin o Chi ha incastrato Peter Pan. Il suo nuovo romanzo, Amore 14, edito da Rizzoli, è nuovamente un libro che tutti gli adolescenti - e non solo – comprano e leggono. “ Le storie che scrivo nascono dall’osservazione diretta del mondo dove vivrebbero, vivono i miei protagonisti: il loro modo di parlare, di innamorarsi. Sono ragazzi che sanno sognare; e sono pieni di entusiasmo.” Lui sembra somigliargli. “Io vivo con ottimismo. Cerco di organizzare il mio tempo dividendolo in lavoro, programmazione, riflessione e poi in riposo. E’ un sistema più razionale che artistico. Per riposarmi cerco di fare piccoli viaggi, in città in cui vado alla scoperta di piccoli luoghi e cibi caratteristici.”

Una pausa breve, poi si perde un poco dentro le frasi che lui stesso pronuncia, con la voce che ha dentro tutta l’eco della giovinezza. “Amo soprattutto il mare; quello dell’Argentario. Mi piace tutto ciò che è legato all’acqua e quindi la vela, il nuoto, il surf – che amo tanto perché c’è l’aggiunta del vento – e la pesca. Ogni tipo di pesca: traino, bolentino, canna e anche subacquea. Il mare è la mia ragione di tranquillità. E’ uno spazio così grande e aperto dove ho la possibilità di perdere me e tutta la mia fatica. Mi rilassa, mi rigenera. Lo ascolto come se avesse un respiro. E posso starci dentro come per possederlo tutto.” Le frasi seguono, l’una dietro l’altra, e noi ascoltiamo le note che esprimono i suoi pensieri, immaginandone i sentimenti. “Sono anche un passionale. Nell’amore e nell’amicizia. Anche con gli amici mi commuovo, mi arrabbio, discuto e poi mi faccio perdonare. Certo, l’amore ha la pretesa dell’esclusività e la possibilità della procreazione. L’amore presuppone la gelosia, mentre l’amicizia presuppone la condivisione. Però io mi fido…”

Il suo sguardo si fa più determinato e anche la sua voce diventa più forte. “Se qualcuno mi ha deluso ciò non significa che tutti lo faranno. Il sentimento della delusione non deve esser dominante: non dobbiamo mai permettere che chi ci ha deluso diventi così potente da renderci privi di fiducia verso tutti gli altri. Così prepotentemente da cambiare per sempre il nostro umore.” Poi, più dolcemente, modula le parole: “Mi attraggono tante cose in una donna: come cammina; come sa diventare elegante… mi attrae la sua curiosità… Quando mi innamoro ho il sorriso ebete: per lei, per tutto ciò che fa. Per le sue adorabili indecisioni , per le fragilità… per come magari si mangia le unghie. O per il suo incantevole, indimenticato modo di girare la testa…”

Moccia ha quarantacinque anni ed è sposato da otto. “La fedeltà è importante concettualmente. Io riesco a sublimare altre attrazioni creando altre storie nei miei romanzi.” Lo dice come fosse uno scherzo, poi prosegue. “Credo che non ci sia una particolare regola di seduzione. E’ la persona, tutta intera, che di per sé racchiude e sprigiona le sue magiche onde…” Ma aggiunge: “Purtroppo mi capita spesso di sentirmi più annoiato che sedotto. Le persone hanno sempre di più l’esigenza di mostrare e sottolineare la loro incredibile e presupposta intelligenza. E mi appaiono prive di ironia.” Moccia è invece cresciuto in un ambiente in cui l’ironia è stata fondamentale. “Mio padre – Pipolo; di Castellano e Pipolo - era un uomo colto e simpatico. Dotato di un’ironia straordinaria. E mi prendeva sempre in giro, perché mi conosceva bene. E’ stata la persona che mi ha divertito di più in assoluto. La sua assenza è così difficile da superare che spesso la rimuovo.”

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