Ferraris: “Il corpo è protagonista anche nel web”

Mercoledì, 1 giugno 2011 - 11:46:00

Ferraris
Maurizio Ferraris
Quando si è cominciato a parlarne, alla fine del secolo scorso, il virtuale sembrava qualcosa paragonabile a un puro spirito, un mondo totalmente immateriale, proprio come immateriali apparivano, nell’immaginario dei tempi, i computer. E di corpo nel virtuale ha discusso il filosofo Maurizio Ferraris in occasione del Festival di Pistoia Dialoghi sull’Uomo incentrato su “Il corpo che siamo”. Dal 1995 è professore ordinario di Filosofia Teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Torino; ha studiato a  Parigi, Heidelberg e insegnato nelle maggiori università europee. E, alla luce del sempre crescente interesse per il mondo del virtuale e il conseguente problema ontologico dell'identità virtuale, commenta con Affari il tema dell'essere nel cyber spazio...

Professore, il virtuale è tutt’altro che spirito?
“Esatto. Ci sono dei modi in cui tendiamo ad interpretarci che sono fuorvianti. Il primo riguarda la visione secondo la quale c’è una divisione tra corpo e spirito per cui lo spirito viene disprezzato e bisogna recuperare il rapporto trascurato con il corpo. In realtà, l’Occidente è caratterizzato da una religione come il cristianesimo centrata in modo forte sull’incarnazione e sulla resurrezione del corpo: quindi a livello religioso è centrale la carne. Un tipo di atteggiamento che si è riflesso nel web che è tutt’altro che immateriale: oggi ci troviamo con il problema di dover smaltire una quantità di supporti, quindi vera e propria materia. In secondo luogo siamo noi stessi molto attenti a proiettarci nel web con dei corpi. Basta pensare a Second Life, che benché non sia più molto di moda, offre la possibilità di crearsi una seconda vita, grazie a un corpo su una piattaforma virtuale. Inoltre, il fatto che ci sia la tendenza ad entrare nei social network e a caricare la propria foto come prima cosa è un altro esempio”.

Quindi, possiamo dire che aldilà dei bit e dei byte la natura umana tende a una centralità del corpo indipendentemente dal mezzo che si usa?
“Una centralità del corpo riprodotta attraversa delle lettere: non è un caso che le lettere che si stampano si chiamino corpo tipografico, in fondo è un corpo materiale che contiene un contenuto spirituale, ovvero il significato. Invece di vedere nel corpo l’antitesi dello spirito, dovremmo vedere in esso la condizione di possibilità dello spirito. Senza corpo non ci sarebbe spirito”.

Cosa pensa delle relazioni umane che si creano nel virtuale?
“Ci sono molti profili professionali che hanno lo scopo di stabilire nuove relazioni di lavoro. Anche nel mio lavoro, una volta per avere il contatto con un professore negli Stati Uniti o Nuova Zelanda era molto complicato. Adesso si corrisponde con il mondo intero. Si stabiliscono progetti e si possono fare ragionamenti e ipotesi a costo bassissimo e dappertutto. E tutto è perfettamente autentico”.

Le dinamiche del virtuale quindi avvicinano?
“Quello che noi chiamiamo virtuale non è altro che un grosso supporto per registrazione e scritture. Come la posta, quando una volta la gente si mandava delle cartoline. Il virtuale è un grande foglio su cui si scrive che prosegue quella funzione di mettere in contatto le persone che sempre la scrittura ha avuto”.

Il corpo più che perdersi acquisisce nuove forme?
Quello che è sicuro è che se noi andiamo a vedere le previsioni di come sarebbe stata l’umanità, solo cinquant’anni fa, erano tutte sbagliate: avremmo viaggiato su delle specie di motorette spaziali, ci saremmo nutriti di pillole, avremmo indossato delle tute e non avremmo scritto perché avendo delle radio incorporate nelle nostre tute non ne avremmo avuto bisogno. E’ successo esattamente il contrario: motorette spaziali non si sono viste, piuttosto che le pillole è tornata la valorizzazione del piaceri del corpo, mentre al posto delle tute abbiamo il business della moda che valorizza la nostra corporeità e poi abbiamo molte piattaforme su cui scrivere che usiamo dalla mattina alla sera. Oggi il corpo è sempre più importante. Basta pensare quanto può essere sconvolgente guardarsi allo specchio e vedere la faccia di un altro”.

E se pensa al futuro…?
“Posso dire che quella prospettiva del passato per cui nel futuro saremmo diventati puri spiriti con la testa grossa non si è realizzata. Anzi, stiamo assistendo a una sempre maggiore attenzione al corpo: la gente va in palestra, cerca i vestiti e i cibi migliori. Il corpo è protagonista: la gente ha sempre cercato di viver bene e di avere dei piaceri corporei. Inoltre, ci deve essere un corpo per poter interagire con il web, il corpo non è solo un fardello inevitabile, una necessità dolorosa, o quantomeno noiosa e inerte, ma è una risorsa, è il supporto tecnico di cui il web non può fare a meno”.

Maria Teresa Melodia

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